martedì 2 dicembre 2008

IL SIGNORE DELLE MOSCHE - William Golding

Golding presenta la propria storia a muso duro, col chiaro intento di disturbare il lettore. Egli si serve di una situazione estremizzata per portare a galla le molte facce della nostra coscienza, creando un attrito fra il lato razionale e quello istintivo che si propongono entrambe come soluzioni per la sopravvivenza.
Il signore delle mosche sembra quasi un trattato socio politico, più che un romanzo, attraverso il quale Golding studia l'indole umana, il modo in cui individui di caratteri diversi affrontano un problema comune.
L'istinto e la ragione sono le due facce della stessa medaglia che, separate, non sono in grado di condurre alla soluzione. Grazie all'istinto noi siamo in grado di sopravvivere nell'immediato, di affrontare i pericoli, vivendo nell'illusione di aver trovato la strada giusta. Non ci basta però per vincere la paura dell'ignoto e così finiamo col cadere preda della paranoia, tutto ciò che non è sotto il nostro controllo diventa un pericolo e se possiamo lo distruggiamo. Processo involutivo che porta inevitabilmente all'auto annientamento.
La ragione può salvarci, grazie ad essa possiamo osservare e dedurre, scoprire e capire e non provare più paura. La conoscenza ci dà saggezza che possiamo utilizzare per migliorare la nostra condizione di vita e iniziare così quel processo evolutivo grazie al quale siamo in grado di costruire una civiltà.
E' vero però che la ragione, da sola, è priva di energia. La semplice osservazione ci permette di capire, di prendere atto ma non ci permette di fare quel salto logico attraverso il quale approdare all'applicazione della conoscenza stessa. Rimane un esercizio sterile, fine a se stesso.
E` l'istinto che fornisce l'energia richiesta, lo stimolo necessario affinché lo sforzo razionale produca anche un risultato tangibile, attraverso il quale finalmente progredire.
Ragione e istinto non possono essere in conflitto, se ne otterrebbe una inutile sottrazione che porterebbe al nostro azzeramento. L'alleanza dei due fattori è l'unica strategia indispensabile per una crescita costante e duratura nel tempo.

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domenica 23 novembre 2008

FIRMINO - Sam Savage

E' strano il rapporto di amore e odio che gli uomini hanno sviluppato con i topi e i ratti. Se nella realtà sono bistrattati, temuti ed evitati, nel mondo della fantasia sono spesso personaggi positivi e protagonisti di grandi racconti, basti pensare a Topolino e a tutti i topi presenti nei film di Walt Disney.
Firmino, il protagonista del romanzo dell'esordiente Sam Savage, non sfugge a questa regola e il lettore troverà semplice immedesimarsi in lui. Questa volta però non si tratta di un topo dal bell'aspetto o portatore di chissà quali valori positivi, al contrario è un ratto brutto, sfigato, malinconico e perverso. L'unica nota positiva che lo rende simpatico è il suo amore per i libri.
Firmino si ciba di libri, dapprima nel vero senso della parola per non morire di fame e proseguendo con il tempo per sfuggire alla sua natura di Topo e al progresso che ingurgita il suo mondo.
Chiunque ami la lettura non può che immedesimarsi in Firmino, nella sua necessità di leggere qualunque cosa gli capiti a tiro, nel suo utilizzare i libri come antidoto alla solitudine a al cinismo del mondo esterno.
Un libro per i divoratori di libri e per chi sogna ancora leggendo.

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martedì 18 novembre 2008

OCEANO MARE - Alessandro Baricco

Lo stile di Baricco è senza dubbio molto particolare. E' la prima cosa che ti colpisce, fin dalle prime pagine, una scrittura frammentata, più simile a una recita teatrale, a un monologo. Una tecnica narrativa interessante, di cui Baricco fa largo uso, dando l'impressione di prendere i pensieri dei propri personaggi in diretta e tradurli in parola scritta, così come vengono.
Leggendo Oceano mare si ha la sensazione di ascoltare un monologo improvvisato, un racconto fatto lì sul momento, a volte impetuoso come un fiume in piena, a volte incespicante e meditabondo. E' una storia eterea, perché etereo è il luogo in cui è ambientata per la maggior parte, dove tutto si trova a metà fra realtà e sogno. E proprio come un sogno, Oceano mare giunge e si allontana così, voltando l'ultima pagina, di sé lascia tracce evanescenti e non riesce ad imprimere emozioni che rimangono nei nostri ricordi.
Un libro bello ma inutile.

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martedì 11 novembre 2008

IL DESERTO DEI TARTARI - Dino Buzzati

Quella de Il deserto dei Tartari è una storia dolorosa, perché riguarda molti di noi. E' facile riconoscersi nel protagonista e temere di finire come lui. Il tempo corre veloce, anche se non ce ne accorgiamo e non è mai sufficiente. Per questo è importante sfruttarlo bene o almeno al meglio delle nostre possibilità. Diventa fondamentale non sedersi nell'attesa che l'evento accada o peggio ancora, decidere di mettere in pratica i nostri progetti "un giorno", "quando sarà il momento", nascondendo a se stessi il desiderio che quel giorno non arrivi mai.
E' la paura di dover affrontare la situazione che ci impedisce di muoverci, un timore che non riusciamo a vincere e che ci rende sconfitti in partenza. Soprattutto quando ci renderemo conto che sarà troppo tardi per fare ciò che volevamo fare, così, oltre alla delusione, dovremo patire anche il rammarico. Un destino crudele, che ci auto-infliggiamo ma che potremmo evitare se riuscissimo a trovare la forza di affrontare le nostre paure.
Buzzati non fa sconti, rende il dramma con spietata efficacia e il suo monito non è facile da dimenticare. La fortezza al confine del deserto dei Tartari è la nostra mente, ci chiudiamo in essa, ci affacciamo sull'ignoto, prendiamo coscienza che esso esiste e che dovremo prima o poi affrontarlo ma fare il primo passo e cominciare è più difficile di quanto sembri. Naturalmente ci sono molti gradi di profondità. La fortezza, nel libro, resta sempre nello stesso posto. Se un giorno affronteremo il deserto, se saremo preparati a farlo, potremo spostare la fortezza un po' più in là, costruire un avamposto. E forse un giorno arriveremo a vedere la fine del deserto e la città del nemico. Quel che conta è che siamo noi ad arrivare fin lì, perché se restiamo ad aspettare che sia il nemico a venire da noi, perdiamo l'iniziativa, lasciamo che gli eventi accadano con i loro tempi che non sono necessariamente uguali ai nostri. Ed è così che perdiamo il tempo, letteralmente. Se siamo fortunati, potremmo capitare al momento giusto nel posto giusto. Ma più spesso non sarà così e allora non resterà che un arido senso di incompiutezza. Destino amaro, che non possiamo permetterci.

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domenica 9 novembre 2008

AMICI MIEI, MIEI AMORI - Marc Levy

Generalmente i libri rosa hanno come protagoniste le donne. In Amici Miei, Miei Amori Marc Levy infrange questa regola costruendo una commedia romantica che ha come protagonisti due uomini single e padri. Il risultato è un romanzo zuccheroso, in cui l'autore cerca di non far cadere nel ridicolo il tentativo dei due protagonisti di vivere sotto lo stesso tetto nonostante i litigi che li fanno assomigliare ad una vecchia coppia sposata.
La situazione narrata risulta essere incredibile e fin troppo idilliaca con personaggi troppo stereotipati per essere credibii e dialoghi al limite del probabile.
Nella rappresentazione di questo mondo perfetto in cui l'amore e l'amicizia vincono sempre su tutto, gli unici a mantenere una parvenza di credibilità sono i due bambini, figli dei protagonisti, che si trovano ad assistere stupiti alle schermaglie pseudo amorose dei loro due padri.
E' il classico romanzo da spiaggia, che scorre via facile e senza troppi sussulti. Quello che rimane alla fine della lettura è l'aria di South Kensington, talmente ben descritta, che viene voglia di andare a vedere da vicino il caffè di Ivonne e la libreria di Mathias

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domenica 12 ottobre 2008

IL GATTOPARDO - Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Tomasi di Lampedusa non si limita a scrivere, egli dipinge con le parole. Quest'uomo ha il dono di saper tratteggiare con pochi, rapidi e decisi colpi di pennello ritratti e paesaggi. La scrittura è sempre incisiva, non servono lunghe descrizioni o giri di parole, in poche battute l'immagine di don Fabrizio è già bella definita, l'estate siciliana così limpida che pare di sentirne il calore sulla pelle. Il Gattopardo è prima di tutto una meraviglia di estetica letteraria, Tomasi di Lampedusa sa usare bene le parole, egli seduce il lettore, ne cattura l'attenzione, l'occhio della mente, è come trovarsi di fronte un dipinto opulento e restarne affascinati.
Tuttavia il romanzo ha una sua profondità che la bellezza di cui è dotato riesce a comunicare con efficacia. Il Gattopardo infatti è la storia della fine di un'epoca o meglio, della fine di una classe sociale. L'elemento scatenante è Garibaldi e i suoi mille, la vittima illustre è l'aristocrazia. Nella seconda metà dell'Ottocento italiano, l'aristocrazia viveva ormai solo più specchiandosi nella propria immagine riflessa. In particolar modo nel meridione, dove il regno delle Due Sicilie consumava i suoi ultimi, decadenti giorni. Ma la classe sociale che per secoli aveva dominato l'Italia era in declino ovunque si volgesse lo sguardo, compresi i Savoia dai quali tutto aveva avuto inizio. Il vero flagello dell'aristocrazia infatti non era Garibaldi o Mazzini con le sue idee rivoluzionarie bensì altri due ancor più risoluti avversari: la propria stessa stanchezza e la nuova classe sociale emergente, cioè la borghesia.
Tomasi di Lampedusa si serve della nobile famiglia dei Salina per raccontarci la vera rivoluzione italiana che non è quella dei carbonari e dell'eroe dei Due Mondi ma quella del lento, inesorabile incedere dei latifondisti, degli industriali, dei banchieri, di coloro insomma che hanno grandi disponibilità di denaro col quale comprare a poco a poco tutto ciò che un tempo era stato proprietà di principi e baroni, gli stessi che hanno perduto il nerbo del comando col quale un tempo si imponevano.
E' il mondo che cambia, il passaggio di consegne fra chi è troppo vecchio e stanco per continuare e chi invece possiede l'entusiasmo e la forza necessarie per condurre i giochi. Solo un'entità resiste al passare del tempo, la Chiesa, che non si schiera ma si accompagna sempre a chi è destinato al comando, garantendosi così l'immortalità.
Lo sfondo di questa grande storia è una Sicilia incerta, solleticata dai venti di rinnovamento ma trattenuta, fiaccata da un passato di dominazioni, in parte dell'uomo, in parte della natura, che l'hanno ormai privata dello slancio necessario per rendersi protagonista del cambiamento in atto. Tomasi di Lampedusa ce la descrive con l'amarezza e la frustrazione di chi sa che il cambiamento è necessario ma anche che esso non arriverà mai perché manca la forza per compierlo. Un romanzo ancora molto attuale, nonostante parli di un'epoca lontana più di un secolo.

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sabato 11 ottobre 2008

VOLEVO SOLO LAVORARE - Luigi Furini

L'articolo 1 della Costituzione recita che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Ma quale lavoro? Quello dei giovani precari che in certi casi vengono assunti e licenziati ogni due ore? Quello di ex manager alla soglia dei 50 anni che non riescono più a trovare un impiego perchè troppo anziani? Quello dei lavoratori sottoposti a mobbing e umiliati fino ad essere costretti ale dimissioni?
Il romanzo inchiesta di Luigi Furini intraprende un viaggio nel mondo del lavoro dei giorni nostri, raccontando i problemi concreti e quotidiani che i lavoratori devono affrontare e che la politica non considera.
Le situazioni descritte sono talmente paradossali da essere ridicole; solo che sono vere e non è facile ridere di fronte alle problematiche e alle crisi depressive di chi deve districarsi nella giungla delle nuove forme di impiego e al silenzio colpevole della politica.
Di fronte a questo silenzio, come spesso capita, è il mondo della cultura ad affrontare per primo i cambiamenti della società e a cercare di portarli agli occhi del grande pubblico per spingere ad una riflessione. Questo è quello che vuole fare Furini raccontando la sua esperienza, numerosi dati e le testimonianze di altri lavoratori, questo è quello che ha cercato di fare Virzì recentemente nel film Tutta la Vita Davanti. La speranza è che l'opinione pubblica prenda atto della portata dei cambiamenti in corso e spinga il mondo politico ad affrontarli con l'attenzione che meritano.

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