venerdì 7 agosto 2009

UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - Stieg Larsson

Uomini che odiano le donne è il primo volume della Millennium Trilogy del giornalista e scrittore svedese Stieg Larsson. Si tratta di un romanzo diesel, che parte piano, ma che accelera gradualmente senza più frenare tenendo il lettore incollato alle sue pagine.
Sono due gli aspetti che rendono così avvincente questo thriller. Prima di tutto la caratterizzazione psicologica dei personaggi, originali e ben definiti, con una storia alle spalle che ne giustifica i comportamenti. E' difficile non restare affascinati dalla figura di Lisbeth Salander, una giovane haker, dark, dal carattere difficile e dal giornalista quarantenne Mickael Blomkwist che incarna in tutto e per tutto i canoni classici del genere. Molto interessante poi, almeno per noi che guardiamo sempre con una certa invidia alle nazioni nordiche, è la realtà svedese che fa da sfondo alla trama. Abituati a pensare la Svezia come patria della tolleranza e di una società equa e giusta, stupisce scoprire come siano da sempre presenti moti neonazisti e problemi di violenze sulle donne, temi di cui Larsson ha sempre scritto conducendo inchieste approfondite che lo hanno portato a ricevere continue minacce da gruppi di naziskin e organizzazioni similari. E proprio la violenza sulle donne è il filo conduttore di tutto il romanzo, non solo per la presenza di donne maltrattate e abusate, ma anche per la scelta dell'autore di iniziare ogni capitolo con dati statistici relativi a questa problematica.
Si tratta di una lettura avvincente consigliata a chi ama il genere e cerca una trama solida in grado di mantenere vivo l’interesse, ma anche a chi cerca, attraverso un romanzo, di conoscere realtà diverse.

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Guarda questo speciale di Rai Storia sulla Millennium Trilogy:


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sabato 13 giugno 2009

COME DIO COMANDA – Niccolò Ammaniti

Dopo il grande successo di Io non ho Paura, Ammaniti torna a parlare del rapporto tra padre e figlio. Al centro del romanzo Come Dio Comanda è infatti il complicato e tragico rapporto tra Cristiano, che potrebbe essere un adolescente come tanti e Rino, padre alcolista ed emarginato, che ama suo figlio, al quale si sente fortemente legato e che cerca di proteggere in tutti i modi. Nella loro crudezza i romanzi di Ammaniti ritraggono sempre in maniera grottesca e spesso umoristica la realtà del nostro paese e Come Dio comanda non fa eccezione. Le vicende dei protagonisti si svolgono in un paesaggio di desolanti periferie dove si susseguono centri commerciali, capannoni, baracche, periferie molto simili a quelle delle grandi città in cui gli unici valori presenti sono quelli del consumo e dell'edonismo.
Peccato che questo tipo di vita non sia per tutti e che lasci indietro molte persone. Ed è proprio su questi che si concentra Ammaniti. I suoi protagonisti sono figure ai margini, personaggi “estremi”, violenti, instabili, i cui sentimenti di amore sono offuscati dall'ignoranza e dall'emarginazione. Ammaniti non cerca di giustificarli, non cerca di renderceli simpatici a tutti i costi, anzi la crudeltà delle loro azioni li rende spesso fastidiosi e lascia l'impressione al lettore che non ci sia assolutamente nessuna speranza. Ma sta proprio in questo la forza dell'autore, nella sua capacità di raccontare in maniera grottesca ma realistica la nostra società e le brutture a cui può portare.
La capacità narrativa di Ammaniti continua ad incantare oltre che i lettori il cinema, anche da questo romanzo, infatti, Gabriele Salvatores ha deciso di trarre un film.

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sabato 6 giugno 2009

ALTA FEDELTA' – Nick Hornby

Al centro del primo spassosissimo romanzo di Hornby è la musica, descritta attraverso le canzoni rock e pop che hanno segnato una generazione e interpretata in maniera esilarante. Il protagonista di Alta fedeltà è il trentacinquenne Rob, un ragazzo inglese che a Londra gestisce, insieme ad un paio di amici, un negozio di dischi come non ne esistono più, solo vinili e musica amata dal proprietario.
L'amore di Bob per la musica lo porta a ricondurre ogni attimo ad un qualche motivo musicale, a giudicare le persone in base ai loro gusti musicali. Rob Fleming è un personaggio in cui è facile immedesimarsi, i momenti chiave della sua vita sono quelli della vita di ognuno: il primo amore, il primo bacio, la sofferenza per la fine di un rapporto. Come molti trentenni, di fronte all'abbandono della donna amata e alla comparsa della morte nella propria vita si trova ad affrontare il mai avvenuto passaggio dall'infanzia alla vita adulta e a decidere che direzione imprimere alla sua vita. Dopo una serie di peripezie amorose e di situazioni paradossali riuscirà infine a trovare la propria strada e a prendere coscienza di sè.
Hornby in maniera brillante, commovente e amara mette in scena i sogni, gli amori e le disillusioni di un'intera generazione di trentenni a cui certamente non mancano entusiasmo e voglia di vivere.

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venerdì 20 febbraio 2009

VENUTO AL MONDO - Margaret Mazzantini

Poco più di 10 anni fa si consumava a pochi chilometri da noi l'assedio più lungo della storia bellica moderna che ha portato con sè milioni di morti e la distruzione di Sarajevo. Sembrano avvenimenti lontani nel tempo e nello spazio, ma non è così e ce lo ricorda Margaret Mazzantini nel suo ultimo romanzo Venuto al Mondo.
L'autrice riesce a raccontare la guerra con le giuste parole e l'orrore di quei giorni vive intorno al lettore. E' impossibile per chi come noi ha tanto sentito parlare di quel conflitto, ma l'ha sempre considerato lontano, non rimanere colpiti dalla brutalità, dalla capacità della guerra di rendere gli uomini bestie come testimoniato da molte pagine del romanzo, e in particolare nell’ultima parte.
Nonostante la durezza di molte pagine ciò che rimane al lettore è un messaggio di speranza, l'idea che anche dall'orrore possa nascere qualcosa, un amore, un'amicizia, un bambino.
E proprio il figlio della protagonista, che pur di averlo porta avanti la sua personale guerra, incarna la speranza di futuro di una terra martoriata.

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Festivaletteratura di Mantova 2009:


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domenica 15 febbraio 2009

CASA DI BAMBOLA - Henrik Ibsen

Non uno dei personaggi di questa opera teatrale suscita una qualche minima forma di simpatia. Ibsen sembra istigare all'odio verso uomini e donne il cui comportamento arido li rende distanti dallo spettatore. Non basta nemmeno il fugace momento in cui Nora passa con i propri figli, per i quali, oltre a questo, non si può che provar profonda pena, avendo a che fare con gente tanto legata agli aspetti materiali della vita e incapaci quindi di prendersi cura di loro con l'affetto di cui avrebbero bisogno.
E non basta nemmeno il gesto drammatico di Nora nel finale a redimerla ai nostri occhi, anzi non possiamo che essere soddisfatti della punizione che ella giustamente si autoinfligge per la propria insulsaggine, andando a cercare nel "mondo esterno" il senso perduto della vita.
In Casa di bambola Ibsen dipinge un affresco a tinte fosche, grigio e freddo, fatto di amori disperati, di aridi calcoli coniugali, di insensibilità verso l'altrui sofferenza. Nessuno si salva. Ed è inesorabile la condanna del cinico mondo borghese, intrappolato nei propri valori basati sul benessere e l'avidità e incapace di ritrovare il gusto dei sentimenti più semplici e istintivi.

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lunedì 29 dicembre 2008

IL CANE GIALLO - Georges Simenon

Questo giallo di Simenon è come un paio di scarpe vecchie ma comode. Una certezza. Iniziandolo si sa già che non ci si annoierà durante la lettura, che arriveremo in fondo perché non saremo in grado altrimenti di scoprire il colpevole, che ci sentiremo appagati perché il finale ci avrà soddisfatto.
Questo risultato che apparentemente può sembrare riduttivo e banale è invece uno di quelli per cui molti scrittori farebbero i salti mortali. Conquistare il pubblico è il primo obiettivo di qualunque artista. La sensazione che si ha leggendo Il cane giallo è quella che Simenon ci riesca a mani basse, senza fatica, con uno stile pulito, privo di arzigogoli, una storia lineare, con pochi sussulti ma senza pause. Anzi, la sua forza sta proprio lì, in questo crescendo lento ma costante, come l'onda che non sale così in fretta da spaventare ma sale e sale, finché ti porta via, fino in fondo al libro, che quasi non te ne sei accorto.
I fattori di questo successo si possono trovare nel sapiente gioco della trama, delle ambientazioni o nel riuscito personaggio di Maigret. Ma a mio parere ciò che fa davvero la differenza è lo stile narrativo di Simenon, che potrebbe parlarti di qualunque cosa, utilizzando qualunque forma ma riuscendo sempre e comunque ad acchiapparti.

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domenica 14 dicembre 2008

SOTTO LA PELLE - Michel Faber

Sotto la Pelle è il romanzo d'esordio di Michel Faber, conosciuto ai più per il successo mondiale de Il Petalo Cremisi e Il Bianco.
Anche nella sua prima opera letteraria Faber mette al centro della sua narrazione una donna che è costretta ad utilizzare il proprio corpo per vivere e che per questa ragione vive in piena solitudine ed emarginazione.
E' un libro strano su cui è difficile dare giudizi senza rivelare troppo della trama. Partendo da uno spunto quasi banale, che potrebbe richiamare alla memoria racconti al limite tra l'erotico e il pulp e aggiungendo pagina su pagina dettagli sull'esistenza che la protagonista conduce, Faber costruisce un'allegoria crudele e spietata della nostra società e delle regole che ne stanno alla base. Una società in cui lo sfruttamento domina e l'alienazione dal proprio essere e dal proprio corpo è l'unica forma di sopravvivenza.
L'intento di Faber è sicuramente notevole e il risultato è buono. I personaggi sono realistici, le scene ben delineate, avvincenti e credibili, peccato però che ecceda talvolta in particolari e dettagli al solo scopo di colpire il lettore e rafforzare l'intento pedagogico del libro.

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