Più che un romanzo, la Storia di Elsa Morante è una lunga cronaca in forma di racconto. Non c'è una vera e propria trama, con inizio, sviluppo e conclusione, piuttosto si assiste agli eventi così come accadono, senza davvero riuscire ad intravedere la mano della narratrice, la quale riesce ad essere quasi del tutto trasparente. Si tratta di un'opera piuttosto impegnativa, sia per il peso specifico che per il tema trattato, lo spaccato di un momento storico che rappresenta uno spartiacque nel nostro recente passato, la seconda guerra mondiale. Il punto di vista è quello della gente del popolo, la più impreparata, la più indifesa, la più inconsapevole. Vengono presentati numerosi personaggi e ciascuno contribuisce a suo modo alla storia: gli anziani idealisti ma ignoranti, la madre vittima e senza difese, il figlio ribelle e individualista, il giovane sognatore sempre sconfitto, il bambino inconsapevole ed entusiasta.
Ciascuno di essi rappresenta persone che possono essere davvero esistite, poiché vivono una quotidianità che può appartenere a ciascuno di noi, seppure immerse in un contesto estremo, come quello della guerra. Possono anche essere viste come allegorie, con comportamenti che si possono rapportare ad intere popolazioni, che percorrono un cammino durante il quale evolvono, cambiando mentalità spesso loro malgrado, vedendosi costrette a fare scelte per adattarsi alle nuove condizioni in cui di volta in volta si trovano a vivere (o più ancora a sopravvivere), illudendosi di risolvere i propri problemi ignorandoli o imponendo soluzioni apparentemente efficaci e tuttavia tragicamente figlie di una scarsa lungimiranza. In particolare Elsa Morante si sofferma sulla parte di popolazione che di solito gli eventi li subisce poiché più inerte, più inconsapevole, nella quale è forse più facile leggere gli effetti dei moti della Storia.
Non c'è un personaggio al quale potersi affezionare, nessuno di essi sembra davvero padrone del proprio destino, la loro personale storia passa e va, si mescola a quella con la "S" maiuscola, portando il suo modesto contributo ma nulla più. A volte sono così tanti che la narrazione, per dare spazio a tutti, diventa dispersiva, si perde in innumerevoli dettagli per i quali ci si trova spesso a chiedersi se davvero siano necessari, desiderando invece di potersi soffermare di più sugli episodi più interessanti. Ma forse è proprio questo l'intento, nessun gesto merita di essere raccontato più di un altro, tutti vanno a far parte della Storia e quindi è necessario raccontarli tutti.
Senza dubbio è un libro ricco di spunti, sui quali riflettere, per i quali indignarsi o commuoversi. A volte, annoiarsi.
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martedì 31 maggio 2011
mercoledì 18 maggio 2011
BISCOTTI E SOSPETTI - Stefania Bertola
Ad essere cattivi si potrebbe definire Stefania Bertola la Kinsella italiana. Le vicende narrate nei suoi libri sono sempre molto leggere, con personaggi ed intrecci al limite del credibile e Biscotti e Sospetti non sfugge a questa regola. All'interno di un elegante condominio della collina torinese si muovono diversi personaggi in un intreccio di amori, intrighi e sospetti. Ma ad essere sinceri il paragone con la Kinsella fa torto alla scrittrice torinese il cui stile è spumeggiante e brillante e riesce a regalarci veri momenti di divertimento. I suoi personaggi sono sì un po' strampalati ma è facile riconoscere in ciascuno di loro un qualche elemento che li rende vicini a noi. Una lettura leggera per qualche ora di relax e divertimento.
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lunedì 16 maggio 2011
MAMMUT - Antonio Pennacchi
Mammut è il primo romanzo di Antonio Pennacchi. Scritto nella metà degli anni '80 e pubblicato dopo diversi rifiuti solo nel '94, rimane tuttavia estremamente attuale. Si fa un grande parlare in questi ultimi tempi di operai, sindacati, sindacalisti, padroni. Ma molti di noi in realtà non sanno esattamente di cosa si parla quando si nomina la classe operaia e il lavoro di fabbrica. In Mammut Pennacchi racconta una storia di fabbrica e di conflitti sindacali, di fratellanza e solidarietà sociale, il tutto intrecciato con la vicenda umana e politica del rappresentante sindacale protagonista del romanzo. Il quale, dopo anni di lotte per il progresso della classe operaia, deve venire a patti con il padrone, prima, con la consapevolezza, poi, che gli operai sono una classe in estinzione, esattamente come i Mammut.
Un bel libro, dalla scrittura asciutta ed essenziale, che ci permette di capire meglio non solo il passato, ma anche il nostro presente.
Ulteriori informazioni su Antonio Pennacchi
Visita il sito ufficiale dell'autore
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Un bel libro, dalla scrittura asciutta ed essenziale, che ci permette di capire meglio non solo il passato, ma anche il nostro presente.
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mercoledì 11 maggio 2011
JULIE & JULIA - Julie Powell
Cosa ho imparato leggendo Julie & Julia? Il fatto che un film sia molto bello, non implica che il libro da cui è tratto lo sia altrettanto. Ho deciso di leggere questo romanzo dopo essere rimasta affascinanata dal film interpretato da Meryl Streep e ne sono rimasta veramente delusa. Erano diversi i motivi per cui avrei dovuto trovare piacevole la lettura del romanzo di Julie Powell: amo cucinare, ho un blog, abbiamo circa la stessa età. Ma tutto questo non è bastato. Il libro è risultato terribilmente noioso: un viaggio all'interno delle despressioni e delle ossesioni della protagonista a volte vermamente ridicole. Neanche le parti in cui lei cucina riescono ad animare la narrazione. Non una ricetta elencata per intero, non un momento di vera gioia nel cucinare, la protagonista si è data un compito e lo devo portare a termine fino in fondo, snaturando del tutto quello che è il piacere della cucina.
La prossima volta che vorrò leggere un libro, dopo aver visto un bel film ci penserò su due volte.
Ulteriori informazioni su Julie Powell
Leggi il blog del Julie/Julia Project
Guarda il trailer del film Julie & Julia tratto dal romanzo:
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La prossima volta che vorrò leggere un libro, dopo aver visto un bel film ci penserò su due volte.
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sabato 7 maggio 2011
IL CODICE DA VINCI - Dan Brown
Certi romanzi si leggono anche sull'onda dell'entusiasmo diffuso, come questo Codice da Vinci di Dan Brown, di cui si è fatto un gran parlare, visti i temi trattati. I misteri, si sa, attraggono sempre la fantasia popolare, inoltre le opere di Leonardo, che a quanto pare affascinano particolarmente gli americani, sono tornate molto di moda negli ultimi tempi, come se improvvisamente qualcuno si fosse accorto che Leonardo da Vinci era un genio e geniali i suoi lavori e le sue idee.
Al di là di tutte le speculazioni che si possono fare su quanto raccontato nel libro, il Codice da Vinci resta un romanzo giallo dall'impostazione tradizionale, dove, a fronte di un delitto iniziale, si raccontano gli sforzi del protagonista per scoprire il colpevole e il movente. L'avvio è intrigante, decisamente la parte più riuscita di tutto il romanzo, inchioda il lettore con un perfetto mix di mistero, suspense e azione.
Passati i primi, concitati momenti, si procede con lo sviluppo della trama e il ritmo cala notevolmente, con qualche accelerata ogni tanto ma senza mai raggiungere l'intensità dei primi momenti. Il grande appeal di quest'opera non risiede tanto nella qualità della narrazione ma nei numerosi spunti di riflessione che offre. Non a caso è su questo aspetto che si concentrano le innumerevoli discussioni, tanto è vero che dei protagonisti della storia e delle loro motivazioni resta poco o nulla, a nessuno interessa il destino del professore Robert Langdon, quello che conta sono i misteri che ci svelerà.
Come spesso accade però, quando si parla di certi temi, si finisce con l'assecondare il desiderio di "scoperta" del lettore, svelando segreti a manciate, per cui certe teorie sono talmente tirate per i capelli da risultare fastidiosamente artificiose e certe conclusioni così affrettate da suscitare ilarità.
Succede così che un libro partito sotto i migliori auspici, si perde per strada, satura il lettore di congetture gratuite, lo obbliga a dare per scontate un sacco di cose, lo costringe a sorbirsi qualunque fantasia facendole passare per verità finalmente svelate, per segreti che infine non saranno più tali e che ci permetteranno così di gioire perché qualcuno si è preso la briga di aprirci gli occhi.
Probabilmente sarebbe sufficiente limitarsi a pensare che Dan Brown è uno scrittore in gamba, che ha avuto un'ottima idea per un romanzo e che ha pensato, scrivendolo, di piacere a tanti lettori. Tutto il resto sono fiumi di parole di coloro che non riescono mai a trovare il limite fra ciò che si vede e fra ciò che si vorrebbe vedere.
Ulteriori informazioni su Dan Brown
Visita il sito ufficiale di Dan Brown
Visita il sito ufficiale del film tratto dal romanzo Il Codice da Vinci
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Al di là di tutte le speculazioni che si possono fare su quanto raccontato nel libro, il Codice da Vinci resta un romanzo giallo dall'impostazione tradizionale, dove, a fronte di un delitto iniziale, si raccontano gli sforzi del protagonista per scoprire il colpevole e il movente. L'avvio è intrigante, decisamente la parte più riuscita di tutto il romanzo, inchioda il lettore con un perfetto mix di mistero, suspense e azione.
Passati i primi, concitati momenti, si procede con lo sviluppo della trama e il ritmo cala notevolmente, con qualche accelerata ogni tanto ma senza mai raggiungere l'intensità dei primi momenti. Il grande appeal di quest'opera non risiede tanto nella qualità della narrazione ma nei numerosi spunti di riflessione che offre. Non a caso è su questo aspetto che si concentrano le innumerevoli discussioni, tanto è vero che dei protagonisti della storia e delle loro motivazioni resta poco o nulla, a nessuno interessa il destino del professore Robert Langdon, quello che conta sono i misteri che ci svelerà.
Come spesso accade però, quando si parla di certi temi, si finisce con l'assecondare il desiderio di "scoperta" del lettore, svelando segreti a manciate, per cui certe teorie sono talmente tirate per i capelli da risultare fastidiosamente artificiose e certe conclusioni così affrettate da suscitare ilarità.
Succede così che un libro partito sotto i migliori auspici, si perde per strada, satura il lettore di congetture gratuite, lo obbliga a dare per scontate un sacco di cose, lo costringe a sorbirsi qualunque fantasia facendole passare per verità finalmente svelate, per segreti che infine non saranno più tali e che ci permetteranno così di gioire perché qualcuno si è preso la briga di aprirci gli occhi.
Probabilmente sarebbe sufficiente limitarsi a pensare che Dan Brown è uno scrittore in gamba, che ha avuto un'ottima idea per un romanzo e che ha pensato, scrivendolo, di piacere a tanti lettori. Tutto il resto sono fiumi di parole di coloro che non riescono mai a trovare il limite fra ciò che si vede e fra ciò che si vorrebbe vedere.
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mercoledì 13 aprile 2011
UOMINI E TOPI - John Steinbeck
C'è un'amarezza di fondo in questo spietato romanzo di Steinbeck, tale da non lasciare scampo. Giunti alla fine di Uomini e Topi, resta un profondo senso di frustrazione, dovuto al fatto che gli eroi per i quali si parteggia sono destinati a soccombere. E non si tratta di una sorpresa, Steinbeck lo mette in chiaro fin da subito, è evidente che i due protagonisti sono due poveri sprovveduti, profondamente onesti ma drammaticamente impreparati ad affrontare il mondo. Tuttavia hanno un sogno, talmente bello che vale la pena mettersi in gioco. Sanno che sarà dura ma sanno anche che, se si impegneranno, potranno farcela. Eppure, per quanta dedizione ci si possa mettere, ci sono persone che partono da così in basso che è veramente difficile risalire la china, il percorso è accidentato e, pur con tutta la prudenza e l'esperienza di cui si dispone, basta un passo falso per precipitare.
Alcuni lo sanno, ci provano ma si fermano quando si rendono conto che proseguire vorrebbe dire rischiare troppo. Preferiscono accontentarsi di quel poco che hanno ottenuto e vivere sereni, sebbene non felici.
Altri si illudono di aver ottenuto ciò che desideravano e si circondano di beni d'ogni sorta per rendere più reale questa loro illusione. Ma è come la baracca dei porcellini, basta un soffio di vento per portare via tutte le convinzioni.
Poi ci sono quelli che vivono un'intera vita nella speranza, un giorno, di poter finalmente tentare la scalata ma non hanno il coraggio di buttarsi. Restano prigionieri di se stessi, chiusi in una sorta di oblio, incapaci di ammettere che non riusciranno mai a cominciare, che hanno troppa paura di lanciarsi per inseguire il loro sogno.
Infine ci sono quelli che il sogno già lo vivono ma, e sono i più scellerati, non se ne rendono conto e vagano nella costante, infruttuosa ricerca di qualcos'altro, che nemmeno loro sanno cosa sia. Forse perché, avendo già posseduto un sogno, magari perché regalato da altri, non ne hanno più e si perdono.
Orchestrare un'opera simile è impresa che solo un maestro della letteratura può compiere. In poche pagine, Steinbeck mette in scena una rappresentazione della vita vera, senza fronzoli e con una certa ruvidezza che pone il lettore nella scomoda posizione del testimone controvoglia, il quale vorrebbe che le cose andassero diversamente ma deve ammettere che non può essere così.
Ulteriori informazioni su John Steinbeck
Visita la pagina ufficiale dei Premi Nobel per John Steinbeck
Visita il sito del museo di Salinas dedicato a John Steinbeck
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Alcuni lo sanno, ci provano ma si fermano quando si rendono conto che proseguire vorrebbe dire rischiare troppo. Preferiscono accontentarsi di quel poco che hanno ottenuto e vivere sereni, sebbene non felici.
Altri si illudono di aver ottenuto ciò che desideravano e si circondano di beni d'ogni sorta per rendere più reale questa loro illusione. Ma è come la baracca dei porcellini, basta un soffio di vento per portare via tutte le convinzioni.
Poi ci sono quelli che vivono un'intera vita nella speranza, un giorno, di poter finalmente tentare la scalata ma non hanno il coraggio di buttarsi. Restano prigionieri di se stessi, chiusi in una sorta di oblio, incapaci di ammettere che non riusciranno mai a cominciare, che hanno troppa paura di lanciarsi per inseguire il loro sogno.
Infine ci sono quelli che il sogno già lo vivono ma, e sono i più scellerati, non se ne rendono conto e vagano nella costante, infruttuosa ricerca di qualcos'altro, che nemmeno loro sanno cosa sia. Forse perché, avendo già posseduto un sogno, magari perché regalato da altri, non ne hanno più e si perdono.
Orchestrare un'opera simile è impresa che solo un maestro della letteratura può compiere. In poche pagine, Steinbeck mette in scena una rappresentazione della vita vera, senza fronzoli e con una certa ruvidezza che pone il lettore nella scomoda posizione del testimone controvoglia, il quale vorrebbe che le cose andassero diversamente ma deve ammettere che non può essere così.
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sabato 5 marzo 2011
SINGLOIDS - Persichetti Bros
... E quando i Peanuts diventarono grandi, si chiamarono Singloids! Nati da un'idea tutta italiana, i Singloids sono tre simpatici "ometti", un po' nerds, un po' artisti, impegnati nella improba sfida quotidiana di dare un senso all'esistenza. Senza esagerare, quello che permette di entrare subito in sintonia con i nostri piccoli grandi eroi è questa loro capacità di affrontare temi quotidiani e drammi cosmici con lo stesso piglio critico, auto ironico e un po' disincantato.
Tanti sono i richiami, anche se sempre molto delicati, al grande Schulz, a cominciare dalla gentile ironia e dal perfido sarcasmo che permea tutte le vignette. Poi c'è il senso di inadeguatezza dei protagonisti, i quali però, adulti e maturi, non ne sono atterriti ma ci convivono, consci dei loro limiti ma non per questo meno combattivi o rassegnati. Ad ogni vignetta i nostri si comportano come se tutto fosse già visto, già fatto, una sorta di cinismo-corazza dietro il quale difendersi dalle avversità della vita moderna, salvo poi cadere nelle ingenuità più esilaranti o negli entusiasmi più infantili.
Richiami che valgono anche per i personaggi femminili, protesi nello spasmodico tentativo di realizzarsi e allo stesso tempo coscienti del fatto che la strada è fatta di ostacoli e di sacrifici e richiede quindi pazienza e perseveranza.
A supporto di tutto ciò ci sono poi delle trovate geniali, come il robottino alieno, il navigatore satellitare e i vari oggetti più o meno dotati di vita propria che, con la loro tecnologia fatta per aiutare, finiscono col dare filo da torcere ai nostri piccoli-grandi eroi.
Trecento strisce di ottimi fumetti e di sicuro divertimento.
Visita il blog dei Singloids, con le nuove avventure
Visita il blog dei Persichetti Bros
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Tanti sono i richiami, anche se sempre molto delicati, al grande Schulz, a cominciare dalla gentile ironia e dal perfido sarcasmo che permea tutte le vignette. Poi c'è il senso di inadeguatezza dei protagonisti, i quali però, adulti e maturi, non ne sono atterriti ma ci convivono, consci dei loro limiti ma non per questo meno combattivi o rassegnati. Ad ogni vignetta i nostri si comportano come se tutto fosse già visto, già fatto, una sorta di cinismo-corazza dietro il quale difendersi dalle avversità della vita moderna, salvo poi cadere nelle ingenuità più esilaranti o negli entusiasmi più infantili.
Richiami che valgono anche per i personaggi femminili, protesi nello spasmodico tentativo di realizzarsi e allo stesso tempo coscienti del fatto che la strada è fatta di ostacoli e di sacrifici e richiede quindi pazienza e perseveranza.
A supporto di tutto ciò ci sono poi delle trovate geniali, come il robottino alieno, il navigatore satellitare e i vari oggetti più o meno dotati di vita propria che, con la loro tecnologia fatta per aiutare, finiscono col dare filo da torcere ai nostri piccoli-grandi eroi.
Trecento strisce di ottimi fumetti e di sicuro divertimento.
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