Sono un pò in difficoltà nello scrivere la recensione de Il Senso dell'elefante di Marco Missiroli. Non perché il libro sia scritto male o sia noioso, anzi. Lo stile è piacevole e la narrazione è ben costruita con colpi di scena che spingono a non abbandonare la lettura. Il problema è che c'è troppa carne al fuoco, troppi argomenti importanti, che proprio per questo motivo non vengono approfonditi, se non superficialmente. Protagonista e voce narrante è Pietro che, abbandonata la veste talare, si trasferisce a Milano dove andrà a lavorare come portinaio in un palazzo alla ricerca di suo figlio ormai quarantenne che non ha mai conosciuto. E già solo con la storia di Pietro ci sarebbero spunti di riflessione più che sufficienti: il senso di paternità, il rapporto con Dio e la religione, ma all'autore questo non bastava. Il figlio di Pietro, Luca, è un medico che si prende cura dei suoi pazienti, curandoli e aiutandoli a morire quando non c'è più nulla da fare. E la morte, ma soprattutto l'idea della morte come soluzione e rifugio, è un altro dei temi forti affrontati. Intorno a loro ruotano poi tutti gli altri abitanti del palazzo, ognuno con le proprie vite e i propri problemi, in un intreccio di relazioni e rapporti. Molti di questi personaggi minori avrebbero meritato un romanzo a parte, e invece rimangono solo accennati, lasciando una certa idea di incompletezza. Ed è proprio qui la mia difficoltà, alla fine del libro mi è rimasta come la sensazione che ci fosse ancora molto da dire, che avrei voluto sapere di più sulla vita dei personaggi e sulle motivazioni che li hanno spinti a fare certe scelte. Insomma forse l'autore ha voluto un pò strafare.
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domenica 19 maggio 2013
giovedì 9 maggio 2013
LA BRISCOLA IN CINQUE - Marco Malvaldi
Oh ma quanto è bellino La Briscola in Cinque di Malvaldi. Difficilmente rido da sola leggendo, non mi capita neanche con i romanzi umoristici che infatti evito come la peste, ma leggendo il romanzo di Malvaldi mi è capitato più e più volte. Ovviamente non è un capolavoro della letteratura, non ha grandi pretese artistiche, ma svolge bene il suo onesto compito di intrattenere il lettore e di concedere qualche ora di vero spasso in maniera intelligente e garbata. La Briscola in cinque è sulla carta un romanzo giallo: una giovane viene trovata morta e i diversi protagonisti si adoperano per risolvere il caso. Ma il caso e la sua soluzione sono un semplice pretesto dell'autore per farci trascorrere del tempo all'interno del Bar Lume, che con il barrista (non è scritto sbagliato e come si definisce lui stesso) Massimo e i suoi avventori, sono il vero punto di attrazione del romanzo. In particolar modo è impossibile non amarei 4 simpatici vecchietti che trascorrono la maggior parte del tempo al bar giocando a carte, raccontandosi pettegolezzi e commentando gli avventori e le loro vicende con una parlata toscana assolutamente irresistibile. I loro dialoghi valgono da soli la lettura, e poco importa se il caso sia un po' scontato e la sua soluzione un pò banale, la compagnia è delle migliori. Io, tra l'altro, penso di essermi innamorata del barista Massimo.
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domenica 5 maggio 2013
IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE - Clara Sánchez
Una buona idea sprecata. La mia recensione del best-seller di Clara Sánchez Il profumo delle foglie di limone, potrebbe concludersi qui. Ma sarebbe un peccato, perché qualcosa di buono in quest'opera effettivamente c'è. Innanzitutto il personaggio di Juliàn, anziano superstite del campo di concentramento di Mauthausen, che ha dedicato buona parte della sua vita alla ricerca dei principali criminali nazisti. Attraverso di lui rivediamo non tanto i giorni trascorsi in prigionia, quanto la difficoltà di dimenticare e di sopravvivere a tutto quell'orrore. Altrettanto interessante è l'idea della setta di anziani nazisti trapiantati in Spagna e delle dinamiche psicologiche e sociali che si sviluppano al loro interno. C'è chi si pone delle domande su quanto successo, c'è chi si giustifica con il fatto che null'altro si poteva fare e c'è chi cerca di mantenere lo status quo ottenuto all'epoca. Quello che non funziona per nulla, a mio parare, è il personaggio di Sandra, giovane donna incinta alla ricerca di un posto nel mondo, che funziona da collegamento tra Julian e il gruppo di ex-nazisti. L'ho trovato un personaggio assolutamente non credibile, quanti si trasferirebbero a vivere dopo pochi giorni di conoscenza a casa di una coppia di anziani sconosciuti? E quanti ci rimarrebbero anche dopo aver scoperto il loro terribile passato da aguzzini? Sicuramente l'ingenuità della ragazza è utile per far passare il messaggio che la cattiveria si nasconde ovunque, anche nelle persone più insospettate, e funziona perfettamente da contro altare alla malizia che muove, pur con scopi diversi, gli altri personaggi del romanzo. Ma in certi casi è veramente troppo, al punto che ho più volte sperato che facesse una brutta fine, a causa della sua avventatezza. L'altro aspetto sui cui l'opera della Sánchez mi ha lasciato delusa è stato il finale. Per tutto lo svolgimento della trama si è andata creando una tensione emotiva che però non si conclude in nulla. Il finale è praticamente inesistente, non pretendo un finale in cui il bene trionfa a tutti i costi sul male, sarebbe andato bene anche l'esatto contrario, ma in questo caso tutto si conclude con un pari e patta che lascia un senso di incompiutezza.
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Titolo originale: Lo que esconde tu nombre
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venerdì 3 maggio 2013
L'ACUSTICA PERFETTA - Daria Bignardi
Una mattina come tante altre, di un giorno come tanti altri, vi svegliate e vostra moglie vi ha lasciato senza alcuna spiegazione, se non un semplice bigliettino di saluti. Passato lo stupore, la prima reazione che si ci aspetta è la rabbia. Rabbia per essere stati abbandonati senza una motivazione apparente, rabbia per dover spiegare da soli ai propri figli cosa sta succedendo, rabbia per avere investito tanto in un rapporto che poi si conclude così. Ed è proprio così che reagisce Arno, il protagonista de l'Acustica Perfetta di Daria Bignardi, quando la moglie Sara lo lascia alla vigila di Natale. Dopo il primo momento di sbandamento Arno, però comincia a farsi delle domande per cercare di conoscere la moglie, che realizza di aver amato senza però sapere mai veramente chi fosse. E da qui parte una sorta di giallo sentimentale, in cui il protagonista raccoglie indizi sul passato di Sara per cercare di capire e comprenderne le motivazioni. E proprio com in un giallo la trama prosegue per colpi di scena, in maniera avvincente e mai noiosa. Quanti di noi possono dire di conoscere veramente la persona che ci sta accanto? Di conoscerne non solo il passato, ma anche i suoi veri desideri e ambizioni? Questo romanzo instilla proprio questo dubbio, ma siamo così sicuri che la nostra compagna/compagno siano veramente felici, che la vita che facciamo insieme è ciò a cui veramente aspirava? Sebbene la storia sia raccontata in maniera ottimale dal punto di vista maschile, è chiara la visione femminile dell'autrice che fa fare al suo protagonista un percorso di educazione sentimentale che lo porterà non solo a comprendere la scelta della moglie, ma a sostenerla. Un bel romanzo, avvincente, profondo e con numerosi spunti di riflessione.
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mercoledì 1 maggio 2013
IL SEGGIO VACANTE - J.K. Rowling
La caratteristica principale della saga di Harry Potter è la capacità della Rowling di creare un mondo assolutamente credibile e coerente. E lo stesso è quello che fa nel suo primo romanzo dopo la serie sul maghetto. Ne Il Seggio Vacante la Rowling ci porta a Pagford, piccola cittadina della provincia inglese. A uno sguardo superficiale sembrerebbe un'idilliaca cittadina dove la vita scorre tranquilla e nulla succede. Ma sotto lo smalto di felicità si nascondono intrighi, rancori e cattiverie che si paleseranno in seguito ad un evento drammatico. Su questo palcoscenico la Rowling fa muovere diversi personaggi, tutti descritti perfettamente ed ognuno con un ruolo ben preciso all'interno della vicenda. L'altro elemnto che mi ha fortemente colpito è la struttura della narrazione. La vicenda si apre con una morte improvvisa e si conclude con una morte altrettanto imprevista e ancora più tragica, in una sorta di catarsi che permetterà a tutti i personaggi di ricomporre le loro vite. In molti hanno storto il naso all'idea di un romanzo della Rowling senza adulti, e in molti hanno temuto che la scrittrice si rivelasse non in grado di scrivere qualcosa di diverso. E invece ci è riuscita benissimo, e il successo di vendite è del tutto meritato. La aspettiamo ora con il prossimo romanzo.
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Titolo originale: The Casual Vacancy
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mercoledì 24 aprile 2013
LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD - Daniel Glattauer
Mi sono imbattuta in diverse recensioni positive di Le ho mai raccontato del vento del Nord, per cui le aspettative con cui mi sono avvicinata all'opera prima di Glattauer erano piuttosto alte. Sono state attese? E' difficile dirlo. La prosa è sicuramente molto bella, strutturata ed elegante. La trama almeno sulla carta è interessante ed intrigante. Un uomo, si ritrova nella casella di posta una mail inviata per errore da una donna, ed inizia così uno rapporto di amicizia che si trasforma poco per volta in qualcosa di più profondo, senza però mai arrivare ad un incontro reale. Un romanzo epistolare simile in tutto e per tutto ai grandi romanzi epistolari dell'800. C'è stato però qualcosa che poco mi ha convinto. Da una parte c'è l'immediatezza della posta elettronica, che rende il tutto molto più veloce dei tradizionali scambi epistolari, al punto che quando uno dei due ritarda di qualche ora nella risposta, subito si scatena l'ansia da abbandono. Dall'altra parte, e questo è probabilmente un mio limite, c'è questo continua necessità di analizzare tutto ciò che viene detto, o meglio scritto, una relazione talmente verbosa da cadere spesso nella noia. La cosa che più colpisce è il fatto che questo libro sia scritto da un uomo, perché riesce a descrivere certi meccanismi mentali ed emozioni che sono tipici della mente femminile, dimostrando una grandissima sensibilità. Un buon libro, insomma, un pò verboso, ma sicuramente con una prosa e un costrutto stilistico interessanti.
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Titolo Originale: Gut gegen Nordwind
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mercoledì 17 aprile 2013
FA BEI SOGNI - Massimo Gramellini
Fa bei sogni di Gramellini è un altro di quei romanzi che già da un po' mi ero ripromessa di leggere e poi, per un motivo o per l'altro, veniva sempre scartato a favore di qualcos'altro. Probabilmente era perché avevo paura di ciò avrebbe potuto risvegliare il racconto autobiografico dell'autore. Perdere un genitore è sempre un dramma, a qualunque età questo avvenga. E' un dramma quando avviene in età avanzata e si sa che è nell'ordine naturale delle cose, è un dramma quando avviene da un po' più giovani e non si è ancora pronti a salutare, ma lo è ancora di più se questo avviene in tenera età e non si hanno ancora gli strumenti emotivi e cognitivi per affrontarlo. E questo è quello che è successo al giornalista torinese, che in questo romanzo ci racconta le sue difficoltà nell'accettare la morte della madre quando lui ha solo 9 anni e come questo abbia segnato tutta la sua adolescenza e parte della sua vita adulta. Mi ha molto colpito il rapporto con suo padre. Un uomo a sua volta distrutto dal dolore, un padre di quella generazione cresciuta nella convinzione che i padri fanno i padri e le madri le madri, e che non riesce quindi a creare un vero rapporto con suo figlio e pur di proteggerlo gli nasconde la verità. Salvo poi nei momenti più importanti dare il suo supporto e il suo consiglio. E' un libro dolce e triste (o salato come le lacrime che tira fuori), ma allo stesso tempo ironico e divertente, come solo la vita può esserlo.
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