Quello di Dumas figlio è un romanzo "estremo". Non ci sono vie di mezzo, quando si parla di amore è passione bruciante, quando si parla di ragione è freddo calcolo. La Signora delle camelie è una donna ancora molto attuale, in una società come la nostra che si suppone lontana anni luce, in fatto di costumi, da quella parigina di metà '800. Nell'era di Sex and the City, torme di "mantenute" come la bella Marguerite Gautier si guadagnano il loro posto nella società, ricevendo, in cambio dei loro servigi, compensi forse diversi da quelli elargiti all'epoca ma provenienti sempre dallo stesso tipo di clienti: ricchi facoltosi, tendenzialmente anziani.
Forse la cosa che davvero è cambiata è la possibilità per gli innamorati di realizzare il loro sogno senza troppi timori di essere ostacolati, come accade invece ai due amanti, la cui struggente storia, così magistralmente raccontata da Dumas, spinge alla commozione più sincera.
E' certo però che, a distanza di più di un secolo, quello che per l'anziano era un mezzo per contrastare la solitudine e la decadenza della vecchiaia e per il giovane un modo di godere di amore a buon prezzo senza passare attraverso le pastoie della società, al giorno d'oggi sembra essere diventato solo e soltanto un espediente per illudersi e illudere di essere importanti, qualunque sia l'età e l'estrazione sociale. Una sorta di legittimazione: esisto perché ho qualcuno che mi ama. Pietosa autocommiserazione, quel qualcuno nutre più affetto per le banconote che per chi le possiede, dove stia l'ipocrisia non è così scontato.
Resta un'aridità di fondo, ben lontana dalla febbrile passione di due innamorati. Chi gode di una simile gioia è portatore della vera bellezza dell'animo umano ma si pone suo malgrado sotto la minaccia di una comunità alla costante ricerca dell'ordine, incapace di accettare incontrollate pulsioni. Simili energie devono necessariamente essere incanalate e, se possibile, sostituite con surrogati come il lavoro, il potere, la ricchezza, la reputazione.
Quando tuttavia giunge il momento di tirare le somme, tutti i nostri sforzi si vanificano di fronte al manifestarsi della nostra vera natura, costringendoci ad ammettere come solo uno, nelle sue varie forme e misure, è il sentimento che rende una vita degna di essere vissuta, che può, per chi crede, redimere agli occhi di Dio una vita di peccati: solo e soltanto l'amore.
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domenica 27 febbraio 2011
venerdì 25 aprile 2008
IL CONTE DI MONTECRISTO - Alexandre Dumas
Immaginate di imbarcarvi su uno yacht e di partire per un lungo viaggio. Non sapete dove andrete né quando tornerete, di certo sarà un viaggio lungo, coinvolgente, anche istruttivo ma vi porterà dall'altra parte della terra e poi di nuovo a casa.
Questo è Il Conte di Montecristo, un viaggio di andata e ritorno, durante il quale ci si dovrà perdere, per ritrovarsi profondamente cambiati. Ma non si tratta di una partenza facile. In pochi sarebbero disposti a lasciare una vita semplice e tranquilla, con un futuro promettente, ricco di soddisfazioni che renderanno la propria esistenza degna di essere vissuta. Eppure, quando delle forze a noi estranee e fuori dal nostro controllo si mettono in moto e puntano senza incertezze in una direzione che le porterà ad attraversare il nostro cammino, non potremo fare altro che affrontarle e tentare di superarle. Se non ci riusciremo, verremo sconfitti e, se il destino sarà sufficientemente crudele, cadremo così in basso che non potremo mai più rialzarci.
A meno che... A meno che non sia proprio nel momento più disperato, quello in cui un uomo abbia la possibilità di scoprire riserve di energia di cui lui stesso non era a conoscenza, energie che gli permetteranno di risollevarsi e di osservare con occhi diversi, più consci, più maturi, chi era prima di conoscere il suo dramma e cosa aveva dovuto affrontare.
Il Conte di Montecristo racconta il dramma di un uomo e la sua trasformazione grazie ad esso. Tanta avventura è contenuta in questo libro di Alexandre Dumas, in una trama per certi versi bizzarra, che non ha nulla a che fare con quelle lineari, studiate a tavolino come si fa nei nostri giorni, una trama colma di salti e rimandi, spiazzante a volte ma proprio per questo energica e avvincente.
Una trasformazione dunque, non certo semplice ma anzi radicale, dolorosa ma necessaria, l'unica strada per sopravvivere al proprio destino e vincerlo.
Ulteriori informazioni su Alexandre Dumas
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Questo è Il Conte di Montecristo, un viaggio di andata e ritorno, durante il quale ci si dovrà perdere, per ritrovarsi profondamente cambiati. Ma non si tratta di una partenza facile. In pochi sarebbero disposti a lasciare una vita semplice e tranquilla, con un futuro promettente, ricco di soddisfazioni che renderanno la propria esistenza degna di essere vissuta. Eppure, quando delle forze a noi estranee e fuori dal nostro controllo si mettono in moto e puntano senza incertezze in una direzione che le porterà ad attraversare il nostro cammino, non potremo fare altro che affrontarle e tentare di superarle. Se non ci riusciremo, verremo sconfitti e, se il destino sarà sufficientemente crudele, cadremo così in basso che non potremo mai più rialzarci.
A meno che... A meno che non sia proprio nel momento più disperato, quello in cui un uomo abbia la possibilità di scoprire riserve di energia di cui lui stesso non era a conoscenza, energie che gli permetteranno di risollevarsi e di osservare con occhi diversi, più consci, più maturi, chi era prima di conoscere il suo dramma e cosa aveva dovuto affrontare.
Il Conte di Montecristo racconta il dramma di un uomo e la sua trasformazione grazie ad esso. Tanta avventura è contenuta in questo libro di Alexandre Dumas, in una trama per certi versi bizzarra, che non ha nulla a che fare con quelle lineari, studiate a tavolino come si fa nei nostri giorni, una trama colma di salti e rimandi, spiazzante a volte ma proprio per questo energica e avvincente.
Una trasformazione dunque, non certo semplice ma anzi radicale, dolorosa ma necessaria, l'unica strada per sopravvivere al proprio destino e vincerlo.
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