Oggi se volete viaggiare per l'Europa è sufficiente comprare un biglietto aereo (spesso la parte più complicata è proprio quella di orientarsi tra le diverse offerte e tra i vari balzelli aggiuntivi), avere la carta di identità non scaduta (non vale proprio per tutti i paesi europei, ma quasi) e partire. Nessuna dogana, nessun controllo da parte della polizia frontaliera. Viaggiare tra le diverse nazioni, da una parte grazie alle compagnie low cost e dall'altra grazie al trattato di Shengen, è ormai diventato semplice e considerato da tutti normale. Da una parte questo ha permesso a sempre più di scoprire i paesi intorno a noi, ma dall'altra ha fatto perdere un po' di fascino all'idea del viaggio. Non è sempre stato così però, anche se molti di noi o non lo hanno vissuto o lo hanno completamente scordato. C'è stato un tempo, neanche così lontano, dove anche solo per entrare in Francia si veniva sottoposti al controllo dei documenti e dove viaggiare non era alla portata di tutti. Un viaggio in un paese straniero era sempre un'avventura. La lettura di Europa Molto Amore di Scerbanenco ci riporta ai quei tempi, la sensazione è come quella di immergersi in un negozio vintage riscoprendo capi di cui si era completamente dimenticata l'esistenza. Si tratta di un'opera minore dello scritto ucraino trapiantato a Milano, il poliziesco non è accentuato e l'indagine è pressochè inesistente. Quello che veramente colpisce eè riscoprire come fosse l'Europa negli anni 60 e come potesse essere così complicato muoversi al suo interno. Ancora di più, poi, se a viaggiare sono due ragazze sole, un pò ingenue per quanto convinte del contrario, che si trovano a fuggire da una vicenda troppo più grande di loro. L'altro punto di estrema originalità, e questa volta voluto dall'autore e non causato dal passare del tempo, è il rovesciamento dei ruoli: le due ragazze viaggiano e i loro uomini le aspettano preoccupandosi e stando in asia per loro. Come sempre una lettura piacevole, ma su Scerbanenco penso di essermi già espressa positivamente più volte, un'immersione in un mondo e in una società ormai completamente cambiati. Un bel tuffo nel passato insomma.
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lunedì 9 dicembre 2013
mercoledì 28 agosto 2013
AL MARE CON LA RAGAZZA - Giorgio Scerbanenco
Chi è nato in un paese di mare difficilmente capisce il desiderio spasmodico che spesso prende coloro che abitano in una grande città di poter andare in spiaggia, bagnarsi anche solo i piedi, o passeggiare lungo il mare. Si tratta di una necessità quasi fisica, una sorta di mancanza che in certe stagioni diventa quasi intollerabile. Ed è proprio questa mancanza che spinge i due protagonisti di Al mare con la ragazza di Giorgio Scerbanenco. Duilio e Simona, si conoscono fin dall'infanzia, sono figli del boom economico milanese degli anni 60. Boom economico che da una parte ha determinato benessere, ma dall'altra ha portato alla nascita di periferie degradate dove vivere all'ombra della grande città. Sognano fin da piccoli di abbandonare anche se per pochi giorni il quartiere dormitorio in cui vivono. Il mare è per loro non tanto un luogo fisico, quanto un luogo dell'anima dove la bellezza e la natura possono avere la meglio sullo squallore e la tristezza della periferia. Quando finalmente, pur accettando di invischiarsi in un affare poco pulito, riescono ad avvicinarsi a questo loro sogno, qualcosa va storto e quello che avrebbe dovuto essere un viaggio verso il mare diventa un'odissea nel nord est di Italia. Un viaggio non tanto per lasciarsi indietro le brutture e raggiungere la felicità, ma una discesa nel dolore per poi poterne uscire. Il mare, infatti, alla fine del romanzo riuscirà a spuntarla lasciando ai diversi protagonisti uno spiraglio di felicità e prospettive positive per il futuro.
Come in molte altre sue opere Scerbanenco non condanna gli atti dei suoi protagonisti, per quanto delittuosi possano essere, ma al contrario ci porta a provare empatia con loro analizzandole le motivazioni e il contesto che li spinge ad agire in questo modo. La descrizione della periferia milanese è talmente riuscita che diventa impossibile non comprendere il desiderio di mare di Duilio e Simona. Ed è proprio qui la forza drammatica di Scerbanenco, nella sua capacità di descrivere gli ambienti in cui i suoi protagonisti si muovono, la sua penna è in grado di creare immagini come se fossero fotografie. Ancora una volta mi ritrovo a pensare che questo autore meriti molto più spazio e molta più attenzione di quelle ricevute.
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Come in molte altre sue opere Scerbanenco non condanna gli atti dei suoi protagonisti, per quanto delittuosi possano essere, ma al contrario ci porta a provare empatia con loro analizzandole le motivazioni e il contesto che li spinge ad agire in questo modo. La descrizione della periferia milanese è talmente riuscita che diventa impossibile non comprendere il desiderio di mare di Duilio e Simona. Ed è proprio qui la forza drammatica di Scerbanenco, nella sua capacità di descrivere gli ambienti in cui i suoi protagonisti si muovono, la sua penna è in grado di creare immagini come se fossero fotografie. Ancora una volta mi ritrovo a pensare che questo autore meriti molto più spazio e molta più attenzione di quelle ricevute.
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sabato 22 giugno 2013
IL CENTODELITTI - Giorgio Scerbanenco
I racconti andrebbero letti con calma, meglio uno o al massimo due al giorno, per evitare di portarsi dietro da uno all'altro echi e sensazioni. Ma quelli raccolti nel Centodelitti di Scerbanenco sono esattamente come le ciliegie: uno tira l'altro ed è assolutamente impossibile smettere. Nel volume sono raccolti 100 racconti scritti in pochi più di 2 anni a partire dal 1963 per essere pubblicati su una rivista femminile. E sono tutti talmente belli, anche quelli appena accennati, da chiedersi come sia possibile che tutto questo sia stato partorito da un'unica penna. La bellezza di questi racconti non sta tanto nella trama, che in poche pagine spesso riesce appena da abbozzarsi, ma nella capacità di Scerbanenco di delineare, quasi come una fotografia, con pochi tratti ambienti ed emozioni. E proprio grazie a questa capacità la lettura di questi racconti diventa un viaggio all'interno della società italiana di quegli anni, da Milano a Napoli, passando per Torino e la Sicilia. Un viaggio attraverso i diversi strati sociali dell'Italia del boom dove convivono ricchezza e povertà, imprenditoria e malavita, ma in cui gli uomini e le donne soffrono degli stessi mali e sono mossi dalle medesime pulsioni. Scerbanenco, volutamente, non si sofferma tanto sulle azioni delittuose che i protagonisti dei suoi racconti compiono, ma cerca di illustrarcene le motivazioni e le cause che le hanno determinate: ansie, frustrazioni, desideri. Quasi come se il suo intento fosse quello di creare una sorta di compendio di dolori e di tristezze umane. E ancora una volta il grande maestro del noir colpisce ancora.
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domenica 3 marzo 2013
DOVE IL SOLE NON SORGE MAI - Giorgio Scerbanenco
E' il secondo romanzo di Scerbanenco che leggo, a distanza di qualche anno dal primo. Mi ero ripromessa più volte di leggere nuovamento qualcosa di questo autore, ma non ho mai saputo scegliere cosa leggere. Poi mi sono ritrovata tra le mani Dove il sole non sorge mai. E devo dire di non essere rimasta per niente delusa, anzi. Scerbanenco è famoso soprattutto per i suoi romanzi gialli/noir con ambientazione milanese, questo romanzo però è diverso, più rosa che giallo. Ma che rosa! La trama è tutto sommato molto semplice: la giovane contessa Emanuela Sinistalchi, appena quindicenne, viene arrestata e portata in un riformatorio femminile a seguito di un grosso equivoco, che tuttavia la fa risultare complice di un reato davanti agli occhi della legge. E qui il lettore inizia la discesa agli inferi con la giovane protagonista, dove la crudeltà non è legata a crimini efferati o a cattivi spietati, ma alla freddezza delle istituzioni, polizia e addetti dei riformatori, che non capiscono il dramma e la profondità di Emanuela e alla cattiveria delle sue compagne di reclusione disposte a tutto pur di galleggiare e rendere il meno difficile possibile la loro esistenza. C'è una sola speranza per Emanuela, l'amore, a cui si aggrapperà con tutta se stessa e che la guiderà come un faro nella notte. La potenza dell'autore ucraino sta nella suo linguaggio asciutto, senza fronzoli che ci colpisce in piena faccia. Un libro consigliato ai lettori di gialli, ma anche a chi cerca una storia fuori dall'ordinario.
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domenica 2 maggio 2010
ROSSA - Giorgio Scerbanenco
Ciò che colpisce di Scerbanenco, fin dalle prime pagine, è la sicurezza e "competenza" che dimostra nel raccontare la sua storia. Lo stesso incontro con Rossa, lo sbocciare della passione fra lei e il protagonista, viene spiegato con le parole di chi ha vissuto quelle sensazioni sulla propria pelle e con tanta forza da sapere bene di cosa sta parlando.
Non si tratta quindi di una consapevolezza di tipo tecnico ma passionale, attraverso l'esperienza. La passione domina i comportamenti dei personaggi di Scerbanenco, li rende ciechi e sordi alla ragione, si abbandonano al fato, prigionieri della loro incapacità di ribellarsi all'istinto. Quando un uomo si trova in una certa situazione, deve reagire in un certo modo e nulla potrà distoglierlo, anche se questo lo porterà alla rovina.
Scerbanenco dà ai propri personaggi l'illusione di poter gestire la propria vita, di migliorarla grazie ai propri sforzi. Tuttavia il destino si frapporrà con la sua carica distruttiva e insuperabile e loro lo sanno. Essi sanno sempre che, qualunque sia l'impegno che ci potranno mettere, accadrà un evento che allontanerà i loro sogni, vanificando ogni tentativo. Da qui il fatalismo, una vita da vivere alla giornata, un abbandonarsi all'ineluttabile destino di rovina.
Eppure Scerbanenco dà sempre loro una via di fuga, una possibilità, un modo per uscirne "puliti". E questa possibilità passa attraverso la ragione. La passione che dà gli stimoli, che è il motore della quotidianità, deve essere sapientemente dosata o rischia di trascinarci in un vortice, un pauroso vortice.
La vita richiede equilibrio, un sapiente dosaggio di ingredienti, al fine di realizzare i propri sogni, anche se questo dovesse richiedere dei sacrifici.
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Non si tratta quindi di una consapevolezza di tipo tecnico ma passionale, attraverso l'esperienza. La passione domina i comportamenti dei personaggi di Scerbanenco, li rende ciechi e sordi alla ragione, si abbandonano al fato, prigionieri della loro incapacità di ribellarsi all'istinto. Quando un uomo si trova in una certa situazione, deve reagire in un certo modo e nulla potrà distoglierlo, anche se questo lo porterà alla rovina.
Scerbanenco dà ai propri personaggi l'illusione di poter gestire la propria vita, di migliorarla grazie ai propri sforzi. Tuttavia il destino si frapporrà con la sua carica distruttiva e insuperabile e loro lo sanno. Essi sanno sempre che, qualunque sia l'impegno che ci potranno mettere, accadrà un evento che allontanerà i loro sogni, vanificando ogni tentativo. Da qui il fatalismo, una vita da vivere alla giornata, un abbandonarsi all'ineluttabile destino di rovina.
Eppure Scerbanenco dà sempre loro una via di fuga, una possibilità, un modo per uscirne "puliti". E questa possibilità passa attraverso la ragione. La passione che dà gli stimoli, che è il motore della quotidianità, deve essere sapientemente dosata o rischia di trascinarci in un vortice, un pauroso vortice.
La vita richiede equilibrio, un sapiente dosaggio di ingredienti, al fine di realizzare i propri sogni, anche se questo dovesse richiedere dei sacrifici.
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