Ciò che colpisce di Scerbanenco, fin dalle prime pagine, è la sicurezza e "competenza" che dimostra nel raccontare la sua storia. Lo stesso incontro con Rossa, lo sbocciare della passione fra lei e il protagonista, viene spiegato con le parole di chi ha vissuto quelle sensazioni sulla propria pelle e con tanta forza da sapere bene di cosa sta parlando.
Non si tratta quindi di una consapevolezza di tipo tecnico ma passionale, attraverso l'esperienza. La passione domina i comportamenti dei personaggi di Scerbanenco, li rende ciechi e sordi alla ragione, si abbandonano al fato, prigionieri della loro incapacità di ribellarsi all'istinto. Quando un uomo si trova in una certa situazione, deve reagire in un certo modo e nulla potrà distoglierlo, anche se questo lo porterà alla rovina.
Scerbanenco dà ai propri personaggi l'illusione di poter gestire la propria vita, di migliorarla grazie ai propri sforzi. Tuttavia il destino si frapporrà con la sua carica distruttiva e insuperabile e loro lo sanno. Essi sanno sempre che, qualunque sia l'impegno che ci potranno mettere, accadrà un evento che allontanerà i loro sogni, vanificando ogni tentativo. Da qui il fatalismo, una vita da vivere alla giornata, un abbandonarsi all'ineluttabile destino di rovina.
Eppure Scerbanenco dà sempre loro una via di fuga, una possibilità, un modo per uscirne "puliti". E questa possibilità passa attraverso la ragione. La passione che dà gli stimoli, che è il motore della quotidianità, deve essere sapientemente dosata o rischia di trascinarci in un vortice, un pauroso vortice.
La vita richiede equilibrio, un sapiente dosaggio di ingredienti, al fine di realizzare i propri sogni, anche se questo dovesse richiedere dei sacrifici.
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domenica 2 maggio 2010
sabato 1 maggio 2010
LA BIBLIOTECA DEI MIEI SOGNI - Julie Highmore
Scoperto quasi per caso durante una visita in libreria, "La biblioteca dei miei sogni” di Julie Highmore, narra di un progetto della biblioteca comunale di creare un gruppo di lettura, credo di non essere l’unico amante dei libri a cui piacerebbe far parte di un gruppo del genere. I personaggi sono semplici, ma allo stesso tempo piacevoli, le loro storie sono abbastanza comuni ma messe nella stessa stanza hanno una buona resa. Interessante la scelta dei libri citati dal gruppo, che sono un ottimo spunto per nuove letture.
Sicuramente abbiamo per le mani un romanzo "leggero" ma non per questo lo definirei un libro "da spiaggia".
Il titolo originale è “Pure Fiction” ed è l’unico ad essere stato tradotto, anche se esistono altri otto titoli di questa scrittrice.
Buona lettura
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Sicuramente abbiamo per le mani un romanzo "leggero" ma non per questo lo definirei un libro "da spiaggia".
Il titolo originale è “Pure Fiction” ed è l’unico ad essere stato tradotto, anche se esistono altri otto titoli di questa scrittrice.
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sabato 20 marzo 2010
MOON PALACE - Paul Auster
Protagonista in Moon Palace di Paul Auster è il viaggio.
Il viaggio, tema tipico della letteratura americana, segna infatti il destino di tutti i personaggi del romanzo. Quello principale è M.S. Fogg, giovane studente che si ritrova, dopo una serie di peripezie, a mettersi al servizio di Thomas Effing, un ottuagenario costretto sulla sedia a rotelle, pieno di fissazioni e di strani ricordi. Sarà proprio per seguire questi ricordi che si ritroverà coinvolto in un viaggio che lo cambierà per sempre.
La prima parte del romanzo fa veramente ben sperare, la figura dello zio che lascia in eredità ben 1492 libri al nipote è di quelle che incanta e affascina. Ma man mano che la storia prosegue l'intreccio diventa sempre più paradossale e le coincidenze che portano i personaggi ad incontrarsi quasi incredibili.
E' chiaro l'intento dell'autore di evidenziare l'importanza del destino nella nostra esistenza e mostrare ai lettori come eventi insignificanti possono condurre a conseguenze che cambiano la vita. Ma nel tentativo di seguire questa idea si lascia spesso prendere la mano.
Auster dà molta importanza al potere della parola scritta. L'immagine del protagonista di Moon Palace che vende i libri per procurarsi del cibo, ma prima di farlo li legge tutti, li divora come se fossero quelli a dargli il reale sostentamento, rappresenta il valore della letteratura per Auster. Anche in questo caso però, nel tentativo di far arrivare al lettore questo concetto, infarcisce il suo romanzo di racconti e testi scritti assolutamente improbabili e di nessun aiuto allo svolgersi della storia.
Quella che si salva è la capacità di scrivere di Auster, con poche parole e dialoghi stringati riesce a delineare personaggi e ambienti in maniera molto vivida.
Ulteriori informazioni su Paul Auster
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Il viaggio, tema tipico della letteratura americana, segna infatti il destino di tutti i personaggi del romanzo. Quello principale è M.S. Fogg, giovane studente che si ritrova, dopo una serie di peripezie, a mettersi al servizio di Thomas Effing, un ottuagenario costretto sulla sedia a rotelle, pieno di fissazioni e di strani ricordi. Sarà proprio per seguire questi ricordi che si ritroverà coinvolto in un viaggio che lo cambierà per sempre.
La prima parte del romanzo fa veramente ben sperare, la figura dello zio che lascia in eredità ben 1492 libri al nipote è di quelle che incanta e affascina. Ma man mano che la storia prosegue l'intreccio diventa sempre più paradossale e le coincidenze che portano i personaggi ad incontrarsi quasi incredibili.
E' chiaro l'intento dell'autore di evidenziare l'importanza del destino nella nostra esistenza e mostrare ai lettori come eventi insignificanti possono condurre a conseguenze che cambiano la vita. Ma nel tentativo di seguire questa idea si lascia spesso prendere la mano.
Auster dà molta importanza al potere della parola scritta. L'immagine del protagonista di Moon Palace che vende i libri per procurarsi del cibo, ma prima di farlo li legge tutti, li divora come se fossero quelli a dargli il reale sostentamento, rappresenta il valore della letteratura per Auster. Anche in questo caso però, nel tentativo di far arrivare al lettore questo concetto, infarcisce il suo romanzo di racconti e testi scritti assolutamente improbabili e di nessun aiuto allo svolgersi della storia.
Quella che si salva è la capacità di scrivere di Auster, con poche parole e dialoghi stringati riesce a delineare personaggi e ambienti in maniera molto vivida.
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lunedì 8 marzo 2010
CHE LA FESTA COMINCI - Niccolò Ammaniti
In Che la Festa Cominci Ammaniti prova a tracciare un ritratto grottesco dell'Italia di oggi. Per farlo ambienta la vicenda a Villa Ada durante l'evento mondano dell'anno a cui partecipano i tipici personaggi che invadono i nostri media: calciatori, politici da quattro soldi, faccendieri, veline e cantanti. L'idea è sicuramente buona, e l'inizio del libro è fulminante. Ma con il procedere delle pagine, tutte le aspettative vengono deluse. Il racconto si trasforma in una versione delirante di Jurassik Park senza verve ironica e talmente ridicolo da non essere neanche più grottesco.
Come sempre la scrittura di Ammaniti è di alto livello, il libro è scorrevole e si fa leggere. Peccato però che questa volta non ci sia niente non solo della poesia ma anche del realismo dei suo romanzi migliori.
Ulteriori informazioni su Niccolò Ammaniti
Visita il sito ufficiale di Niccolò Ammaniti
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Come sempre la scrittura di Ammaniti è di alto livello, il libro è scorrevole e si fa leggere. Peccato però che questa volta non ci sia niente non solo della poesia ma anche del realismo dei suo romanzi migliori.
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mercoledì 3 marzo 2010
SCINTILLE - Gad Lerner
La cosiddetta "questione" mediorientale è talmente intricata da richiedere uno studio approfondito. Gad Lerner, nel suo Scintille, ci prova non analizzando testi e documenti bensì attraverso la ricerca delle proprie origini. Dando ascolto a un'intima necessità, quella di fare chiarezza nel passato della propria famiglia, tenta di dare un nome e una collocazione ai luoghi nei quali hanno vissuto nonni e genitori, giungendo a visitarli di persona, a respirarne l'atmosfera, a coglierne se possibile l'essenza.
Ne emerge un affresco così variopinto da essere disorientante, non è facile infatti districarsi fra i molti nomi che hanno fatto la loro comparsa nella vicenda umana dei Lerner e soprattutto fra le numerose città nelle quali hanno vissuto. Ma ciò che fa di quest'opera un lavoro interessante non è tanto il racconto delle storie familiari, sulle quali peraltro Gad Lerner si sofferma per il tempo strettamente necessario a dare un filo logico al racconto, quanto il tentativo di dare una misura alla forza con la quale le vicende storiche del secolo scorso hanno influito su di essi.
Per una famiglia ebraica la cui esistenza si dipana nel corso di un secolo dai lussureggianti paesaggi libanesi alle grigie lande ucraine, il confronto con gli anni dell'olocausto prima, con lo stato israeliano dopo e la questione palestinese adesso, è inevitabile. Gad e il ramo della famiglia da cui proviene, hanno avuto la possibilità, per una serie di circostanze, di vivere questi momenti storici distanti dai luoghi in cui avvenivano, sia geograficamente che psicologicamente. Ed è proprio questa casualità che permette a uno dei giornalisti più conosciuti del nostro paese di porsi domande, di togliersi curiosità, di fare valutazioni nel modo più obiettivo possibile o comunque più obiettivo di quanto sarebbe lecito aspettarsi da chi ha visto plasmare il proprio passato dalle tragedie di un secolo della cui follia ci portiamo ancora appresso dolorosi strascichi.
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Visita il blog di Gad Lerner
Visita il sito di La7 su L'infedele
Guarda il book-trailer:
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Ne emerge un affresco così variopinto da essere disorientante, non è facile infatti districarsi fra i molti nomi che hanno fatto la loro comparsa nella vicenda umana dei Lerner e soprattutto fra le numerose città nelle quali hanno vissuto. Ma ciò che fa di quest'opera un lavoro interessante non è tanto il racconto delle storie familiari, sulle quali peraltro Gad Lerner si sofferma per il tempo strettamente necessario a dare un filo logico al racconto, quanto il tentativo di dare una misura alla forza con la quale le vicende storiche del secolo scorso hanno influito su di essi.
Per una famiglia ebraica la cui esistenza si dipana nel corso di un secolo dai lussureggianti paesaggi libanesi alle grigie lande ucraine, il confronto con gli anni dell'olocausto prima, con lo stato israeliano dopo e la questione palestinese adesso, è inevitabile. Gad e il ramo della famiglia da cui proviene, hanno avuto la possibilità, per una serie di circostanze, di vivere questi momenti storici distanti dai luoghi in cui avvenivano, sia geograficamente che psicologicamente. Ed è proprio questa casualità che permette a uno dei giornalisti più conosciuti del nostro paese di porsi domande, di togliersi curiosità, di fare valutazioni nel modo più obiettivo possibile o comunque più obiettivo di quanto sarebbe lecito aspettarsi da chi ha visto plasmare il proprio passato dalle tragedie di un secolo della cui follia ci portiamo ancora appresso dolorosi strascichi.
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martedì 16 febbraio 2010
IL DOTTOR ZIVAGO - Boris Pasternak
Come ogni scrittore russo che si rispetti, anche Pasternak propone una storia dal sapore epico. Il fatalismo trasuda da ogni pagina, impregna tutta la vita del dottor Zivago, così come quella di coloro che ruotano intorno alla sua orbita. Accettare il proprio destino con così quieta rassegnazione significa riconoscere la propria impotenza nel plasmare il futuro. Tuttavia questo non significa automaticamente essere inetti. Il dottor Zivago passa l'intera propria esistenza nel tentativo di migliorare la propria condizione di vita, soprattutto di realizzare il suo più grande sogno, quello di scrivere e vivere della propria creatività e conoscenza. Ma la sua esistenza sarà sempre osteggiata da difficoltà esterne alla propria sfera di influenza, vittima di movimenti di portata cosmica che lo travolgono. Zivago, senza saperlo, è un eroe e sopravviverà a ogni bufera, sempre schiacciato da eventi apparentemente incontrastabili eppure sempre in grado di rialzarsi e ricominciare. Zivago incarna la vittoria dell'uomo sulle ideologie, le quali, pensate per dare ordine all'umana esistenza, finiscono fatalmente per schiacciarlo, troppo infarcite di alti intenti e poco inclini ad occuparsi dei bisogni più quotidiani ma anche più importanti: l'amore, la fame, la salute. Tutto ciò che è istituzionalizzato e che tenta di dare un ordine all'esistenza umana, finisce inevitabilmente col fallire di fronte a queste esigenze basilari. Solo una cosa può rappresentare un riferimento per l'Uomo moderno e cioè il Dio cristiano, in particolare il Cristo, l'unico modello al quale ispirarsi. L'unico al quale chiedere perdono e comprensione nel momento in cui il mondo in cui viviamo non può concederlo.
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sabato 6 febbraio 2010
PER CHI SUONA LA CAMPANA - Ernest Hemingway
Il miglior pregio di Hernest Hemingway è quello di saper raccontare una storia dando l'impressione di conoscere perfettamente l'argomento di cui racconta. Vien da sé quindi che, anche in Per chi suona la campana, la sensazione si rinnovi fin dalle prime pagine.
Il suo stile ruvido, sanguigno coinvolge tutti i sensi, si annusano odori, si assaggiano sapori, si tastano cose e persone. Le mani hanno calli, le camicie sono sudicie, il vino stordisce, le armi assordano, la paura torce le budella.
Hemingway traduce con la mente ciò che sente con la pancia, filtrando le sensazioni attraverso le sue proprie esperienze, tracciando immagini forti, dai contrasti netti, con contorni nitidi e colori sgargianti.
Uno stile diretto, dal ritmo incalzante, serrato che prende alla gola e colpisce dritto al cuore.
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Il suo stile ruvido, sanguigno coinvolge tutti i sensi, si annusano odori, si assaggiano sapori, si tastano cose e persone. Le mani hanno calli, le camicie sono sudicie, il vino stordisce, le armi assordano, la paura torce le budella.
Hemingway traduce con la mente ciò che sente con la pancia, filtrando le sensazioni attraverso le sue proprie esperienze, tracciando immagini forti, dai contrasti netti, con contorni nitidi e colori sgargianti.
Uno stile diretto, dal ritmo incalzante, serrato che prende alla gola e colpisce dritto al cuore.
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