Certi romanzi si leggono anche sull'onda dell'entusiasmo diffuso, come questo Codice da Vinci di Dan Brown, di cui si è fatto un gran parlare, visti i temi trattati. I misteri, si sa, attraggono sempre la fantasia popolare, inoltre le opere di Leonardo, che a quanto pare affascinano particolarmente gli americani, sono tornate molto di moda negli ultimi tempi, come se improvvisamente qualcuno si fosse accorto che Leonardo da Vinci era un genio e geniali i suoi lavori e le sue idee.
Al di là di tutte le speculazioni che si possono fare su quanto raccontato nel libro, il Codice da Vinci resta un romanzo giallo dall'impostazione tradizionale, dove, a fronte di un delitto iniziale, si raccontano gli sforzi del protagonista per scoprire il colpevole e il movente. L'avvio è intrigante, decisamente la parte più riuscita di tutto il romanzo, inchioda il lettore con un perfetto mix di mistero, suspense e azione.
Passati i primi, concitati momenti, si procede con lo sviluppo della trama e il ritmo cala notevolmente, con qualche accelerata ogni tanto ma senza mai raggiungere l'intensità dei primi momenti. Il grande appeal di quest'opera non risiede tanto nella qualità della narrazione ma nei numerosi spunti di riflessione che offre. Non a caso è su questo aspetto che si concentrano le innumerevoli discussioni, tanto è vero che dei protagonisti della storia e delle loro motivazioni resta poco o nulla, a nessuno interessa il destino del professore Robert Langdon, quello che conta sono i misteri che ci svelerà.
Come spesso accade però, quando si parla di certi temi, si finisce con l'assecondare il desiderio di "scoperta" del lettore, svelando segreti a manciate, per cui certe teorie sono talmente tirate per i capelli da risultare fastidiosamente artificiose e certe conclusioni così affrettate da suscitare ilarità.
Succede così che un libro partito sotto i migliori auspici, si perde per strada, satura il lettore di congetture gratuite, lo obbliga a dare per scontate un sacco di cose, lo costringe a sorbirsi qualunque fantasia facendole passare per verità finalmente svelate, per segreti che infine non saranno più tali e che ci permetteranno così di gioire perché qualcuno si è preso la briga di aprirci gli occhi.
Probabilmente sarebbe sufficiente limitarsi a pensare che Dan Brown è uno scrittore in gamba, che ha avuto un'ottima idea per un romanzo e che ha pensato, scrivendolo, di piacere a tanti lettori. Tutto il resto sono fiumi di parole di coloro che non riescono mai a trovare il limite fra ciò che si vede e fra ciò che si vorrebbe vedere.
Ulteriori informazioni su Dan Brown
Visita il sito ufficiale di Dan Brown
Visita il sito ufficiale del film tratto dal romanzo Il Codice da Vinci
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sabato 7 maggio 2011
mercoledì 13 aprile 2011
UOMINI E TOPI - John Steinbeck
C'è un'amarezza di fondo in questo spietato romanzo di Steinbeck, tale da non lasciare scampo. Giunti alla fine di Uomini e Topi, resta un profondo senso di frustrazione, dovuto al fatto che gli eroi per i quali si parteggia sono destinati a soccombere. E non si tratta di una sorpresa, Steinbeck lo mette in chiaro fin da subito, è evidente che i due protagonisti sono due poveri sprovveduti, profondamente onesti ma drammaticamente impreparati ad affrontare il mondo. Tuttavia hanno un sogno, talmente bello che vale la pena mettersi in gioco. Sanno che sarà dura ma sanno anche che, se si impegneranno, potranno farcela. Eppure, per quanta dedizione ci si possa mettere, ci sono persone che partono da così in basso che è veramente difficile risalire la china, il percorso è accidentato e, pur con tutta la prudenza e l'esperienza di cui si dispone, basta un passo falso per precipitare.
Alcuni lo sanno, ci provano ma si fermano quando si rendono conto che proseguire vorrebbe dire rischiare troppo. Preferiscono accontentarsi di quel poco che hanno ottenuto e vivere sereni, sebbene non felici.
Altri si illudono di aver ottenuto ciò che desideravano e si circondano di beni d'ogni sorta per rendere più reale questa loro illusione. Ma è come la baracca dei porcellini, basta un soffio di vento per portare via tutte le convinzioni.
Poi ci sono quelli che vivono un'intera vita nella speranza, un giorno, di poter finalmente tentare la scalata ma non hanno il coraggio di buttarsi. Restano prigionieri di se stessi, chiusi in una sorta di oblio, incapaci di ammettere che non riusciranno mai a cominciare, che hanno troppa paura di lanciarsi per inseguire il loro sogno.
Infine ci sono quelli che il sogno già lo vivono ma, e sono i più scellerati, non se ne rendono conto e vagano nella costante, infruttuosa ricerca di qualcos'altro, che nemmeno loro sanno cosa sia. Forse perché, avendo già posseduto un sogno, magari perché regalato da altri, non ne hanno più e si perdono.
Orchestrare un'opera simile è impresa che solo un maestro della letteratura può compiere. In poche pagine, Steinbeck mette in scena una rappresentazione della vita vera, senza fronzoli e con una certa ruvidezza che pone il lettore nella scomoda posizione del testimone controvoglia, il quale vorrebbe che le cose andassero diversamente ma deve ammettere che non può essere così.
Ulteriori informazioni su John Steinbeck
Visita la pagina ufficiale dei Premi Nobel per John Steinbeck
Visita il sito del museo di Salinas dedicato a John Steinbeck
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Alcuni lo sanno, ci provano ma si fermano quando si rendono conto che proseguire vorrebbe dire rischiare troppo. Preferiscono accontentarsi di quel poco che hanno ottenuto e vivere sereni, sebbene non felici.
Altri si illudono di aver ottenuto ciò che desideravano e si circondano di beni d'ogni sorta per rendere più reale questa loro illusione. Ma è come la baracca dei porcellini, basta un soffio di vento per portare via tutte le convinzioni.
Poi ci sono quelli che vivono un'intera vita nella speranza, un giorno, di poter finalmente tentare la scalata ma non hanno il coraggio di buttarsi. Restano prigionieri di se stessi, chiusi in una sorta di oblio, incapaci di ammettere che non riusciranno mai a cominciare, che hanno troppa paura di lanciarsi per inseguire il loro sogno.
Infine ci sono quelli che il sogno già lo vivono ma, e sono i più scellerati, non se ne rendono conto e vagano nella costante, infruttuosa ricerca di qualcos'altro, che nemmeno loro sanno cosa sia. Forse perché, avendo già posseduto un sogno, magari perché regalato da altri, non ne hanno più e si perdono.
Orchestrare un'opera simile è impresa che solo un maestro della letteratura può compiere. In poche pagine, Steinbeck mette in scena una rappresentazione della vita vera, senza fronzoli e con una certa ruvidezza che pone il lettore nella scomoda posizione del testimone controvoglia, il quale vorrebbe che le cose andassero diversamente ma deve ammettere che non può essere così.
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sabato 5 marzo 2011
SINGLOIDS - Persichetti Bros
... E quando i Peanuts diventarono grandi, si chiamarono Singloids! Nati da un'idea tutta italiana, i Singloids sono tre simpatici "ometti", un po' nerds, un po' artisti, impegnati nella improba sfida quotidiana di dare un senso all'esistenza. Senza esagerare, quello che permette di entrare subito in sintonia con i nostri piccoli grandi eroi è questa loro capacità di affrontare temi quotidiani e drammi cosmici con lo stesso piglio critico, auto ironico e un po' disincantato.
Tanti sono i richiami, anche se sempre molto delicati, al grande Schulz, a cominciare dalla gentile ironia e dal perfido sarcasmo che permea tutte le vignette. Poi c'è il senso di inadeguatezza dei protagonisti, i quali però, adulti e maturi, non ne sono atterriti ma ci convivono, consci dei loro limiti ma non per questo meno combattivi o rassegnati. Ad ogni vignetta i nostri si comportano come se tutto fosse già visto, già fatto, una sorta di cinismo-corazza dietro il quale difendersi dalle avversità della vita moderna, salvo poi cadere nelle ingenuità più esilaranti o negli entusiasmi più infantili.
Richiami che valgono anche per i personaggi femminili, protesi nello spasmodico tentativo di realizzarsi e allo stesso tempo coscienti del fatto che la strada è fatta di ostacoli e di sacrifici e richiede quindi pazienza e perseveranza.
A supporto di tutto ciò ci sono poi delle trovate geniali, come il robottino alieno, il navigatore satellitare e i vari oggetti più o meno dotati di vita propria che, con la loro tecnologia fatta per aiutare, finiscono col dare filo da torcere ai nostri piccoli-grandi eroi.
Trecento strisce di ottimi fumetti e di sicuro divertimento.
Visita il blog dei Singloids, con le nuove avventure
Visita il blog dei Persichetti Bros
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Tanti sono i richiami, anche se sempre molto delicati, al grande Schulz, a cominciare dalla gentile ironia e dal perfido sarcasmo che permea tutte le vignette. Poi c'è il senso di inadeguatezza dei protagonisti, i quali però, adulti e maturi, non ne sono atterriti ma ci convivono, consci dei loro limiti ma non per questo meno combattivi o rassegnati. Ad ogni vignetta i nostri si comportano come se tutto fosse già visto, già fatto, una sorta di cinismo-corazza dietro il quale difendersi dalle avversità della vita moderna, salvo poi cadere nelle ingenuità più esilaranti o negli entusiasmi più infantili.
Richiami che valgono anche per i personaggi femminili, protesi nello spasmodico tentativo di realizzarsi e allo stesso tempo coscienti del fatto che la strada è fatta di ostacoli e di sacrifici e richiede quindi pazienza e perseveranza.
A supporto di tutto ciò ci sono poi delle trovate geniali, come il robottino alieno, il navigatore satellitare e i vari oggetti più o meno dotati di vita propria che, con la loro tecnologia fatta per aiutare, finiscono col dare filo da torcere ai nostri piccoli-grandi eroi.
Trecento strisce di ottimi fumetti e di sicuro divertimento.
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domenica 27 febbraio 2011
LA SIGNORA DELLE CAMELIE - Alexandre Dumas
Quello di Dumas figlio è un romanzo "estremo". Non ci sono vie di mezzo, quando si parla di amore è passione bruciante, quando si parla di ragione è freddo calcolo. La Signora delle camelie è una donna ancora molto attuale, in una società come la nostra che si suppone lontana anni luce, in fatto di costumi, da quella parigina di metà '800. Nell'era di Sex and the City, torme di "mantenute" come la bella Marguerite Gautier si guadagnano il loro posto nella società, ricevendo, in cambio dei loro servigi, compensi forse diversi da quelli elargiti all'epoca ma provenienti sempre dallo stesso tipo di clienti: ricchi facoltosi, tendenzialmente anziani.
Forse la cosa che davvero è cambiata è la possibilità per gli innamorati di realizzare il loro sogno senza troppi timori di essere ostacolati, come accade invece ai due amanti, la cui struggente storia, così magistralmente raccontata da Dumas, spinge alla commozione più sincera.
E' certo però che, a distanza di più di un secolo, quello che per l'anziano era un mezzo per contrastare la solitudine e la decadenza della vecchiaia e per il giovane un modo di godere di amore a buon prezzo senza passare attraverso le pastoie della società, al giorno d'oggi sembra essere diventato solo e soltanto un espediente per illudersi e illudere di essere importanti, qualunque sia l'età e l'estrazione sociale. Una sorta di legittimazione: esisto perché ho qualcuno che mi ama. Pietosa autocommiserazione, quel qualcuno nutre più affetto per le banconote che per chi le possiede, dove stia l'ipocrisia non è così scontato.
Resta un'aridità di fondo, ben lontana dalla febbrile passione di due innamorati. Chi gode di una simile gioia è portatore della vera bellezza dell'animo umano ma si pone suo malgrado sotto la minaccia di una comunità alla costante ricerca dell'ordine, incapace di accettare incontrollate pulsioni. Simili energie devono necessariamente essere incanalate e, se possibile, sostituite con surrogati come il lavoro, il potere, la ricchezza, la reputazione.
Quando tuttavia giunge il momento di tirare le somme, tutti i nostri sforzi si vanificano di fronte al manifestarsi della nostra vera natura, costringendoci ad ammettere come solo uno, nelle sue varie forme e misure, è il sentimento che rende una vita degna di essere vissuta, che può, per chi crede, redimere agli occhi di Dio una vita di peccati: solo e soltanto l'amore.
Ulteriori informazioni su Alexandre Dumas figlio
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Forse la cosa che davvero è cambiata è la possibilità per gli innamorati di realizzare il loro sogno senza troppi timori di essere ostacolati, come accade invece ai due amanti, la cui struggente storia, così magistralmente raccontata da Dumas, spinge alla commozione più sincera.
E' certo però che, a distanza di più di un secolo, quello che per l'anziano era un mezzo per contrastare la solitudine e la decadenza della vecchiaia e per il giovane un modo di godere di amore a buon prezzo senza passare attraverso le pastoie della società, al giorno d'oggi sembra essere diventato solo e soltanto un espediente per illudersi e illudere di essere importanti, qualunque sia l'età e l'estrazione sociale. Una sorta di legittimazione: esisto perché ho qualcuno che mi ama. Pietosa autocommiserazione, quel qualcuno nutre più affetto per le banconote che per chi le possiede, dove stia l'ipocrisia non è così scontato.
Resta un'aridità di fondo, ben lontana dalla febbrile passione di due innamorati. Chi gode di una simile gioia è portatore della vera bellezza dell'animo umano ma si pone suo malgrado sotto la minaccia di una comunità alla costante ricerca dell'ordine, incapace di accettare incontrollate pulsioni. Simili energie devono necessariamente essere incanalate e, se possibile, sostituite con surrogati come il lavoro, il potere, la ricchezza, la reputazione.
Quando tuttavia giunge il momento di tirare le somme, tutti i nostri sforzi si vanificano di fronte al manifestarsi della nostra vera natura, costringendoci ad ammettere come solo uno, nelle sue varie forme e misure, è il sentimento che rende una vita degna di essere vissuta, che può, per chi crede, redimere agli occhi di Dio una vita di peccati: solo e soltanto l'amore.
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sabato 19 febbraio 2011
LA REGINA DELLA CASA - Sophie Kinsella
Non sono un'appassionata di Sophie Kinsella e non avrei mai letto "La regina della casa" se non fosse che mi è stato caldamente consigliato. Bisogna ammettere che lo stile della Kinsella è divertente e piacevole e in questo romanzo ci sono alcuni momenti veramente esilaranti ma, tolto questo, rimane ben poco. La storia è trita e ritrita, i personaggi insulsi e degni dei peggiori romanzi rosa.
Non riesco a capire per quale motivo quest'autrice riscuota così tanto successo tra le donne, considerati gli stereotipi su cui basa i suoi romanzi. Consigliato solo se proprio non sapete come passare due ore del vostro tempo.
Ulteriori informazioni su Sophie Kinsella
Visita il sito ufficiale dell'autrice
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Non riesco a capire per quale motivo quest'autrice riscuota così tanto successo tra le donne, considerati gli stereotipi su cui basa i suoi romanzi. Consigliato solo se proprio non sapete come passare due ore del vostro tempo.
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sabato 5 febbraio 2011
BEN HUR - Lew Wallace
Quella di Ben Hur è una storia epica con la "E" maiuscola. Una di quelle storie che partono da lontano, come un temporale e poi si avvicina, cresce lentamente, si gonfia, fa quasi paura ma allo stesso tempo affascina, attrae, la si vuole assaporare, si pregusta il momento in cui esploderà in tutta la sua forza ma senza fretta, per avere il tempo di assorbire ogni dettaglio fino all'esaltazione finale. Quella narrata dal "generale" Wallace è una vicenda appassionante, fatta di personaggi straordinari, intensi, in grado di catturare e scatenare emozioni, di portare a gioire per essi, di fremere e commuoversi per essi. Sarà la forza del dramma, l'eroismo delle gesta, l'ambientazione in quello che si può considerare uno dei momenti storici più affascinanti e misteriosi, se non il più affascinante e misterioso della vicenda umana. Sarà per tutte queste cose insieme, Ben Hur è un romanzo da leggere e rileggere, per ritrovarsi ogni volta immersi in una grande storia, di quelle che fanno sognare.
Ulteriori informazioni su Lew Wallace
Visita il sito del museo dedicato al generale Lew Wallace
Guarda il trailer del film di William Wyler ispirato al romanzo (in lingua originale):
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mercoledì 2 febbraio 2011
PASTORALE AMERICANA - Philip Roth
Tutti quanti guardiamo all'America come il luogo dove ogni cosa è possibile. Gli Stati Uniti sono il paese in cui, lavorando duro e impegnandosi nella propria attività, si può solo crescere nella scala sociale e aumentare il proprio benessere. Ma a quale prezzo? Questo è ciò che si chiede Roth in Pastorale Americana.
Protagonista del romanzo è lo svedese Symeour Levov, alto, biondo, affascinante giovane di successo con la scuola e le donne. Eredita dalla sua famiglia la fabbrica di guanti, frutto del lavoro di due generazioni, e ci si impegna con tutto se stesso, non perché sia quello che vuole, ma perché è quello che deve fare. Sembra tutto perfetto nella sua vita, una bella casa, un'attività ben avviata, una famiglia serena. Ma la ricerca della felicità rischia di lasciare sul terreno delle vittime. Chi non riesce ad integrarsi in questo meccanismo ne rimane stritolato o prova ad opporsi attraverso atti violenti, destinati al fallimento. Come accade alla figlia dello svedese, il quale vede andare in pezzi le sue convinzioni e prova senza successo a tenere in piedi la propria famiglia e i suoi affetti, costruiti con tanta fatica.
E' un romanzo duro e spietato, che ci ricorda che non è tutto oro ciò che luccica e che è inutile provare a scappare o a nascondersi dai propri drammi, poiché questi ci troveranno comunque.
Ulteriori informazioni su Philip Roth
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Protagonista del romanzo è lo svedese Symeour Levov, alto, biondo, affascinante giovane di successo con la scuola e le donne. Eredita dalla sua famiglia la fabbrica di guanti, frutto del lavoro di due generazioni, e ci si impegna con tutto se stesso, non perché sia quello che vuole, ma perché è quello che deve fare. Sembra tutto perfetto nella sua vita, una bella casa, un'attività ben avviata, una famiglia serena. Ma la ricerca della felicità rischia di lasciare sul terreno delle vittime. Chi non riesce ad integrarsi in questo meccanismo ne rimane stritolato o prova ad opporsi attraverso atti violenti, destinati al fallimento. Come accade alla figlia dello svedese, il quale vede andare in pezzi le sue convinzioni e prova senza successo a tenere in piedi la propria famiglia e i suoi affetti, costruiti con tanta fatica.
E' un romanzo duro e spietato, che ci ricorda che non è tutto oro ciò che luccica e che è inutile provare a scappare o a nascondersi dai propri drammi, poiché questi ci troveranno comunque.
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