Il termine fantascienza va stretto a questa raccolta di racconti del "tirannico" Isaac Asimov. "Io, robot" non è una semplice antologia di storie fantastiche che i sempre più rari (alleluja!) detrattori di tutto ciò che è "fanta-qualcosa" bollano come lavori di stampo adolescenziale o come (sic!) "romanzi di evasione". Siamo di fronte al tentativo, riuscito, di studiare la psiche umana, a livello individuale e, tanto per gradire, pure su scala planetaria, cercando di immaginare come saremo nel domani che ci attende. Asimov ci regala uno sguardo sul futuro, dove, udite udite, non troveremo i soliti mostriciattoli alieni che si premurano di sostituire le ormai dimenticate bestie carnivore della jungla, al fine di soddisfare il nostro imbarazzante e puerile bisogno di sfogare l'aggressività repressa.
Ciò che ci attende è una società in evoluzione, iper-tecnologica, dove la ricerca scientifica ci conduce verso traguardi sempre più lontani. Una società che si pone domande, che ha paura della propria stessa intelligenza, alla quale però non può rinunciare, al punto da produrne una artificiale, autonoma e cosciente.
Affascinante quanto Asimov riesca ad essere credibile, non si fa mai prendere la mano, non racconta con l'intento di stupire il lettore, la sua non è un'invenzione ma una previsione, che si basa sulla ferrea logica della scienza. Con simili presupposti è normale scavalcare certe banalità del genere, prendere a sberle gli alieni è roba da videogames, qui si fa sul serio, qui si cerca veramente di guardare nel futuro, per scoprire come potremmo essere da qui a decine, centinaia di anni. Inutile negarlo, il livello letterario di questo maestro è di qualità superiore o, per restare in tema, di un altro pianeta.
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lunedì 4 luglio 2011
domenica 26 giugno 2011
APERTO TUTTA LA NOTTE - David Trueba
Una famiglia non è la semplice somma dei suoi componenti ma il modo in cui questi vivono, interagiscono e stanno insieme. Questo è quanto prova a spiegarci David Trueba in "Aperto tutta la notte". Al centro della narrazione dello sceneggiatore madrileno è la numerosa e caotica famiglia Belitre, che nel corso di una torrida estate madrilena si trova a traslocare in una nuova casa.
Trueba ci presenta una carrellata di personaggi grotteschi e surreali ognuno di loro alle prese con problemi esistenziali e drammi di vario tipo che troveranno la loro composizione solo all'interno del nucleo famigliare.
L'autore attraverso le esagerate avventure dei Belitre ci offre diversi spunti di riflessione: la crisi di mezza età dei cinquantenni, l'incapacità degli adolescenti di accettarsi e farsi accettare, la difficoltà nell'amare e nell'innamorarsi. La sua capacità è quella di farlo in maniera ironica, strappando sempre e comunque un sorriso al lettore.
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Trueba ci presenta una carrellata di personaggi grotteschi e surreali ognuno di loro alle prese con problemi esistenziali e drammi di vario tipo che troveranno la loro composizione solo all'interno del nucleo famigliare.
L'autore attraverso le esagerate avventure dei Belitre ci offre diversi spunti di riflessione: la crisi di mezza età dei cinquantenni, l'incapacità degli adolescenti di accettarsi e farsi accettare, la difficoltà nell'amare e nell'innamorarsi. La sua capacità è quella di farlo in maniera ironica, strappando sempre e comunque un sorriso al lettore.
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giovedì 16 giugno 2011
LA SONATA A KREUTZER - Lev Tolstoj
Questo racconto di Tolstoj, che non ha nulla a che vedere, se non marginalmente, con la Sonata a Kreutzer, è in realtà più un dialogo (ancor più un monologo) fra i due protagonisti. L'argomento trattato è la vita di coppia, che Tolstoj tenta di spiegare, ovviamente dal suo piuttosto radicale punto di vista. A prescindere dalle opinioni di ciascuno, bisogna dare atto al grande maestro russo del coraggio dimostrato nell'affrontare un argomento complicato come questo, dove ognuno ha la propria visione delle cose, tutti sono convinti di avere ragione ma soprattutto nessuno possiede veramente una teoria chiara e razionale per spiegare l'amore, un po' quello che succede quando si tenta di convincere qualcuno dell'esistenza di dio o degli ufo.
Tolstoj tenta di applicare, come è giusto che sia, un procedimento filosofico per trovare il senso dell'amore fra un uomo e una donna, per capire perché esso sia necessario o al contrario inutile, come influisca la società nei rapporti coniugali, quanto c'è di istinto, quanto c'è di raziocinio.
A riprova del fatto che l'argomento è tutt'altro che banale, lo stesso autore ha ritenuto necessario aggiungere una corposa postfazione, nella quale tenta di chiarire ulteriormente i concetti che ha cercato di rappresentare nel racconto.
Ne emerge una condanna senza appello della pratica sessuale, attività distruttiva e alienante, vera causa dei drammi umani, che porta un uomo e una donna ad unirsi e a condannare se stessi a una vita di litigi, di incomprensioni, di sofferenze. La concezione ludica del sesso viene abolita a favore di una più "sana" astensione, pratica attraverso la quale tentare l'ascesa alla purezza d'animo e quindi alla beatitudine celeste. L'atto sessuale deve quindi essere relegato a semplice necessità riproduttiva, al pari degli animali, impedendo che diventi motivo di attrazione fra uomo e donna e quindi di rovina della loro esistenza.
Questa visione negativa dei rapporti fra uomini e donne è spiazzante, soprattutto perché è priva di quegli elementi ossessivi e morbosi di certe dottrine, la cui condanna è più mirata alla conquista del controllo della mente, che alla ricerca del benessere e, in ultimo, della realizzazione dello spirito. L'approccio è, appunto, filosofico, non religioso nè oscurantista bensì assolutamente razionale. Certo è un'opera che offre spunti di riflessione e di discussione. In alternativa si può parlare degli ufo, ma senza litigare.
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Tolstoj tenta di applicare, come è giusto che sia, un procedimento filosofico per trovare il senso dell'amore fra un uomo e una donna, per capire perché esso sia necessario o al contrario inutile, come influisca la società nei rapporti coniugali, quanto c'è di istinto, quanto c'è di raziocinio.
A riprova del fatto che l'argomento è tutt'altro che banale, lo stesso autore ha ritenuto necessario aggiungere una corposa postfazione, nella quale tenta di chiarire ulteriormente i concetti che ha cercato di rappresentare nel racconto.
Ne emerge una condanna senza appello della pratica sessuale, attività distruttiva e alienante, vera causa dei drammi umani, che porta un uomo e una donna ad unirsi e a condannare se stessi a una vita di litigi, di incomprensioni, di sofferenze. La concezione ludica del sesso viene abolita a favore di una più "sana" astensione, pratica attraverso la quale tentare l'ascesa alla purezza d'animo e quindi alla beatitudine celeste. L'atto sessuale deve quindi essere relegato a semplice necessità riproduttiva, al pari degli animali, impedendo che diventi motivo di attrazione fra uomo e donna e quindi di rovina della loro esistenza.
Questa visione negativa dei rapporti fra uomini e donne è spiazzante, soprattutto perché è priva di quegli elementi ossessivi e morbosi di certe dottrine, la cui condanna è più mirata alla conquista del controllo della mente, che alla ricerca del benessere e, in ultimo, della realizzazione dello spirito. L'approccio è, appunto, filosofico, non religioso nè oscurantista bensì assolutamente razionale. Certo è un'opera che offre spunti di riflessione e di discussione. In alternativa si può parlare degli ufo, ma senza litigare.
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mercoledì 8 giugno 2011
SOLAR - Ian McEwan
E' facile appassionarsi ai protagonisti dei libri, quando questi sono simpatici, generosi e magari anche belli. Lo è un po' meno quando si tratta di perdenti, cinici e antipatici. Perchè ciò possa avvenire ci vuole un autore veramente bravo. E Ian McEwan lo è. Il protagonista di Solar, il suo ultimo romanzo, è un premio Nobel antipatico, squallido, meschino, moralmente abietto, per il quale è veramente difficile parteggiare. Ma McEwan riesce, attraverso momenti esilaranti, a renderlo divertente e a fare appassionare il lettore alle sue disavventure amorose e professionali.
Il tema di fondo del romanzo, non è come si può pensare leggendo la quarta di copertina, il riscaldamento globale e l'ecologia ma la capacità di ognuno di noi di mantenere sempre vive le proprie passioni e ambizioni, pur dovendo venire a patti con il mondo che ci circonda e con i meccanismi economici e sociali che ci spingono ad apparire sempre sulla cresta dell'onda, non importa a quale prezzo.
Un buon libro, a tratti divertente, sicuramente però non un capolavoro.
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Visita il sito ufficiale di Ian McEwan
Acquista Solar di Ian McEwan
Guarda questa intervista a Ian McEwan, condotta da Paolo Giordano al Circolo dei Lettori:
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Il tema di fondo del romanzo, non è come si può pensare leggendo la quarta di copertina, il riscaldamento globale e l'ecologia ma la capacità di ognuno di noi di mantenere sempre vive le proprie passioni e ambizioni, pur dovendo venire a patti con il mondo che ci circonda e con i meccanismi economici e sociali che ci spingono ad apparire sempre sulla cresta dell'onda, non importa a quale prezzo.
Un buon libro, a tratti divertente, sicuramente però non un capolavoro.
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sabato 4 giugno 2011
L'UOMO DUPLICATO - Josè Saramago
Il tema del doppio ha sempre affascinato gli scrittori di tutti i tempi. Saramago, ne L'uomo Duplicato, lo tratta però in maniera decisamente nuova. Non più una persona con due diverse personalità, bensì due persone distinte, con due vite diverse ma identiche nell'aspetto, pur non essendo in alcun modo parenti.
Quanto è importante il sapere di essere unici e non copia di qualcun'altro? Quanto l'apparenza connota un uomo in quanto tale? Questi sono i quesiti che Saramago pone a noi e ai suoi protagonisti. E Saramago cerca di dare una risposta guidandoci passo passo nell'ossessione che il protagonista matura verso il proprio doppio fino ad un finale spiazzante e stupendo.
Si tratta di un tema sicuramente interessante e intrigante, l'inizio del romanzo è coinvolgente e spinge il lettore a volerne sapere di più. Il finale è di quelli che colpiscono e rimangono. Peccato però che la parte centrale sia lenta e noiosa, il protagonista eccessivamente inetto e poco attrezzato ad affrontare la sua vita, a tal punto da risultare fastidioso. Il vero valore di questo romanzo sta nello stile e nella scrittura di Saramago. L'ironia pungente, continue intrusioni del narratore nella storia, il non utilizzo delle virgolette nei dialoghi rendono lo stile di Saramago innovativo ed unico.
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Quanto è importante il sapere di essere unici e non copia di qualcun'altro? Quanto l'apparenza connota un uomo in quanto tale? Questi sono i quesiti che Saramago pone a noi e ai suoi protagonisti. E Saramago cerca di dare una risposta guidandoci passo passo nell'ossessione che il protagonista matura verso il proprio doppio fino ad un finale spiazzante e stupendo.
Si tratta di un tema sicuramente interessante e intrigante, l'inizio del romanzo è coinvolgente e spinge il lettore a volerne sapere di più. Il finale è di quelli che colpiscono e rimangono. Peccato però che la parte centrale sia lenta e noiosa, il protagonista eccessivamente inetto e poco attrezzato ad affrontare la sua vita, a tal punto da risultare fastidioso. Il vero valore di questo romanzo sta nello stile e nella scrittura di Saramago. L'ironia pungente, continue intrusioni del narratore nella storia, il non utilizzo delle virgolette nei dialoghi rendono lo stile di Saramago innovativo ed unico.
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martedì 31 maggio 2011
LA STORIA - Elsa Morante
Più che un romanzo, la Storia di Elsa Morante è una lunga cronaca in forma di racconto. Non c'è una vera e propria trama, con inizio, sviluppo e conclusione, piuttosto si assiste agli eventi così come accadono, senza davvero riuscire ad intravedere la mano della narratrice, la quale riesce ad essere quasi del tutto trasparente. Si tratta di un'opera piuttosto impegnativa, sia per il peso specifico che per il tema trattato, lo spaccato di un momento storico che rappresenta uno spartiacque nel nostro recente passato, la seconda guerra mondiale. Il punto di vista è quello della gente del popolo, la più impreparata, la più indifesa, la più inconsapevole. Vengono presentati numerosi personaggi e ciascuno contribuisce a suo modo alla storia: gli anziani idealisti ma ignoranti, la madre vittima e senza difese, il figlio ribelle e individualista, il giovane sognatore sempre sconfitto, il bambino inconsapevole ed entusiasta.
Ciascuno di essi rappresenta persone che possono essere davvero esistite, poiché vivono una quotidianità che può appartenere a ciascuno di noi, seppure immerse in un contesto estremo, come quello della guerra. Possono anche essere viste come allegorie, con comportamenti che si possono rapportare ad intere popolazioni, che percorrono un cammino durante il quale evolvono, cambiando mentalità spesso loro malgrado, vedendosi costrette a fare scelte per adattarsi alle nuove condizioni in cui di volta in volta si trovano a vivere (o più ancora a sopravvivere), illudendosi di risolvere i propri problemi ignorandoli o imponendo soluzioni apparentemente efficaci e tuttavia tragicamente figlie di una scarsa lungimiranza. In particolare Elsa Morante si sofferma sulla parte di popolazione che di solito gli eventi li subisce poiché più inerte, più inconsapevole, nella quale è forse più facile leggere gli effetti dei moti della Storia.
Non c'è un personaggio al quale potersi affezionare, nessuno di essi sembra davvero padrone del proprio destino, la loro personale storia passa e va, si mescola a quella con la "S" maiuscola, portando il suo modesto contributo ma nulla più. A volte sono così tanti che la narrazione, per dare spazio a tutti, diventa dispersiva, si perde in innumerevoli dettagli per i quali ci si trova spesso a chiedersi se davvero siano necessari, desiderando invece di potersi soffermare di più sugli episodi più interessanti. Ma forse è proprio questo l'intento, nessun gesto merita di essere raccontato più di un altro, tutti vanno a far parte della Storia e quindi è necessario raccontarli tutti.
Senza dubbio è un libro ricco di spunti, sui quali riflettere, per i quali indignarsi o commuoversi. A volte, annoiarsi.
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Ciascuno di essi rappresenta persone che possono essere davvero esistite, poiché vivono una quotidianità che può appartenere a ciascuno di noi, seppure immerse in un contesto estremo, come quello della guerra. Possono anche essere viste come allegorie, con comportamenti che si possono rapportare ad intere popolazioni, che percorrono un cammino durante il quale evolvono, cambiando mentalità spesso loro malgrado, vedendosi costrette a fare scelte per adattarsi alle nuove condizioni in cui di volta in volta si trovano a vivere (o più ancora a sopravvivere), illudendosi di risolvere i propri problemi ignorandoli o imponendo soluzioni apparentemente efficaci e tuttavia tragicamente figlie di una scarsa lungimiranza. In particolare Elsa Morante si sofferma sulla parte di popolazione che di solito gli eventi li subisce poiché più inerte, più inconsapevole, nella quale è forse più facile leggere gli effetti dei moti della Storia.
Non c'è un personaggio al quale potersi affezionare, nessuno di essi sembra davvero padrone del proprio destino, la loro personale storia passa e va, si mescola a quella con la "S" maiuscola, portando il suo modesto contributo ma nulla più. A volte sono così tanti che la narrazione, per dare spazio a tutti, diventa dispersiva, si perde in innumerevoli dettagli per i quali ci si trova spesso a chiedersi se davvero siano necessari, desiderando invece di potersi soffermare di più sugli episodi più interessanti. Ma forse è proprio questo l'intento, nessun gesto merita di essere raccontato più di un altro, tutti vanno a far parte della Storia e quindi è necessario raccontarli tutti.
Senza dubbio è un libro ricco di spunti, sui quali riflettere, per i quali indignarsi o commuoversi. A volte, annoiarsi.
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mercoledì 18 maggio 2011
BISCOTTI E SOSPETTI - Stefania Bertola
Ad essere cattivi si potrebbe definire Stefania Bertola la Kinsella italiana. Le vicende narrate nei suoi libri sono sempre molto leggere, con personaggi ed intrecci al limite del credibile e Biscotti e Sospetti non sfugge a questa regola. All'interno di un elegante condominio della collina torinese si muovono diversi personaggi in un intreccio di amori, intrighi e sospetti. Ma ad essere sinceri il paragone con la Kinsella fa torto alla scrittrice torinese il cui stile è spumeggiante e brillante e riesce a regalarci veri momenti di divertimento. I suoi personaggi sono sì un po' strampalati ma è facile riconoscere in ciascuno di loro un qualche elemento che li rende vicini a noi. Una lettura leggera per qualche ora di relax e divertimento.
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