Calabresi è uno spacciatore di ottimismo! E smercia solo roba di ottima qualità. Se consideriamo poi che in questi ultimi tempi è molto difficile essere ottimisti, non possiamo che essergli grati. Il suo terzo libro "Cosa tiene accese le stelle" è un monito, rivolto soprattutto ai più giovani, a smettere di pensare che i vecchi tempi fossero meglio e che si stava meglio quando si stava peggio. Niente di più falso, secondo Calabresi.
A sostegno della sua tesi ci porta alcuni esempi: le invenzioni che ci permettono di vivere meglio (la storia di come la lavatrice abbiamo cambiato la vita di sua nonna è semplicemente geniale nella sua evidenza), i progressi della scienza e della nostra società civile. Ma Calabresi non si limita a dimostrarci che è sbagliato tingere di rosa un passato che poi così idilliaco non era, prova anche a portarci esempi di speranza per questo futuro che ci sembra così fosco. E lo fa raccontandoci storie di italiani che hanno avuto successo o che stanno provando ad emergere, semplicemente con la forza del loro impegno. Commovente, a questo proposito, è la storia della giovane immigrata che è la migliore studentessa della Liguria.
E anche questa volta, come per le sue due opere precedenti, Calabresi riesce ad infonderci sicurezza e speranza per questo nostro paese.
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domenica 18 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
TRE ATTI E DUE TEMPI - Giorgio Faletti
Tre atti e due tempi, ultima fatica letteraria di Giorgio Faletti, è un piccolo romanzo difficilmente riconducibile ad un genere. Sicuramente non è il classico thriller mozzafiato e carico di suspence a cui l'ormai ex comico piemontese ci aveva abituato. Per il tema di attualità trattato si potrebbe quasi catalogare come un instant book, ma questa definizione sarebbe un po' riduttiva. Il protagonista della vicenda è Silver, magazziniere sessantenne di una squadra di serie b prossima alla promozione, che scopre per caso un giro di scommesse ad opera di alcuni giocatori della sua squadra. Ma questo legame con l'attualità è solo un espediente per presentare temi molto piuù universali. L'uomo infatti si troverà a dover affrontare prima i fantasmi del suo passato e poi a rivedere il rapporto con suo figlio. Pur non trattandosi di un thriller, Faletti riesce comunque a mantenere alta la tensione, soprattutto grazie ai tempi della narrazione (il tutto avviene in un'unica giornata e durante i 90 minuti di una partita) e alla sua scrittura sempre asciutta, diretta e scorrevole. Forse non è il libro che ci si aspetta da Faletti, ma è sicuramente da apprezzare sia per il tentativo di proporre qualcosa di diverso, sia per l'attenzione ai dettagli che emerge soprattutto nelle descrizioni calcistiche.
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domenica 4 marzo 2012
AMORE, ZUCCHERO E CANNELLA - Amy Bratley
Mi sono ritrovata a leggere Amore, Zucchero e cannella, sia perché particolarmente attratta dal titolo, sia perché incuriosita dalla lunga permanenza nella classifica dei libri più venduti. E onestamente non mi spiego come possa essere possibile. La storia non ha alcun spunto originale, i personaggi ricalcano i classici clichè della letteratura rosa, assolutamente insipidi e senza alcuno spessore. Ma soprattutto dove stanno lo zucchero e la cannella? Avevo immaginato sì una storia d'amore, ma dove la cucina fosse in qualche modo presente e invece non ce n'è nessuna traccia. Ovviamente se mi fossi preoccupata di controllare il titolo originale (The Girls’ Guide to Homemaking), almeno non sarei rimasta delusa da questo aspetto. Che dire, un libro leggero leggero adatto solo alla lettura sui mezzi pubblici.
Titolo originale dell'opera: The Girls’ Guide to Homemaking
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sabato 18 febbraio 2012
SUPER SANTOS - Roberto Saviano
E' innegabile che Saviano sia un grande affabulatore, sia quando scrive, sia quando parla. E non importa quale argomento stia affrontando: camorra, amore, sport. Una volta che comincia la sua narrazione diventa difficile distogliere l'attenzione. All'inizio della storia raccontata in Super Santos, i protagonisti potremmo tranquillamente essere noi, che da bambini ci divertivamo a correre dietro un pallone sognando di diventare chi Maradona, chi Platini, chi Gullit, ma tutti dei grandi calciatori. Come i protagonisti, abbiamo poi, crescendo, accantonato questi grandi sogni, trovando ognuno la propria strada. L'unica differenza tra noi e loro è che noi non abbiamo rincorso il pallone nelle piazze dello spaccio controllato dalla camorra e che le scelte legate al nostro futuro non hanno dovuto fare i conti con questo fattore. Da una storia in cui è facile identificarsi Saviano ci dimostra come la criminalità organizzata sia parte della quotidianità di moltissime persone e come possa influenzarne non solo il presente, ma anche i sogni. E forse è proprio questa capacità di raccontarci come normali e quotidiane situazioni che non dovrebbero esserlo, la grandissima forza di questo autore.
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lunedì 16 gennaio 2012
DISNEY D'AUTORE - Silvia Ziche
Se un'idea è in grado di sopravvivere al passare degli anni è perché possiede un'indiscutibile forza propria ma anche perché chi la sostiene si adopera per mantenerla sempre viva e interessante. Autori come Silvia Ziche riescono, con la loro interpretazione, a regalare la freschezza e la vivacità necessarie a rendere i personaggi Disney sempre divertenti e godibili. In questo tipo di fumetti la precisione, il dettaglio sono solo un valore aggiunto. Un'espressione azzeccata, una situazione improbabile possono da sole risolvere la vignetta. Silvia Ziche ci riesce spesso e in modo brillante, restituendo la giusta dimensione a un genere che deve prima di tutto divertire.
A volte il rinnovamento passa attraverso la continuità. Certi tentativi fatti nel passato di impostare le storie di paperi e topi con uno stile poliziesco o avventuroso finiscono con l'annoiare. Non funzionano, lo dicono gli stessi personaggi, che non si trovano a loro agio nei panni dell'uomo d'azione, del duro, dell'avventuriero senza paura. Semplicemente non sono credibili. A meno che non si aggiunga la giusta dose di autoironia. E` questo l'ingrediente segreto, che rende tutto più completo, che permette alla storia di raggiungere il lettore. Silvia Ziche ne sa fare buon uso e il risultato è garantito, permettendo a un'idea pluridecennale di mantenere tutto il suo fascino e la sua attualità.
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A volte il rinnovamento passa attraverso la continuità. Certi tentativi fatti nel passato di impostare le storie di paperi e topi con uno stile poliziesco o avventuroso finiscono con l'annoiare. Non funzionano, lo dicono gli stessi personaggi, che non si trovano a loro agio nei panni dell'uomo d'azione, del duro, dell'avventuriero senza paura. Semplicemente non sono credibili. A meno che non si aggiunga la giusta dose di autoironia. E` questo l'ingrediente segreto, che rende tutto più completo, che permette alla storia di raggiungere il lettore. Silvia Ziche ne sa fare buon uso e il risultato è garantito, permettendo a un'idea pluridecennale di mantenere tutto il suo fascino e la sua attualità.
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venerdì 6 gennaio 2012
NEANCHE GLI DEI - Isaac Asimov
A fronte di un'idea di fondo fantasiosa e stimolante, Neanche gli dei difetta di uno sviluppo convincente della trama. Come dichiara lo stesso Asimov, la storia prende spunto da un evento casuale e lui ci ricama sopra un racconto ricco di misteri e del giusto senso del meraviglioso che è lecito aspettarsi da uno scrittore di fantascienza che si rispetti.
Tuttavia, dopo una prima metà caratterizzata da un crescendo coinvolgente e da una seconda di preparazione alla soluzione finale, si finisce un po' sotto tono, come se, dopo un pasto di ricche e gustose portate, si concludesse con un dessert deludente. La verità è che, di fronte alla bellezza delle ambientazioni, la trama passa quasi in secondo piano.
Leggendo Asimov si resta spesso colpiti dallo stile documentaristico con cui l'autore americano struttura le sue opere, si ha la sensazione di leggere il trattato di un sociologo più che la storia di un romanziere. Il famoso "sense of wonder" è assicurato e non c'è da stupirsi se poi trama e personaggi ci intrigano meno di quanto ci si aspetterebbe.
La descrizione di una società aliena, che non si limita solamente a tratteggiare l'aspetto di improbabili omini verdi, ma che ci dà invece informazioni sullo stile di vita quotidiano, sulla struttura gerarchica della società, persino sulle nevrosi dei suoi membri, con idee e intuizioni geniali, lascia stupefatti. Esattamente come la descrizione della colonia lunare nella seconda parte di Neanche gli Dei, interessante rappresentazione di una civiltà umana extraterrestre, abituata a vivere in un contesto estremamente diverso da quello originario ma non per questo meno confortevole e sofisticato. Centinaia di chilometri di gallerie, scavate nel corso di decenni, in grado di fornire case, lavoro, svaghi e ogni genere di servizi che rendono possibile il fiorire di una cultura indipendente, con un proprio stile di vita e proprie aspirazioni.
Così tanto materiale, così emotivamente coinvolgente, da far passare in secondo piano le vicende dei protagonisti. Fantascienza con la "F" maiuscola.
Ulteriori informazioni su Isaac Asimov
Visita il sito amatoriale italiano di Isaac Asimov
Ulteriori approfondimenti su Isaac Asimov
Titolo originale dell'opera: The Gods Themselves
Acquista Neanche gli dei di Asimov
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Tuttavia, dopo una prima metà caratterizzata da un crescendo coinvolgente e da una seconda di preparazione alla soluzione finale, si finisce un po' sotto tono, come se, dopo un pasto di ricche e gustose portate, si concludesse con un dessert deludente. La verità è che, di fronte alla bellezza delle ambientazioni, la trama passa quasi in secondo piano.
Leggendo Asimov si resta spesso colpiti dallo stile documentaristico con cui l'autore americano struttura le sue opere, si ha la sensazione di leggere il trattato di un sociologo più che la storia di un romanziere. Il famoso "sense of wonder" è assicurato e non c'è da stupirsi se poi trama e personaggi ci intrigano meno di quanto ci si aspetterebbe.
La descrizione di una società aliena, che non si limita solamente a tratteggiare l'aspetto di improbabili omini verdi, ma che ci dà invece informazioni sullo stile di vita quotidiano, sulla struttura gerarchica della società, persino sulle nevrosi dei suoi membri, con idee e intuizioni geniali, lascia stupefatti. Esattamente come la descrizione della colonia lunare nella seconda parte di Neanche gli Dei, interessante rappresentazione di una civiltà umana extraterrestre, abituata a vivere in un contesto estremamente diverso da quello originario ma non per questo meno confortevole e sofisticato. Centinaia di chilometri di gallerie, scavate nel corso di decenni, in grado di fornire case, lavoro, svaghi e ogni genere di servizi che rendono possibile il fiorire di una cultura indipendente, con un proprio stile di vita e proprie aspirazioni.
Così tanto materiale, così emotivamente coinvolgente, da far passare in secondo piano le vicende dei protagonisti. Fantascienza con la "F" maiuscola.
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Titolo originale dell'opera: The Gods Themselves
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domenica 11 dicembre 2011
TRILOGIA DELLA CITTÀ DI K. - Ágota Kristóf
Terminata l'ultima pagina di Trilogia della città di K., di Ágota Kristóf, ho chiuso il libro e l'ho tenuto in mano per un po' come per cercare di assimilare al meglio tutte le emozioni che l'autrice è stata in grado di suscitare.
Si tratta infatti di un libro che di certo non lascia indifferente il lettore sia per quanto raccontato, sia per la prosa sia per la struttura narrativa.
La storia si dipana attraverso le tre parti della trilogia, raccontandoci le vicende dei due gemelli Klaus e Lucas, un viaggio nell'orrore e nel dolore umano, raccontato però senza pietismi, grazie a frasi brevi, incisive e laconiche, che vanno dritte al punto. L'orrore infatti non ha bisogno di troppe parole per essere descritto.
Questo tipo di narrazione insieme alla scelta di non definire chiaramente la collocazione geografica della città di K. e il periodo temporale della vicenda, fanno sì che la storia narrata e i personaggi descritti dalla Kristóf possano essere considerati delle figure allegoriche per denunciare gli orrori di tutte le guerre, indifferentemente da dove avvengano e da chi vi prende parte.
È un libro che colpisce forte alla stomaco, non certo piacevole, ma che una volta iniziato non è possibile non terminare.
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Si tratta infatti di un libro che di certo non lascia indifferente il lettore sia per quanto raccontato, sia per la prosa sia per la struttura narrativa.
La storia si dipana attraverso le tre parti della trilogia, raccontandoci le vicende dei due gemelli Klaus e Lucas, un viaggio nell'orrore e nel dolore umano, raccontato però senza pietismi, grazie a frasi brevi, incisive e laconiche, che vanno dritte al punto. L'orrore infatti non ha bisogno di troppe parole per essere descritto.
Questo tipo di narrazione insieme alla scelta di non definire chiaramente la collocazione geografica della città di K. e il periodo temporale della vicenda, fanno sì che la storia narrata e i personaggi descritti dalla Kristóf possano essere considerati delle figure allegoriche per denunciare gli orrori di tutte le guerre, indifferentemente da dove avvengano e da chi vi prende parte.
È un libro che colpisce forte alla stomaco, non certo piacevole, ma che una volta iniziato non è possibile non terminare.
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