La collega tatuata è il primo della serie di romanzi di Margherita Oggero con protagonista la "profia" Baudino. Iniziamo con il dire che pur essendo tecnicamente un giallo, la soluzione del caso è, a mio parere, la parte più accessoria e meno significativa del romanzo. A tenermi incollata alle pagine è stata l'assoluta simpatia provata fin dal primo momento verso la protagonista. Professoressa in una scuola superiore torinese, alle soglie dei 40 anni, che conduce un tran tran regolare con marito, figlia, cane e madre fino a quando una sua collega, per cui non nutre neanche particolare simpatia, viene uccisa. E qui spinta dapprima da un moto di curiosità e poi da una certa attrazione per il fascinoso commissario alle prese con il caso si troverà ad indagare. E' impossibile non immedesimarsi nei pensieri della donna sulla strana piega che la relazione con il commissario potrebbe prendere, così come non si può sorridere dell'antipatia verso la collega causata da futili questioni. L'altro motivo per cui leggere La collega Tatuata è Torino e la torinesità. Sono convinta che ogni città abbia una sua anima e i suoi abitanti la riflettano. La Oggero riesce perfettamente a trasmettere l'anima di Torino e di chi la abita, apparentemente riservati e un po' scostanti, in realtà curiosi e gossippari come tutti. Una lettura diivertente per qualche ora di svago.
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lunedì 27 aprile 2015
sabato 25 aprile 2015
FIGHT CLUB - Chuck Palahniuk
Sono sempre un po' in difficoltà quando devo dire la mia su un romanzo che è da molti considerato un cult, e Fight Club di Palahniuk lo è per moltissimi.
Eviterò quindi di girarci intorno e dirò subito che non mi è piaciuto. Probabilmente io e Palahniuk non siamo fatti l'uno per l'altro. Vorrei non venire fraintesa, la rappresentazione del disagio esistenziale profondo del protagonista, che riflette in maniera estremizzata il disagio che ognuno di noi vive, mi è chiarissimo e trovo che la strada scelta per la sua descrizione sia originale e per certi versi geniale. Non mi disturba neanche il linguaggio forte o la descrizione di scene pulp e disgustose, non ho lo stomaco debole e penso che l'estremizzazione di certe situazioni sia spesso l'unico modo per portare avanti un messaggio.
Il problema è che ho l'impressione che Palahniuk si autompiaccia del suo estremismo e che autoindulga nelle esagerazioni anche quando questo non serve. Diverse volte a mio parere l'attenzione al dettaglio forte ha fatto si che si perdesse il significato vero di quello che si stava raccontando. Peccato, perchè come detto la trama è semplicemente geniale e la rappresentazione del disagio del protagonista che deve reprimere i propri istinti per adattarsi alle convenzioni della società moderna esasperatamente competitiva sicuramente lascia il segno.
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Guarda il trailer del film Fight Club tratto dal romanzo:
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Eviterò quindi di girarci intorno e dirò subito che non mi è piaciuto. Probabilmente io e Palahniuk non siamo fatti l'uno per l'altro. Vorrei non venire fraintesa, la rappresentazione del disagio esistenziale profondo del protagonista, che riflette in maniera estremizzata il disagio che ognuno di noi vive, mi è chiarissimo e trovo che la strada scelta per la sua descrizione sia originale e per certi versi geniale. Non mi disturba neanche il linguaggio forte o la descrizione di scene pulp e disgustose, non ho lo stomaco debole e penso che l'estremizzazione di certe situazioni sia spesso l'unico modo per portare avanti un messaggio.
Il problema è che ho l'impressione che Palahniuk si autompiaccia del suo estremismo e che autoindulga nelle esagerazioni anche quando questo non serve. Diverse volte a mio parere l'attenzione al dettaglio forte ha fatto si che si perdesse il significato vero di quello che si stava raccontando. Peccato, perchè come detto la trama è semplicemente geniale e la rappresentazione del disagio del protagonista che deve reprimere i propri istinti per adattarsi alle convenzioni della società moderna esasperatamente competitiva sicuramente lascia il segno.
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venerdì 13 giugno 2014
ELRIC DI MELNIBONE' - Michael Moorcock
Se è vero che quello di Elric è un personaggio debole e di salute cagionevole, è anche vero che, nonostante questo, il suo carisma resta indiscutibile. Quando a ciò si aggiunge la forza sinistra della spada maledetta alla quale è legato, allora diventa uno dei personaggi più "power" della fantasy di tutti i tempi.
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sabato 31 maggio 2014
TEX WILLER - Mauro Boselli
Personaggi come Tex Willer entrano di diritto nella storia del fumetto perché si sono guadagnati sul campo la loro fama. Boselli e l'editore Sergio Bonelli che introduce il romanzo, lo celebrano raccontando in forma letterale la sua vita.
Dopo anni di pubblicazioni e centinaia di numeri usciti in edicola, è naturale che alcune storie
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domenica 11 maggio 2014
LA BANDA DEGLI INSOLITI OTTANTENNI - Catharina Ingelman-Sundberg
Si è sempre portati a pensare che agli anziani non possa succedere mai nulla, se non cose tristi. Per questo motivo difficilmente nel passato si riuscivano a trovare libri che avevano come protagonisti anziani, almeno che il tema non fosse quello della caducità della vita e della solitudine degli ultimi anni. Ultimamente invece aumenta la latteratura leggera che pone come protagonisti anziani allegri e brillanti che cercano di affrontare al meglio la vecchiaia e che si cimentano ogni giorno in nuove avventure. La banda degli insoliti ottantenni della svedese Ingelman-Sundberg rientra in questo filone. Protagonisti sono 5 arzilli vecchietti che vivono in una casa di riposo. Lo spunto che da il là alla vicenda è molto originale e divertente. Guardando un documentario sulle carceri svedesi i nostri protagonisti realizzano come le condizioni di vita dei detenuti, siano meglio di quelle del loro ospizio, perchè quindi non organizzare un furto e farsi arrestare? Da qui partono le rocambolesche avventure di questi improvvisati ladri, talmente poco plausilibili come delinquenti da riuscire organizzare un furto quasi perfetto senza che nessuno possa lontamente sospettare di loro. Questo spunto permette all'autrice di riflettere in maniera leggera su temi quali la solitudine degli anziani, l'amore in età avanzata, l'abbandono da parte dei figli.
Il romanzo ha un unico difetto ma che purtroppo penalizza la sua letteratura: ha 50 pagine di troppo! Il finale è infatti un po' troppo tirato per le lunghe e si perde un pò l'ironia e la verve iniziale. Nel complesso rimane un buon romanzo, divertente e adattato ad una bella giornata di riposo.
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Titolo originale: Kaffe med rån
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mercoledì 26 marzo 2014
IL SOGNO PIU' DOLCE - Doris Lessing
Sono punti di vista interessanti quelli offerti da Doris Lessing sulla società inglese degli anni '60 e non solo. Una casa che svolge soprattutto la funzione di rifugio, il punto di incontro di persone vicine per certi aspetti, distanti per altri: legami parentali, affinità sentimentali, idee politiche, estrazione sociale.
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domenica 16 marzo 2014
NEL NOME DELLO ZIO - Stefano Piedimonte
Una risata vi seppellirà! Probabilmente per seppellire la criminalità organizzata una risata non è sufficiente, ma ridicolizzare certi aspetti può aiutare a rendere il male meno spaventoso e a far capire quale sia la vera natura degli uomini che compongono queste organizzazioni. Questo è quello che prova a far Stefano Piedimonte ne "Il nome dello zio", con risultati direi ottimi. Lo zio è uno spietato capo clan camorrista che a un certo punto viene tradito da qualcuno all'interno dell'organizzazione ed è costretto alla latitanza. I suoi uomini hanno però bisogno di entrare in contatto con lui, e provano a farlo sfruttando una sua debolezza, non vi rivelo quale essendo il fulcro centrale della vicenda. Il risultato è veramente esilarante e molto comico. La forza di Piedimonte però sta nella capacità di usare la risata per far riflettere, la ridicolizzazione per far capire i meccanismi alla base dell'organizzazione criminale, la caricaturizzazione per spiegare a chi non è mai venuto, per sua fortuna, in contatto con quoto ambiente quanto possa essere crudele. E quello che rimane alla fine, al di là dei momenti di divertimento, e la denuncia e un po' di perplessità su come sia possibile che a uomini così, spesso mediocri, senza alcuna particolare cultura e non certo dotati di particolari poteri, sia stato permesso di prendere in mano un intero territorio e il controllo sulle vite di intere popolazioni. Mostrarli per quello che sono, per quanto tirato all'eccesso per necessità narrative, lascia una speranza sul fatto che siano in qualche modo battipali.
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domenica 5 gennaio 2014
TETANO - Alessio Torino
Tetano è un romanzo di fiume, lo è però in una maniera strana. Solitamente nei romanzi di fiume, il fiume rappresenta la possibilità di fuga, una via per andare lontano, la possibilità di una scelta. In tetano di Alessio Torino, non è così e l'autore ce lo spiega chiaramente fin da subito. Il fiume intorno a cui la vicenda si svolge non sfocia da alcuna parte, viene infatti bloccato da un enorme diga che ne sbarra il corso. Su questo fiume 4 ragazzini di un piccolo paese (inventato) dell'Appennino decidono nel corso di un'Estate di costruire una zattera. L'idea di cercare la libertà e l'avventura, ma con il timore di dover affrontare la vita da soli lontano dalla sicurezza del proprio paese e della propria famiglia rappresenta chiaramente la dicotomia tipica dell'adolescenza: la voglia di crescere da una parte e la paura di farlo dall'altro. Tutto il romanzo è incentrato sulla vicenda della creazione della zattera e sulle peripezie dei 4 giovani protagonisti. Torino decide di utilizzare come narratore uno di loro, Corsi, l'unico che non vive stabilmente nel paese, da cui suo padre se ne è andato per studiare, ma torna lì solo per le vacanze estive. Corsi sarà anche l'unico dei 4 poi a organizzare la sua esistenza da adulto altrove, pur restando, forse ancora più degli altri, fortemente ancorato al paese e al fiume. Altro protagonista centrale della vicenda è Tetano che si aggiungerà al gruppo di amici solo nel momento in cui questi stanno per abbandonare il progetto dopo l'ennesimo fallimento. E' un ragazzino strano Tetano, un ragazzino che non parla con nessuno e che si caga volontariamente nei pantaloni. E' il ragazzino compatito da tutti e che gli adulti che gli stanno intorno hanno deciso di non far crescere. Suo padre è infatti morto in un'incidente nell'unica fabbrica della zona, ma nessuno glielo ha mai detto facendogli credere che sia in viaggio. Una menzogna che lo tiene bloccato alla sua infanzia e non gli permette di andare avanti con la sua vita.
Succederanno molte cose a questo gruppo di ragazzini nel corso dell'Estate in cui la vicenda si svolge, ognuno di essi avvierà il suo processo di crescita affrontando i propri dubbi.
La vicenda narrata è molto interessante, potrebbe sembrare il classico romanzo di formazione, ma Torino riesce a dargli un taglio che per certi versi si avvicina molto al thriller. Ho invece trovato un po' difficile la lettura, lo stile del giovane autore di Urbino, non è molto scorrevole, ma soprattutto non riesce a mantenere lo stesso tono per tutta la narrazione. Questo potrebbe non essere per forza un difetto, peccato che il cambio di stile, non sia sempre supportato da una vera necessità narrativa e renda la lettura un po' complessa.
Comunque un romanzo decisamente interessante.
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Succederanno molte cose a questo gruppo di ragazzini nel corso dell'Estate in cui la vicenda si svolge, ognuno di essi avvierà il suo processo di crescita affrontando i propri dubbi.
La vicenda narrata è molto interessante, potrebbe sembrare il classico romanzo di formazione, ma Torino riesce a dargli un taglio che per certi versi si avvicina molto al thriller. Ho invece trovato un po' difficile la lettura, lo stile del giovane autore di Urbino, non è molto scorrevole, ma soprattutto non riesce a mantenere lo stesso tono per tutta la narrazione. Questo potrebbe non essere per forza un difetto, peccato che il cambio di stile, non sia sempre supportato da una vera necessità narrativa e renda la lettura un po' complessa.
Comunque un romanzo decisamente interessante.
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lunedì 30 dicembre 2013
WE ARE FAMILY - Fabio Bartolomei
Avete presente come vi sentite dopo aver mangiato un pezzo di cioccolata quando vi sentite un po' giù di corda? La lettura di We are Family di Bartolomei mi ha dato lo stesso senso di benessere e di felicità. Attenzione però, non è un romanzo per tutti, bisogna essere pronti e avvicinarsi con il giusto spirito, per godere appieno dell'opera di Bartolomei bisogna aver voglia di tornare bambini, aver voglia di giocare senza preoccuparsi di sporcarsi o di sudare, insomma bisogna essere un pò sognatori. Protagonista è Al Santamaria ragazzino dall'intelligenza supersviluppata, secondogenito in una famiglia con difficoltà economica nel pieno degli anni 70. Questo se lo si guarda con occhi da adulti, quegli adulti che si sono dimenticati di essere stati bambini. In realtà Al è un bambino con dei superpoteri in grado di salvare il mondo cominciando a rendere felici le persone che gli stanno accanto. E' questa diventa la missione della sua vita rendere felici le persone per lui importanti, perchè per salvare il mondo bisogna cominciare dallle cose piccole. We are family ricorda a tutti l'importanza della famiglia, come insieme si possano superare le difficoltà con un sorriso e con un po' di sana ironia. Ma non è solo Al ad essere semplicemente fantastico, tutti i personaggi che Bartolomei ci presenta sono difficili da dimenticare: i suoi genitori che nonostante le difficoltà continuano a giocare con i loro figli, Vittoria, sua sorella più grande, che si rivelerà essere per Al una compagna fidata e un porto sicuuro. Insomma assolutamente da leggere.
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venerdì 27 dicembre 2013
IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO - Jamie Ford
Il pregio principale del romanzo di Ford è quello di portare alla ribalta un pezzo di storia di cui si parla molto poco. Durante la seconda guerra mondiale nei già civilissimi Stati Uniti tutti i giapponesi residenti sul territorio furono deportati in campi di lavoro, sottratti alle loro case e ai loro oggetti. Non è un episodio storico di cui si parla molto, ricordo solo un film di Alan Parker, Benvenuti in Paradiso, di qualche anno fa. Jamie Ford, americano di origini cinesi, prende spunto nel raccontarci la vicenda dai racconti ascoltati da suo padre che in quel periodo era costretto ad indossare, come il protagonista del romanzo, un distintivo con su scritto Io sono cinese, per distinguersi dai giapponesi statunitensi. Per mantenere uno sguardo distaccato ed evitare giudizi di sorta l'autore sceglie di raccontarci questo periodo storico attraverso gli occhi di due ragazzini, giapponese lei e cinese lui, che si conoscono a scuola e pian piano vedono trasformare la loro amicizia in un tenero amore. Questo taglio fa si che nonostante la drammaticità dell'evento si mantenga un tono di speranza, anche nelle difficoltà l'amore e l'amicizia possono prosperare ed essere di aiuto. Leggendo il romanzo, anche se questo non era probabilmente lo scopo dell'autore, viene naturale porsi delle domande e fare delle riflessioni su quali elementi determinano che una persona venga riconosciuta come straniera. Essere nata in un luogo, parlarne la lingua, conoscerne le tradizioni e la cultura non dovrebbero essere elementi sufficienti a far si che quella persona non venga più considerata straniera? Ho trovato straziantamente attuale la situazione della giovane protagonista che per i giapponesi non è più considerata tale, ma per gli statunitenensi era ancora a tutti gli effetti lo straniero, il nemico addirittura.
Un buon romanzo che guarda al passato, ma che ci aiuta a riflettere anche sui giorni nostri.
Ulteriori informazioni su Jamie Ford
Titolo originale: Hotel on the Corner of Bitter and Sweet
Acquista: Il gusto proibito dello zenzero
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Un buon romanzo che guarda al passato, ma che ci aiuta a riflettere anche sui giorni nostri.
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giovedì 26 dicembre 2013
CON TE FINO ALLA FINE DEL MONDO - Nicolas Barreau
Il successo di certi romanzi, mi lascia sempre un po' perplessa. Con te fino alla fine del mondo non è una brutta storia, è scritta decentemente, i presonaggi non sono eccessivamente stereotipati, ma è tutto qui. La storia non è brutta certo, ma è decisamente banale. Un uomo riceve una lettera d'amore da un'ammiratrice segreta di cui conosce solo l'indirizzo email e cominciano una schermaglia amorosa a distanza. A me ha ricordato C'è posta per te", ma è un tema trattato in numerosi altri film e romanzi. I personaggi sono simpatici e credibili, ma chiuso il romanzo niente che rimanaga troppo a lungo nella memoria. Lo stile è piacevole e la lettura scorre via facile facile. Insomma carino, ma niente di che. Eppure questo romanzetto ha venduto parecchio in giro per il mondo. Il marketing ha sicuramente aiutato, ma non può essere solo questo. Probabilmente sono due gli elementi che hanno contribuito al suo successo. Da una parte c'è il fascino del corteggiamento old style attraverso scambi arguti e con l'utilizzo del supporto cartaceo. Quanti di noi hanno ricevuto recentemente una lettera, valgono anche le e-mail, d'amore? E' qualcosa che ormai risale ai corteggiamenti tra adolescenti sui banchi di scuola, e non sono neanche così sicura di questo. Da una parte c'è quindi il fascino, soprattutto per il pubblico femminile, del corteggiamento vecchia maniera. Dall'altra c'è Parigi. Perchè se tutto il resto all'interno el romanzo non spicca particolarmente, l'ambientazione Parigina è semplicemente perfetta, descritta talmene bene dall'autore da continuare a respirarne l'aria anche mentre si sta facendo altro.
Un buon libro, non memorabile, per qualche ora di piacere a zonzo per la Ville Lumière.
Ulteriori informazioni su nome artista
Titolo Originale: Du findest mich am ende der Welt
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lunedì 9 dicembre 2013
EUROPA MOLTO AMORE - Giorgio Scerbanenco
Oggi se volete viaggiare per l'Europa è sufficiente comprare un biglietto aereo (spesso la parte più complicata è proprio quella di orientarsi tra le diverse offerte e tra i vari balzelli aggiuntivi), avere la carta di identità non scaduta (non vale proprio per tutti i paesi europei, ma quasi) e partire. Nessuna dogana, nessun controllo da parte della polizia frontaliera. Viaggiare tra le diverse nazioni, da una parte grazie alle compagnie low cost e dall'altra grazie al trattato di Shengen, è ormai diventato semplice e considerato da tutti normale. Da una parte questo ha permesso a sempre più di scoprire i paesi intorno a noi, ma dall'altra ha fatto perdere un po' di fascino all'idea del viaggio. Non è sempre stato così però, anche se molti di noi o non lo hanno vissuto o lo hanno completamente scordato. C'è stato un tempo, neanche così lontano, dove anche solo per entrare in Francia si veniva sottoposti al controllo dei documenti e dove viaggiare non era alla portata di tutti. Un viaggio in un paese straniero era sempre un'avventura. La lettura di Europa Molto Amore di Scerbanenco ci riporta ai quei tempi, la sensazione è come quella di immergersi in un negozio vintage riscoprendo capi di cui si era completamente dimenticata l'esistenza. Si tratta di un'opera minore dello scritto ucraino trapiantato a Milano, il poliziesco non è accentuato e l'indagine è pressochè inesistente. Quello che veramente colpisce eè riscoprire come fosse l'Europa negli anni 60 e come potesse essere così complicato muoversi al suo interno. Ancora di più, poi, se a viaggiare sono due ragazze sole, un pò ingenue per quanto convinte del contrario, che si trovano a fuggire da una vicenda troppo più grande di loro. L'altro punto di estrema originalità, e questa volta voluto dall'autore e non causato dal passare del tempo, è il rovesciamento dei ruoli: le due ragazze viaggiano e i loro uomini le aspettano preoccupandosi e stando in asia per loro. Come sempre una lettura piacevole, ma su Scerbanenco penso di essermi già espressa positivamente più volte, un'immersione in un mondo e in una società ormai completamente cambiati. Un bel tuffo nel passato insomma.
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lunedì 25 novembre 2013
NON SO NIENTE DI TE - Paola Mastracola
Ognuno di noi viene caricato dalle persone che lo circondano di aspettative. I nostri genitori, gli amici, il partner, ma anche noi stessi. Molti si adattano a queste aspettative, cercano di assecondarle, spesso perchè riflettono quello che effettivamente si desidera, spesso per una questione di adattamento, perché sarebbe difficile fare altro e scontentare qualcuno. Queste situazioni sono le più difficili, sono quelle che generano insoddisfazione e infelicità. Ed è proprio di una situazione di questo tipo che ci racconta la Mastracola nel suo ultimo romanzo. Protagonista è Fil, giovane di successo, laureato con lode e con un dottorato in economia. Fil, però non è contento, non si trova nei ritmi frenetici che il successo nel mondo del lavoro gli richiede. Odia essere sempre connesso, sempre rintracciabile, si sente come se gli stessero rubando il tempo. Decide quindi di mollare tutto rintanandosi nelle colline scozzesi. Ma come comunicarlo ai propri genitori, come poter dare loro un dispiacere così grande? Semplicemente non dicendolo. Ma non può durare, ed è proprio il percorso di scoperta di questa verità da parte della famiglia di Fil, il filo conduttore di Non so niente di te. E' un libro profondo pieno di spunti di riflessioni. Ma non per questo noioso o di difficile lettura, anzi in certe parti risulta quasi essere comico, leggero, quella leggerezza che ci porta a riflettere senza neanche accorgene. E la Mastracola ci da veramente di che riflettere, sotto diversi punti di vista. Chi è genitore viene spinto a riflettere su quanto si conoscano veramente i propri figli, i loro desideri e le loro aspettative. Da figli invece ci si pone il problema di come gestire le ambizioni della propria famiglia, facendole convivere con quella che è la propria strada. Per quanto mi riguarda il tema che più mi ha colpito, forse perchè mi ci ritrovo un pò, è quello relativo al tempo e agli sforzi che compiamo per raggiungere un obiettivo, sia esso nostro o impostoci dalla società. Spesso lo sforzo è talmente alto da non permetterci di vivere tutto quello che ci accade intorno nel mentre, tutti concentrati sull'arrivare. Ma quante energie spesso si sprecano, e siamo proprio certi che una volta raggiunto il traguardo saremo veramente contenti e soddisfatti o non ci resterà la sensazione di esserci persi qualcosa?
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domenica 17 novembre 2013
UN AMORE PIU' FORTE DI ME - María Dueñas
La reazione più normale di fronte alla sofferenza è fuggire. Allontanarsi il più possibile da ciò che è causa del nostro dolore, come a cercare di ricominciare a scrivere la nostra storia da una pagina bianca, che non si porti dietro tutto quello che c'è stato prima. Un amore più forte di me di María Dueñas, è la storia di una fuga, non alla ricerca di se stessi, ma per dimenticare quello che è stato. Blanca, la protagonista, è una affermata docente universitaria spagnola a cui vengono meno tutte le sue certezze quando scopre che il marito da cui si è da poco separata sta per avere un figlio da un’altra donna. Di fornte a questa situazione di estrema sofferenza che la porta ad interrogarsi sul suo essere donna e su tutta la sua vita passata, decide di fuggire accettando una strana borsa di studio per una piccola università californiana in cui seguire le ricerche su uno sconosciuto docente di origini spagnole. Qui dapprima si getterà a capofitto nel lavoro in maniera ripetitiva e senza partecipazione come per creare una sorta di alienazione anestetica, ma poco per volta spinta dalla sua curiosità a conoscere ciò che gli sta intorno si aprirà nuovamente alla vita. La trama non è cert più delle originali al limite dello scontato, ci sono però alcuni elementi che danno un pizzico di originalità e che rendono la lettura piacevole. Innanzitutto i diversi salti temporali che l'autrice fa per seguire i diversi protagonisti nei momenti cruciali e formativi della loro vita. Ci troviamo così portati dall'autrice nella spagna moderna e attuale, nell'assolata California di questi anni, ma soprattutto veniamo condotti nella spagna franchista e post franchista e negli Stati Uniti anni 50. E proprio questi salti temporali permettono all'autrice spagnola di far riflettere sul suo paese e sul percorso intrapreso. Tema centrale del romanzo non è tanto la storia di rinascita della protagonista, ma l'importanza della storia, della cultura e dell'identità spagnola, che soprattutto all'estero viene spesso dimenticata e sottovalutata. Un altro elemento estremamente positivo è lo stile fluido della scrittrice che rendono la lettura piacevole e scorrevole. Un buon libro, dalla trama un pò scontata, ma con degli spunti interessanti.
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Titolo originale: Misión Olvido
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sabato 2 novembre 2013
I TERRIBILI SEGRETI DI MAXWELL SIM - Jonathan Coe
Bah, questo il primo pensiero al termine della lettura de "I terribili segreti di Maxwell Sim". Un senso di perplessità dato da una parte dal finale scelto da Coe e dall'altra dal fatto che mi aspettavo qualcosa di diverso. A differenza degli altri romanzi dell'autore inglese che avevo letto in passato questa sua opera non è corale, tutta l'attenzione è concentrata sul protagonista, commesso viaggiatore di spazzolini ecologici. Non che questo sia un male o che Coe non sia in grado di gestire un solo personaggio, è che non me lo aspettavo. Per quanto riguarda il finale invece, quello non mi è proprio piaciuto. Non voglio rovinarvi la sorpresa e il piacere (o dispiacere) di scoprire da soli come terminano le avventure di Maxwell, vi dirò solo che è uno di quei finali eterni che sembrano non arrivare mai e quando questo arriva si ci sente presi un po' in giro. Perplessità è stato quindi il primo sentimento che mi ha suscitato questo romanzo. Ho preferito però aspettare prima di scrivere questa recensione, perché sotto sotto sentivo che c'era altro. Tema principale è la scoperta di se stessi per rimettere insieme i pezzi della propria vita e imparare a relazionarsi con gli altri. Il viaggio di Maxwell attraverso l'Inghilterra per raggiungere le isole più a Nord dell'isola, è in realtà un viaggio dentro se stessi e dentro il proprio passato. E proprio la visone distorta del passato e di certi episodi della propria vita che Maxwell ha e che nel corso della narrazione si svelano per quello che sono stati veramente, è forse l'aspetto che più mi ha fatto pensare. Ognuno di noi ha dei ricordi di certi episodi del proprio passato, episodi magari anche importanti che hanno segnato la propria vita, che in realtà non sono veri. Sono solo i nostri ricordi mediati dalla nostra prospettiva e da ciò che ci abbiamo costruito intorno. E la vita di Maxwell è segnata da diverse situazioni di questo tipo. Solo quando riuscirà a mettere insieme i pezzi e vedere questi episodi nella loro totale interezza riuscirà a riprendersi la sua vita. Insomma, a parte il finale che continuo a non apprezzare per niente, è un romanzo che lascia diversi spunti, oltre ad essere ben scritto. ma questo è ormai dato per scontato visto che si parla di Coe.
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Titolo originale: The Terrible Privacy of Maxwell Sim
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domenica 13 ottobre 2013
THE DOME - Stephen King
Erano anni che non leggevo un romanzo di Stephen King. Ho attraversato la fase "King" intorno ai 20 anni, periodo in cui lessi in rapida sequenza "Misery non deve morire", "L'ombra dello scorpione" e "Christine: la macchina infernale". Poi per caso un amico mi ha raccontato che stava seguendo la serie tratta da The Dome e mi sono incuriosita. Ad una rapida occhiata la trama potrebbe richiamare il film dei Simpsons: improvvisamente una mattina una piccola e tranquilla cittadina americana viene avvolta da una cupola dalle origini misteriose, completamente indistruttibile e inviolabile. L'esercito si mobilita, ma nulla sembra poter distruggere la barriera invisibile. All'interno dei suoi confini i cittadini, dopo i primi momenti di isteria, cercano di organizzarsi per provare a sopravvivere il più a lungo possibile o per trarre da questa situazione il maggior vantaggio possibile per se stessi. La forza di King, sta ancora una volta, nella sua enorme capacità di gestire una grande quantità di personaggi e di vicende, con un meccanismo preciso come un orologio, tutti gli elementi sono esattamente dove e come dovrebbero essere, nulla stona. La descrizione della micro società della piccola città di Chester's Mill è lo specchio esatto delle società umana e le dinamiche che si vengono a creare al suo interno, in un momento di emergenza, riflettono in maniera precisa le dinamiche che abbiamo visto presentarsi nel corso della storia umana. C'è la rappresentazione dell'uomo di potere che vive per il potere stesso al punto da non capire di star conducendo tutti verso il baratro, c'è la rappresentazione dell'evoluzione delle forze di pubblica sicurezza da difensori della popolazione a picchiatori, c'è la rappresentazione di chi non vendendo un futuro per se stesso decide di lasciarsi andare senza lottare. E poi ovviamente ci sono i buoni che lottano per il bene di tutti, ma che a ben vedere così buoni non sono. L'unica nota stonata in questo affresco altrimenti perfetto è proprio la cupola, o meglio il motivo per cui è comparsa. La scelta dell'autore rispetto alla sua esistenza determina purtroppo una chiusura del romanzo quasi forzata, rapida e non in sintonia con tutto il resto. Rimane comunque un bel romanzo scritto si per intrattenere, ma che lancia numerosi spunti di riflessione.
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Titolo originale: Under the dome
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mercoledì 9 ottobre 2013
IO CHE AMO SOLO TE - Luca Bianchini
Ho sentito parlare per la prima volta di Io che amo solo te di Luca Bianchini, durante un'intervista radiofonica all'autore una domenica mattina. E ho subito pensato questo lo voglio leggere. L'intervista si concentrava soprattutto sul tema organizzazione del matrimonio e del ricevimento, tema intorno a cui le vicende e i personaggi ruotano. Ed è stata proprio l'ironia con cui l'autore raccontava questi aspetti ad incuriosirmi tanto. Mi sono sposata con pochissimi invitati e l'unico aspetto un po' eccessivo era il mio abito. Ammetto anche di aver sempre guardato con un po' di terrore a quei matrimoni che richiedono anni di organizzazione, 300 invitati e tutto un entourage per la gestione dello stesso (fotografo, truccatore, stilista, animatore e chi più ne ha più ne metta), per cui trovavo interessante l'idea di un romanzo che giocasse in maniera leggera su questi stereotipi matrimoniali. Quando poi finalmente, a distanza di mesi, ho letto questo romanzo, è stata una vera scoperta, perché l'organizzazione del matrimonio è solo un escamotage divertente per raccontare molto altro con una carrellata di personaggi degni della migliore commedia all'italiana. Il tema centrale è quello dell'amore: l'amore nuovo dei due giovani sposi, l'amore passato e non colto che vive di rimpianti e di ricordi, l'amore tra fratelli e l'amore tra genitori e figli. Si legge tutto d'un fiato e non si vorrebbe mai smettere, con colpi di scena forse un po' scontati, ma non per questo meno divertenti e avvincenti. E' stato bello partecipare al matrimonio di Damiano e Chiara, sentire Nancy cantare e assistere al ballo di Ninella e Don Mimì. E una volta terminato il ricevimento e chiusa l'ultima pagina ho continuato a cantare per giorni "Io che amo solo te" di Endrigo.
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domenica 6 ottobre 2013
VENTO ROSSO E ALTRI RACCONTI - Raymond Chandler
I 7 racconti raccolti da Feltrinelli in Vento Rosso presentano tutte le caratteristiche del genere hard-boiled di cui Chandler è da molti considerato il re. Le sette storie sono state scritte negli anni '30 e presentano tutte un impianto molto simile. Al centro delle vicende sono sempre le investigazioni di agenti privati che si muovono in ambienti scure e fumosi attorniati da personaggi di dubbia moralità e dal fascino oscure. In un mondo corrotto, dove anche fidarsi delle forze dell'ordine è impossibile, gli unici elementi di innocenza sono rappresentati dalle figure femminili a cui accorrono in soccorso i protagonisti dei diversi racconti. I detective di Chandler non sono mai innocenti e senza macchia, lasciano sempre capire un passato turbolento e non certo lindo. Tutto il loro agire, per quanto sporco, è mosso da una ricerca di redenzione. si fanno pagare, ma mai troppo. Girano con il proprio "ferro" nella fondina, ma non amano utilizzarlo e a partecipare a sparatorie. Difendono la verità e l'innocenza. Amano difendere la verità e l'innocenza. Tutti elementi che caratterizzano questo genere letterario. Quello che più mi ha colpito è la descrizione degli ambienti: una Los Angeles cupa, con locali notturni bui e fumosi magistralmente resi dalla penna di Chandler. Una bella raccolta per avvicinarsi al genere poliziesco.
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domenica 22 settembre 2013
LA RAGAZZA DI CHARLOTTE STREET - Danny Wallace
Se c'è una cosa che mi infastidisce è sentire appellare uomini e donne di 30 e più anni ragazzi o ragazze, soprattutto quando questo capita all'interno di servizi televisivi o all'interno di articoli di giornale. Non contesto il sentirsi tali da parte degli ultra trentenni, lo sono anche io e anche io penso a me stessa come ad una ragazza, quello che non sopporto è il fatto che sia ormai socialmente accettato il fatto che a quell'età non si sia ancora in grado di prendersi delle responsabilità o di comportarsi come adulti. Questo stesso fastidio l'ho provato per i protagonisti di La ragazza di Charlotte Street. Un gruppo di amici/conoscenti che fa fatica a crescere e a diventare adulto e che nel corso del romanzo dovrà cominciare ad affrontare la realtà della vita. Potremmo definire il romanzo di Danny Wallace una sorta di romanzo di formazione, peccato però che i protagonisti non siano proprio più "ragazzi". A tutto questo si aggiunge una serie di luoghi comuni che mi hanno infastidito ancora di più: l'amico nerd, l'ex fidanzata seguita su Facebook di cui il protagonista ritornerà poi ad essere grande amico. Ho trovato diverse recensioni che paragono Wallace a Hornby, ma sinceramente non hanno niente da che spartire l'uno con l'altro. L'unico aspetto positivo del romanzo è Londra, non quella dei turisti, ma quella vera vissuta che l'autore descrive veramente bene. Sono rimasta un po' delusa, anche perché le prime pagine lasciavano presupporre qualcosa di completamente diverso. Na lettura giusta giusta per la spiaggia, ed è lì che infatti l'ho letto, ma niente di più.
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Titolo originale: Charlotte Street
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giovedì 19 settembre 2013
FOLLIA - Patrick McGrath
Ognuno di noi ha una sua idea di cosa sia l'amore. Per me, ad esempio, è la tranquillità e la pace che si prova solo quando si sta con la persona amata, per qualcunaltro è desiderio e passione, c'è che poi lo vive come un senso continuo di inquietudine e di volontà di compiacere l'altro. E poi, poi ci sono gli amori folli, gli amori che consumano uno od entrambi gli amanti, quegli amori accecanti e totalitari. E per qualche strano motivo, pur sapendo che non è il modo corretto di amare, restiamo tutti affascinati dalla forza di questo sentimento, arrivandoci a chiedere se il nostro amore normale, tranquillo, appassionato ma non totalizzante, non sia in realtà amore, ma qualcos'altro. Follia di Patrick McGrath sembra essere scritto apposta per far nascere in noi questo tipo di dubbio. Il suo autore ci racconta, attraverso gli occhi di uno psichiatra, l'amore travolgente e accecante che una donna prova per un uomo malato di mente e "femminicida" spietato. Stella, la protagonista di Follia, viene completamente accecata da questo amore, al punto di sacrificare suo figlio prima e se stessa poi sull'altare di questa passione travolgente. Assistiamo quindi, attraverso l'occhio clinico e scientifico del narratore, alla discesa agli inferi di questa donna, alla sua totalità incapacità di vedere quello che il suo amato effettivamente è, anche quando la realtà gli si presenterà davanti in maniera eclatante. Inizialmente Stella mi ha suscitato un senso di compassione. Giovane donna di buona famiglia, sposata con un marito che non la ama o che almeno non riesce a dimostrarlo, "mostrata" agli altri come corredo di rappresentanza di una vita di successo, si innamora di Edgar, che rappresenta per lei l'ignoto e la ribellione, un modo per sentirsi libera al di là delle costrizioni sociali. Ma man mano che la lettura procedeva la compassione si è trasformata in fastidio, mi sono trovata più volte a chiedermi come fosse possibile che non vedesse la spirale distruttiva in cui questo sentimento la stesse portando. E qui sta la forza di questo romanzo, nello spingerci a riflettere su cosa spinga in certe situazioni la nostra psiche a portarci completamente ad annullarci, rimuovendo qualunque senso di sopravvivenza e auto protezione. Che sia questo l'amore vero? A mio parere no, questa è la follia.
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