Considerato un "must" per gli amanti del genere cyberpunk, Neuromante offre un inquietante sguardo sul futuro dell'umanità. Con uno stile spigliato e decadente, Gibson ci porta in un domani non lontano, dove la simbiosi uomo-macchina è completa, al punto che si distingue a fatica il confine fra i due mondi. L'uomo è in parte macchina e la macchina è in parte uomo, sebbene la macchina resti ancora confinata in una sorta di dimensione parallela, il cyberspazio appunto, nel quale però Case, il protagonista, ci bazzica spesso e anche volentieri, alla ricerca di informazioni da rubare, di protezioni da scardinare, utilizzando virus informatici e altri strumenti iper-tecnologici. Niente a che vedere con il solito ragazzino nerd che mette in imbarazzo gli amministratori di rete dell'ente militare di turno, Case entra con la propria mente direttamente nel mondo privo di forma e di sostanza nel quale le informazioni scorrono, vengono scambiate o tenute al sicuro, per farne man bassa, per rivenderle al miglior offerente.
Gli spunti di riflessione proposti da Gibson sono numerosi e in gran parte attuali. Lo stile risente un po' dell'epoca in cui il libro è stato scritto, gli anni '80 della droga, della malavita organizzata, delle grandi multinazionali. Oggi questi fenomeni sono stati metabolizzati dall'opinione pubblica ma non per questo hanno cessato di esistere e il corso delle cose, come l'attualità ci indica, non sembra andare in una direzione molto diversa da quella ipotizzata dallo scrittore americano.
Sempre più numerose sono le acquisizioni di imprese più piccole o in difficoltà da parte di aziende di livello mondiale, addirittura in certi casi proprietarie di beni ed enti pubblici, eventi favoriti dalla recente crisi economica. Nulla di strano quindi nel paventare un futuro letteralmente dominato da queste mega-società il cui unico obiettivo è realizzare il profitto e mantenere il proprio status.
Stesso discorso per quanto riguarda la cibernetica, i passi avanti fatti nella genetica permettono di pensare a protesi e dispositivi vari impiantati nel nostro corpo per aiutarci a vivere o a sopravvivere. Niente di strano dunque nell'immaginare personaggi dotati di bracci meccanici, di lenti scure computerizzate al posto degli occhi, di organi "speciali" che possono salvare o compromettere la vita di un uomo.
Il futuro immaginato da William Gibson non è remoto, per certi versi può essere esaltante ma anche pauroso. Se a queste visioni associamo uno stile di scrittura da noir, cinico, disperato, violento, otteniamo una miscela esplosiva, coinvolgente, seducente.
Uno stile che travolge il lettore, lo inchioda con quel modo diretto e un po' volgare di presentare le scene ma che non è facile seguire. Gibson non ti fa stare a tuo agio, il ritmo è incalzante, rari i momenti di quiete, si ha sempre il fiatone e spesso non si fa in tempo a rendersi conto di cosa sta accadendo. Molte cose vengono date per scontate, l'immagine è spesso sfocata, si ha l'impressione di essere perennemente fra il sonno e la veglia, come Case, preda di qualche droga che ci porta sull'orlo di una sensazione onirica, come guardare un film in una lingua incomprensibile senza sottotitoli. A causa di questo torpore affannato, la trama scivola via, sfuggente e resta la sensazione di essere stati trasportati in una dimensione perfettamente realistica, così ricca di dettagli, così precisa nelle descrizioni, così vera da restare abbagliati ma allo stesso tempo di non essere in grado di capire cosa sta accadendo.
Resta poco della storia in sé ma, come ogni sogno agitato, alla fine rimane un senso di inquietudine, di disagio, di incertezza.
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lunedì 1 agosto 2011
mercoledì 19 maggio 2010
TRILOGIA DEI DRAGONIERI DI PERN - Anne McCaffrey
Negli ultimi tempi si è assistito a un crescente interesse nei confronti dei draghi, creature mitologiche protagoniste della saga di Anne McCaffrey il cui fascino, a giudicare dai titoli al cinema o in recenti romanzi fantasy, continua ad influenzare l'immaginario collettivo. Il pubblico sembra essere dedito a una sorta di ricerca di affetto nei confronti di un compagno immaginario che si vorrebbe dotato di intelletto e autodeterminazione ma allo stesso tempo fedele e docile come un cane. Caratteristiche che poco si conciliano con un mostro sputafuoco e gigantesco, un rettile dotato di una saggezza superiore con l'irresistibile tendenza ad accumulare tesori di cui diventa gelosissimo custode.
E` l'eterna attrazione che proviamo per la bestia dai terribili poteri ma che vorremmo allo stesso tempo imparare a conoscere e addomesticare, un istinto che ha probabilmente radici profonde nel nostro essere, in cui il sesso gioca un ruolo importante.
Al di là delle motivazioni con le quali Anne McCaffrey abbia scritto la sua saga sui dragonieri di Pern, ciò che viene fuori da questa trilogia è l'ammirazione che l'autrice prova nei confronti di queste creature, dalle quali tra l'altro dipende la sopravvivenza del genere umano nel lontano mondo alieno sul quale vivono. Le imprese a cui sono chiamati questi esseri speciali tuttavia non bastano a restituire loro la giusta dimensione che altri racconti invece efficacemente consegnano, siano essi brutali e terrificanti, saggi e ammirevoli, leggendari e invincibili.
Sul mondo di Pern essi vengono relegati al rango di animali addomesticati, asserviti alle necessità della razza umana, da essi amati dell'amore che si può nutrire per una meraviglia tecnologica, non già per una creatura della quale si ammira e si teme la superiorità fisica e mentale. Troppo poco per chi ha provato timore e meraviglia di fronte all'astuzia e alla potenza di Smaug o dei draghi di Terramare.
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E` l'eterna attrazione che proviamo per la bestia dai terribili poteri ma che vorremmo allo stesso tempo imparare a conoscere e addomesticare, un istinto che ha probabilmente radici profonde nel nostro essere, in cui il sesso gioca un ruolo importante.
Al di là delle motivazioni con le quali Anne McCaffrey abbia scritto la sua saga sui dragonieri di Pern, ciò che viene fuori da questa trilogia è l'ammirazione che l'autrice prova nei confronti di queste creature, dalle quali tra l'altro dipende la sopravvivenza del genere umano nel lontano mondo alieno sul quale vivono. Le imprese a cui sono chiamati questi esseri speciali tuttavia non bastano a restituire loro la giusta dimensione che altri racconti invece efficacemente consegnano, siano essi brutali e terrificanti, saggi e ammirevoli, leggendari e invincibili.
Sul mondo di Pern essi vengono relegati al rango di animali addomesticati, asserviti alle necessità della razza umana, da essi amati dell'amore che si può nutrire per una meraviglia tecnologica, non già per una creatura della quale si ammira e si teme la superiorità fisica e mentale. Troppo poco per chi ha provato timore e meraviglia di fronte all'astuzia e alla potenza di Smaug o dei draghi di Terramare.
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venerdì 20 giugno 2008
FONDAZIONE - Isaac Asimov
Quello della Fondazione è un ciclo di romanzi dalle dimensioni ciclopiche. Lo stesso Asimov, quando lo iniziò, probabilmente non aveva in mente un così vasto sviluppo, è stato solo in un secondo momento che prese la decisione di collegare gran parte delle sue opere con uno stesso filo conduttore. Ottenendo tutto sommato un risultato abbastanza coerente.
Ma non è per questo che il ciclo della Fondazione verrà ricordato. Ciò che lo ha reso una delle opere più apprezzate della fantascienza a livello mondiale è la geniale intuizione che sta alla base di tutto, quella “psicostoria” grazie alla quale, in funzione di complessi calcoli matematici e statistici, la scienza è in grado di prevedere il futuro con estrema precisione, purché il campione sul quale i dati vengono elaborati sia composto da un gran numero di individui. La scienza quindi era in grado di prevedere con successo il destino dei popoli che, all'epoca in cui è ambientato il romanzo, avevano colonizzato la galassia.
Tutto ebbe inizio con il romanzo “Prima fondazione”, conosciuto anche come “Cronache della galassia”. Il primo capitolo inizia con quella che potremmo definire una grandiosa overture, di proporzioni così eccezionali da far impallidire qualunque kolossal cinematografico. Qui si viene a conoscenza della psicostoria e del suo inventore e del fatto che egli intenda dare vita a quella che sarebbe diventata la più grande istituzione della storia umana, cioè un'immensa enciclopedia in grado di raccogliere tutto il sapere di migliaia di anni di Storia. Gli scienziati della Fondazione avrebbero ricoperto questo incarico, col fine ultimo di preservare l'umanità dalla barbarie che si sarebbe scatenata dopo il crollo del pachidermico impero galattico, il cui declino era stato previsto appunto dalla psicostoria.
C'è parecchia carne al fuoco in questa premessa, non c'è da stupirsi che Asimov abbia avuto materiale per scrivere così tanti libri. Colpisce l'idea di una sorta di destino ciclico dell'umanità, una simmetria con l'impero romano, a seguito del quale ci fu un impoverimento culturale, limitato parzialmente dai monaci cristiani che avevano tentato di salvare il salvabile trascrivendo con cura il sapere umano dell'epoca su un altissimo numero di libri. La Fondazione di Asimov ha lo stesso scopo, qui però non abbiamo a che fare con monaci ma con scienziati, paradossalmente i futuri rappresentanti del nostro lato più spirituale. Colpisce anche il fatto che questa idea di raccogliere e preservare il sapere cavalchi ogni epoca e trovi sempre nuovi adepti in grado di portarla avanti. Sembra anzi che negli ultimi tempi abbia subito una evoluzione, non più semplice raccolta di tomi rilegati, redatta da un gruppo di persone bensì vera e propria istituzione di livello mondiale, con la novità di lasciare l'accesso libero a tutti coloro che, rispettando certe regole di impostazione, intendano contribuire.
E` innegabile che molte delle intuizioni di Asimov si siano poi tramutate in realtà con largo anticipo rispetto alle epoche di cui lui narra e questa dell'Enciclopedia Galattica non fa eccezione, sebbene per adesso si possa chiamare al limite Enciclopedia Planetaria. Probabilmente è proprio questo il segreto del successo di pubblico di quello che è considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi: la capacità di proporre un futuro remoto plausibile, dove l'uomo è protagonista in uno scenario maestoso e stimolante, dalle possibilità infinite, ricco di sfide e di conquiste.
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Ma non è per questo che il ciclo della Fondazione verrà ricordato. Ciò che lo ha reso una delle opere più apprezzate della fantascienza a livello mondiale è la geniale intuizione che sta alla base di tutto, quella “psicostoria” grazie alla quale, in funzione di complessi calcoli matematici e statistici, la scienza è in grado di prevedere il futuro con estrema precisione, purché il campione sul quale i dati vengono elaborati sia composto da un gran numero di individui. La scienza quindi era in grado di prevedere con successo il destino dei popoli che, all'epoca in cui è ambientato il romanzo, avevano colonizzato la galassia.
Tutto ebbe inizio con il romanzo “Prima fondazione”, conosciuto anche come “Cronache della galassia”. Il primo capitolo inizia con quella che potremmo definire una grandiosa overture, di proporzioni così eccezionali da far impallidire qualunque kolossal cinematografico. Qui si viene a conoscenza della psicostoria e del suo inventore e del fatto che egli intenda dare vita a quella che sarebbe diventata la più grande istituzione della storia umana, cioè un'immensa enciclopedia in grado di raccogliere tutto il sapere di migliaia di anni di Storia. Gli scienziati della Fondazione avrebbero ricoperto questo incarico, col fine ultimo di preservare l'umanità dalla barbarie che si sarebbe scatenata dopo il crollo del pachidermico impero galattico, il cui declino era stato previsto appunto dalla psicostoria.
C'è parecchia carne al fuoco in questa premessa, non c'è da stupirsi che Asimov abbia avuto materiale per scrivere così tanti libri. Colpisce l'idea di una sorta di destino ciclico dell'umanità, una simmetria con l'impero romano, a seguito del quale ci fu un impoverimento culturale, limitato parzialmente dai monaci cristiani che avevano tentato di salvare il salvabile trascrivendo con cura il sapere umano dell'epoca su un altissimo numero di libri. La Fondazione di Asimov ha lo stesso scopo, qui però non abbiamo a che fare con monaci ma con scienziati, paradossalmente i futuri rappresentanti del nostro lato più spirituale. Colpisce anche il fatto che questa idea di raccogliere e preservare il sapere cavalchi ogni epoca e trovi sempre nuovi adepti in grado di portarla avanti. Sembra anzi che negli ultimi tempi abbia subito una evoluzione, non più semplice raccolta di tomi rilegati, redatta da un gruppo di persone bensì vera e propria istituzione di livello mondiale, con la novità di lasciare l'accesso libero a tutti coloro che, rispettando certe regole di impostazione, intendano contribuire.
E` innegabile che molte delle intuizioni di Asimov si siano poi tramutate in realtà con largo anticipo rispetto alle epoche di cui lui narra e questa dell'Enciclopedia Galattica non fa eccezione, sebbene per adesso si possa chiamare al limite Enciclopedia Planetaria. Probabilmente è proprio questo il segreto del successo di pubblico di quello che è considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi: la capacità di proporre un futuro remoto plausibile, dove l'uomo è protagonista in uno scenario maestoso e stimolante, dalle possibilità infinite, ricco di sfide e di conquiste.
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venerdì 25 aprile 2008
DUNE - Frank Herbert
Frank Herbert ha saputo creare un mondo credibile, dotato di una propria coerenza, con una storia, una geografia, una politica, con un livello di dettaglio eccezionale, grazie al quale le sue storie ambientate nell'affascinante mondo desertico di Arrakis acquistano uno spessore in grado di coinvolgere efficacemente il lettore.
Tuttavia non è questo che rende Dune un libro memorabile. Herbert ha la sagacia e l'impudenza di scrivere una nuova genesi. Qui non ci si limita a raccontare le gesta di un eroe leggendario, qui si narra la storia di un profeta, un uomo atteso da un intero popolo, un uomo in grado di cambiare il destino di un mondo. Come un novello Zarathustra, Paul Atreides prende coscienza del proprio ruolo e si erge a guida spirituale, alla ricerca di una libertà perduta, di una purezza d'animo dimenticata fra le mille pieghe di una società decadente, una società incapace di reggersi sulle proprie gambe. Una società così disperata da aver dimenticato il concetto di Paradiso e che si dimena in una infinita e logorante lotta per la supremazia che non può portare ad alcuna conclusione. E` proprio questa invece la promessa del nuovo Messia, quella del cambiamento, della nuova via verso un'esistenza migliore, in definitiva di un obiettivo, in grado di regalare un senso a un'esistenza troppo arida e povera per poter essere accettata.
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Tuttavia non è questo che rende Dune un libro memorabile. Herbert ha la sagacia e l'impudenza di scrivere una nuova genesi. Qui non ci si limita a raccontare le gesta di un eroe leggendario, qui si narra la storia di un profeta, un uomo atteso da un intero popolo, un uomo in grado di cambiare il destino di un mondo. Come un novello Zarathustra, Paul Atreides prende coscienza del proprio ruolo e si erge a guida spirituale, alla ricerca di una libertà perduta, di una purezza d'animo dimenticata fra le mille pieghe di una società decadente, una società incapace di reggersi sulle proprie gambe. Una società così disperata da aver dimenticato il concetto di Paradiso e che si dimena in una infinita e logorante lotta per la supremazia che non può portare ad alcuna conclusione. E` proprio questa invece la promessa del nuovo Messia, quella del cambiamento, della nuova via verso un'esistenza migliore, in definitiva di un obiettivo, in grado di regalare un senso a un'esistenza troppo arida e povera per poter essere accettata.
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