mercoledì 3 marzo 2010

SCINTILLE - Gad Lerner

La cosiddetta "questione" mediorientale è talmente intricata da richiedere uno studio approfondito. Gad Lerner, nel suo Scintille, ci prova non analizzando testi e documenti bensì attraverso la ricerca delle proprie origini. Dando ascolto a un'intima necessità, quella di fare chiarezza nel passato della propria famiglia, tenta di dare un nome e una collocazione ai luoghi nei quali hanno vissuto nonni e genitori, giungendo a visitarli di persona, a respirarne l'atmosfera, a coglierne se possibile l'essenza.
Ne emerge un affresco così variopinto da essere disorientante, non è facile infatti districarsi fra i molti nomi che hanno fatto la loro comparsa nella vicenda umana dei Lerner e soprattutto fra le numerose città nelle quali hanno vissuto. Ma ciò che fa di quest'opera un lavoro interessante non è tanto il racconto delle storie familiari, sulle quali peraltro Gad Lerner si sofferma per il tempo strettamente necessario a dare un filo logico al racconto, quanto il tentativo di dare una misura alla forza con la quale le vicende storiche del secolo scorso hanno influito su di essi.
Per una famiglia ebraica la cui esistenza si dipana nel corso di un secolo dai lussureggianti paesaggi libanesi alle grigie lande ucraine, il confronto con gli anni dell'olocausto prima, con lo stato israeliano dopo e la questione palestinese adesso, è inevitabile. Gad e il ramo della famiglia da cui proviene, hanno avuto la possibilità, per una serie di circostanze, di vivere questi momenti storici distanti dai luoghi in cui avvenivano, sia geograficamente che psicologicamente. Ed è proprio questa casualità che permette a uno dei giornalisti più conosciuti del nostro paese di porsi domande, di togliersi curiosità, di fare valutazioni nel modo più obiettivo possibile o comunque più obiettivo di quanto sarebbe lecito aspettarsi da chi ha visto plasmare il proprio passato dalle tragedie di un secolo della cui follia ci portiamo ancora appresso dolorosi strascichi.

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martedì 16 febbraio 2010

IL DOTTOR ZIVAGO - Boris Pasternak

Come ogni scrittore russo che si rispetti, anche Pasternak propone una storia dal sapore epico. Il fatalismo trasuda da ogni pagina, impregna tutta la vita del dottor Zivago, così come quella di coloro che ruotano intorno alla sua orbita. Accettare il proprio destino con così quieta rassegnazione significa riconoscere la propria impotenza nel plasmare il futuro. Tuttavia questo non significa automaticamente essere inetti. Il dottor Zivago passa l'intera propria esistenza nel tentativo di migliorare la propria condizione di vita, soprattutto di realizzare il suo più grande sogno, quello di scrivere e vivere della propria creatività e conoscenza. Ma la sua esistenza sarà sempre osteggiata da difficoltà esterne alla propria sfera di influenza, vittima di movimenti di portata cosmica che lo travolgono. Zivago, senza saperlo, è un eroe e sopravviverà a ogni bufera, sempre schiacciato da eventi apparentemente incontrastabili eppure sempre in grado di rialzarsi e ricominciare. Zivago incarna la vittoria dell'uomo sulle ideologie, le quali, pensate per dare ordine all'umana esistenza, finiscono fatalmente per schiacciarlo, troppo infarcite di alti intenti e poco inclini ad occuparsi dei bisogni più quotidiani ma anche più importanti: l'amore, la fame, la salute. Tutto ciò che è istituzionalizzato e che tenta di dare un ordine all'esistenza umana, finisce inevitabilmente col fallire di fronte a queste esigenze basilari. Solo una cosa può rappresentare un riferimento per l'Uomo moderno e cioè il Dio cristiano, in particolare il Cristo, l'unico modello al quale ispirarsi. L'unico al quale chiedere perdono e comprensione nel momento in cui il mondo in cui viviamo non può concederlo.

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sabato 6 febbraio 2010

PER CHI SUONA LA CAMPANA - Ernest Hemingway

Il miglior pregio di Hernest Hemingway è quello di saper raccontare una storia dando l'impressione di conoscere perfettamente l'argomento di cui racconta. Vien da sé quindi che, anche in Per chi suona la campana, la sensazione si rinnovi fin dalle prime pagine.
Il suo stile ruvido, sanguigno coinvolge tutti i sensi, si annusano odori, si assaggiano sapori, si tastano cose e persone. Le mani hanno calli, le camicie sono sudicie, il vino stordisce, le armi assordano, la paura torce le budella.
Hemingway traduce con la mente ciò che sente con la pancia, filtrando le sensazioni attraverso le sue proprie esperienze, tracciando immagini forti, dai contrasti netti, con contorni nitidi e colori sgargianti.
Uno stile diretto, dal ritmo incalzante, serrato che prende alla gola e colpisce dritto al cuore.

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sabato 23 gennaio 2010

LA CITTA' DELLE BESTIE - Isabel Allende

La città delle bestie, primo libro di una trilogia scritta da Isabel Allende per i ragazzi, è il classico romanzo di formazione. Alex, protagonista della vicenda, è un giovane ragazzo americano che, per una serie di coincidenze, si ritrova a partecipare con la nonna ad una spedizione nel bel mezzo dell'Amazzonia. Lo spunto è di per se interessante: la natura incontaminata, una civiltà sconosciuta da difendere dalle brame di possesso dell'uomo moderno. Ma l'Allende si perde in risvolti assurdi, infarcendo la vicenda di immagini mistiche e figure magiche pressoché inutili allo svolgersi della vicenda.
L'intento didattico, l'intenzione di mostrare ai ragazzi d'oggi l'importanza della natura e l'aridità causata dall'eccessivo attaccamento ai beni materiali, induce la scrittrice ad adottare una narrazione di tipo favolistico che le impedisce però di approfondire i caratteri dei personaggi, rendendoli poco credibili, quasi delle macchiette.
Un buon libro per ragazzi, ma non certo per chi ama le epopee familiari e la capacità dell'Allende di creare atmosfere e personaggi indimenticabili.

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mercoledì 20 gennaio 2010

LA CASA DEL SONNO - Jonathan Coe

La casa del sonno di Jonathan Coe è un libro ipnotico in cui passato e presente si incrociano senza soluzione di continuità ma, grazie alla bravura dell'autore, senza che il lettore perda mai il filo.
La vicenda raccontata da Coe è ambientata in una casa, ora sede di una clinica di ricerche sui disturbi del sonno, in cui sono vissuti tempo addietro alcuni studenti, quando l'edificio era adibito a dimora universitaria. Proprio le storie di questi studenti e i loro percorsi personali sono l'ossatura del romanzo con continui flashback e salti temporali che ammantano il tutto di un'atmosfera di sogno.
Il tema dominante è quello dell'identità, i personaggi sono descritti in quella fase della vita dove ognuno di noi ha definito la propria esistenza in termini di lavoro, sogni e gusti sessuali. Tutti questi aspetti si presentano nei diversi personaggi e ne caratterizzano le scelte.
E' impossibile non amare questo libro, caratterizzato da una scrittura fluida e avvincente e da personaggi appassionanti e appassionati e dove i piani di lettura si intersecano rilevando sempre nuovi elementi e particolari.
Un libro da leggere e rileggere.

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lunedì 18 gennaio 2010

LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO - Stieg Larsson

Raramente il secondo volume di una trilogia mantiene il livello del precedente. La ragazza che giocava con il fuoco, secondo episodio della Millennium Trilogy del giornalista e scrittore svedese Stieg Larsson, è l'eccezione che conferma la regola. Continua anche in questo secondo volume la critica aspra alla società scandinava, e la denuncia delle violenze di cui le donne sono sistematicamente vittime. Ma esattamente come in Uomini che odiano le donne, ciò che tiene il lettore incollato alle 750 e più pagine del romanzo, non è tanto l'opera di denuncia sociale, quanto le figure dei due protagonisti. Larsson, attraverso un ottimo lavoro di descrizione, riesce a far sì che i due personaggi riescano a materializzarsi davanti agli occhi del lettore con tutte le loro sfaccettature. Ancora più che nel romanzo precedente a dominare la scena è Lisabeth Sander che si troverà coinvolta in un'inchiesta di triplice omicidio che ci porta a scoprire il suo inquietante passato.
A Lisabeth si affianca il giornalista Mikael Blomkvist, sempre più alter ego di Larsson stesso e tutta una serie di personaggi minori ma non per questo meno delineati e significativi.
Unica pecca il finale, un po' "tirato", ma non per questo meno appassionante e avvincente.

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Guarda questo speciale di Rai Storia sulla Millennium Trilogy:


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sabato 16 gennaio 2010

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE - John Boyne

Protagonisti del romanzo di John Boyne sono due bambini separati da un filo spinato senza capirne il motivo e senza intuire la barbarie che ha creato quel filo spinato.
Partendo dalla storia di Bruno, bambino tedesco figlio del comandante di Auschwitz, e dalla sua amicizia con Shmuel, unico altro bambino della sua età, che indossa un pigiama a righe e vive dall'altra parte del recinto, Boyne ci offre un punto di vista diverso sulla tragedia dell'olocausto. Il punto di vista dei bambini cui non interessa capire ciò che in fondo nemmeno un adulto può capire.
La scelta di rappresentare la vicenda come una favola, anche nell'impaginazione, rende maggiormente evidente il contrasto tra l'innocenza dei bambini e il terribile periodo storico a cui gli avvenimenti fanno riferimento.
Il finale inatteso e sconvolgente lascia al lettore un senso di impotenza e incredulità che ancora continua ad assalirci quando ricordiamo che il genere umano è capace di macchiarsi di tali crudeltà.

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