mercoledì 20 gennaio 2010

LA CASA DEL SONNO - Jonathan Coe

La casa del sonno di Jonathan Coe è un libro ipnotico in cui passato e presente si incrociano senza soluzione di continuità ma, grazie alla bravura dell'autore, senza che il lettore perda mai il filo.
La vicenda raccontata da Coe è ambientata in una casa, ora sede di una clinica di ricerche sui disturbi del sonno, in cui sono vissuti tempo addietro alcuni studenti, quando l'edificio era adibito a dimora universitaria. Proprio le storie di questi studenti e i loro percorsi personali sono l'ossatura del romanzo con continui flashback e salti temporali che ammantano il tutto di un'atmosfera di sogno.
Il tema dominante è quello dell'identità, i personaggi sono descritti in quella fase della vita dove ognuno di noi ha definito la propria esistenza in termini di lavoro, sogni e gusti sessuali. Tutti questi aspetti si presentano nei diversi personaggi e ne caratterizzano le scelte.
E' impossibile non amare questo libro, caratterizzato da una scrittura fluida e avvincente e da personaggi appassionanti e appassionati e dove i piani di lettura si intersecano rilevando sempre nuovi elementi e particolari.
Un libro da leggere e rileggere.

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lunedì 18 gennaio 2010

LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO - Stieg Larsson

Raramente il secondo volume di una trilogia mantiene il livello del precedente. La ragazza che giocava con il fuoco, secondo episodio della Millennium Trilogy del giornalista e scrittore svedese Stieg Larsson, è l'eccezione che conferma la regola. Continua anche in questo secondo volume la critica aspra alla società scandinava, e la denuncia delle violenze di cui le donne sono sistematicamente vittime. Ma esattamente come in Uomini che odiano le donne, ciò che tiene il lettore incollato alle 750 e più pagine del romanzo, non è tanto l'opera di denuncia sociale, quanto le figure dei due protagonisti. Larsson, attraverso un ottimo lavoro di descrizione, riesce a far sì che i due personaggi riescano a materializzarsi davanti agli occhi del lettore con tutte le loro sfaccettature. Ancora più che nel romanzo precedente a dominare la scena è Lisabeth Sander che si troverà coinvolta in un'inchiesta di triplice omicidio che ci porta a scoprire il suo inquietante passato.
A Lisabeth si affianca il giornalista Mikael Blomkvist, sempre più alter ego di Larsson stesso e tutta una serie di personaggi minori ma non per questo meno delineati e significativi.
Unica pecca il finale, un po' "tirato", ma non per questo meno appassionante e avvincente.

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sabato 16 gennaio 2010

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE - John Boyne

Protagonisti del romanzo di John Boyne sono due bambini separati da un filo spinato senza capirne il motivo e senza intuire la barbarie che ha creato quel filo spinato.
Partendo dalla storia di Bruno, bambino tedesco figlio del comandante di Auschwitz, e dalla sua amicizia con Shmuel, unico altro bambino della sua età, che indossa un pigiama a righe e vive dall'altra parte del recinto, Boyne ci offre un punto di vista diverso sulla tragedia dell'olocausto. Il punto di vista dei bambini cui non interessa capire ciò che in fondo nemmeno un adulto può capire.
La scelta di rappresentare la vicenda come una favola, anche nell'impaginazione, rende maggiormente evidente il contrasto tra l'innocenza dei bambini e il terribile periodo storico a cui gli avvenimenti fanno riferimento.
Il finale inatteso e sconvolgente lascia al lettore un senso di impotenza e incredulità che ancora continua ad assalirci quando ricordiamo che il genere umano è capace di macchiarsi di tali crudeltà.

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giovedì 3 dicembre 2009

CICLO DEI ROBOT - Isaac Asimov

Insieme al ciclo della Fondazione, i robot di Asimov sono probabilmente la creazione più celebre del grande scrittore americano. Ciò che probabilmente ha reso così ampio il consenso dei lettori nei confronti delle sue opere è la capacità di raccontare vicende e paesaggi che appaiono credibili, coerenti, "robuste" e in questo ciclo avvincente se ne ha forse la migliore dimostrazione. L'autorevolezza di Asimov nel dare un senso a ciò non può averne, con il piglio di chi sa esattamente di cosa sta parlando mette il lettore nella condizione di cedere senza fatica alla cosiddetta sospensione dell'incredulità. Se poi pensiamo al fatto che i progressi tecnologici cui ormai siamo abituati ci mette sempre più di frequente davanti a meraviglie che fino a pochi anni prima si credevano semplici fantasie, immergersi nella lettura di un romanzo come questo diventa veramente immediato.
La fantascienza è un genere "difficile": tolti coloro che non hanno la capacità o il desiderio di sganciarsi dalla realtà del presente o dalla irrevocabilità del passato, rimangono quelli che amano invece sognare il futuro. E non sono pochi. Tuttavia sono, giustamente, esigenti. Il lettore di fantascienza pretende coerenza, il futuro che si intende narrare deve essere possibile. Ecco allora che, se da una parte non si fa alcuna difficoltà ad accettare una tecnologia che permetta di spostarsi nell'infinità dell'universo in un semplice batter di ciglia, allo stesso tempo si storce il naso di fronte all'eroe di turno che distrugge la flotta dei cattivi alieni schiacciando il grilletto della sua super-pistola laser.
Da questo punto di vista, Asimov è senza dubbio maestro incontrastato. Le vicende narrate nei suoi libri sembrano prese dai libri di storia, quelli che si scriveranno da qui ai prossimi mille anni, con uno stile sì avventuroso ma con un'intelaiatura che ricorda il naturalismo: scientifico, metodico, quasi ineluttabile. Non per nulla l'altra sua creazione, la Psicostoria, incarna proprio questa sua visione del futuro, quella in cui le grandi masse di uomini rispondono in modo matematicamente prevedibile agli eventi che il tempo presenta loro.
Il fascino di Isaac Asimov, nei suoi romanzi di robot ma anche in molti altri racconti, scaturisce proprio dalla sua capacità non solo di raccontare storie avventurose e intriganti ma anche e soprattutto dalla possibilità di immaginare come potrebbe essere veramente il nostro domani.

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domenica 30 agosto 2009

KAPUTT - Curzio Malaparte

Osservare il proprio operato con occhio critico è forse una delle cose più difficili, soprattutto quando dobbiamo soffermarci sull'espressione della parte oscura del nostro animo. Tanto più tentiamo di rifuggire gli incubi del nostro passato tanto più essi torneranno ad assillarci. E` la nostra coscienza che pretende attenzione e non basta far finta di non ricordare o, peggio ancora, negare i fatti per cancellare la Storia.
Kaputt non impone nulla al lettore, la sua è una forma più simile a quella del documentario che del romanzo, si limita a raccontare ciò che è avvenuto durante gli anni della seconda guerra mondiale, attraverso gli occhi di un uomo che ha scelto di non combattere la guerra ma di osservarla da vicino. Curzio Malaparte, come una sorta di inviato del fronte, va in giro per mezza Europa, passando per i villaggi bruciati e le città semi abbandonate. Il suo distacco, il suo sforzo di restar fuori dai giochi, tentando il più possibile di mantenere una seppur difficile libertà di movimento, gli permette di vivere con obiettività quanto accade intorno a lui. Non ci risparmia nulla di quei giorni, nemmeno i momenti più feroci, più crudeli, quelli che si tenta disperatamente di dimenticare e che ci perseguitano. Malaparte li documenta, con il cinismo del cronista, con la deferenza del professionista, una sorta di becchino che, di fronte alla morte, mantiene il suo contegno ma non cede al dolore o alla disperazione.
Solo la pietà trova spazio nel suo cuore, pietà per un genere umano completamente immerso nelle proprie ideologie assolutiste, talmente imbevuto di esse da non rendersi conto che lo manderanno “kaputt”, che lo porteranno alla rovina. Curzio Malaparte accompagna i propri simili in questo doloroso cammino, soffrendo non tanto per le atrocità commesse sul momento ma sulla terribile colpa e vergogna che peseranno su di essi per molto tempo, forse per sempre.

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venerdì 14 agosto 2009

LA FORTUNA NON ESISTE - Mario Calabresi

In questo periodo in cui la crisi sta colpendo il mondo viene naturale interrogarsi su cosa succederebbe se toccasse a noi cadere, su cosa potremmo fare per ricominciare e rialzarsi. A questo interrogativo cerca di rispondere Mario Calabresi, neo direttore de La Stampa, nel suo nuovo libro La Fortuna non esiste.
In questa opera, Calabresi ci presenta le testimonianze di uomini e donne, incontrate da lui durante la campagna elettorale di Barack Obama in qualità di corrispondente di Repubblica. Egli ci racconta di come queste persone hanno saputo ricostruirsi una vita dopo che la crisi gli aveva portato via il lavoro o la casa oppure dopo che, a causa della guerra, magari menomati fisicamente, erano ritornati in un paese cambiato, dove non c'era più nulla della loro precedente vita.
Noi italiani abbiamo la tendenza a pensare che nella vita ci voglia fortuna, con i suoi racconti Calabresi prova a convincerci del fatto che non è così, la fortuna non esiste e tutto dipende esclusivamente da noi e dalla nostra capacità di resistere, di metterci in gioco e di trovare in noi le giuste risorse. E' questo poi ciò che caratterizza il sogno americano.
Si tratta di un libro positivo, ottimista sebbene la maggior parte delle storie che ci vengono presentate abbiamo come sfondo il degrado, la povertà e le difficoltà di questo periodo.
E' difficile non commuoversi di fronte ai personaggi che Calabersi ci presenta, così come è difficile non restare colpiti dalle descrizioni di interi quartieri abbandonati a causa dello scoppio della bolla immobiliare. Tanta commozione, ma anche una forte iniezione di fiducia, tramite le storie di persone tornate a nuova vita e l'esempio di un paese che in uno dei suoi periodi più bui riesce a scommettere su un uomo nuovo, per guardare avanti al proprio futuro.

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venerdì 7 agosto 2009

UOMINI CHE ODIANO LE DONNE - Stieg Larsson

Uomini che odiano le donne è il primo volume della Millennium Trilogy del giornalista e scrittore svedese Stieg Larsson. Si tratta di un romanzo diesel, che parte piano, ma che accelera gradualmente senza più frenare tenendo il lettore incollato alle sue pagine.
Sono due gli aspetti che rendono così avvincente questo thriller. Prima di tutto la caratterizzazione psicologica dei personaggi, originali e ben definiti, con una storia alle spalle che ne giustifica i comportamenti. E' difficile non restare affascinati dalla figura di Lisbeth Salander, una giovane haker, dark, dal carattere difficile e dal giornalista quarantenne Mickael Blomkwist che incarna in tutto e per tutto i canoni classici del genere. Molto interessante poi, almeno per noi che guardiamo sempre con una certa invidia alle nazioni nordiche, è la realtà svedese che fa da sfondo alla trama. Abituati a pensare la Svezia come patria della tolleranza e di una società equa e giusta, stupisce scoprire come siano da sempre presenti moti neonazisti e problemi di violenze sulle donne, temi di cui Larsson ha sempre scritto conducendo inchieste approfondite che lo hanno portato a ricevere continue minacce da gruppi di naziskin e organizzazioni similari. E proprio la violenza sulle donne è il filo conduttore di tutto il romanzo, non solo per la presenza di donne maltrattate e abusate, ma anche per la scelta dell'autore di iniziare ogni capitolo con dati statistici relativi a questa problematica.
Si tratta di una lettura avvincente consigliata a chi ama il genere e cerca una trama solida in grado di mantenere vivo l’interesse, ma anche a chi cerca, attraverso un romanzo, di conoscere realtà diverse.

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