martedì 18 novembre 2008

OCEANO MARE - Alessandro Baricco

Lo stile di Baricco è senza dubbio molto particolare. E' la prima cosa che ti colpisce, fin dalle prime pagine, una scrittura frammentata, più simile a una recita teatrale, a un monologo. Una tecnica narrativa interessante, di cui Baricco fa largo uso, dando l'impressione di prendere i pensieri dei propri personaggi in diretta e tradurli in parola scritta, così come vengono.
Leggendo Oceano mare si ha la sensazione di ascoltare un monologo improvvisato, un racconto fatto lì sul momento, a volte impetuoso come un fiume in piena, a volte incespicante e meditabondo. E' una storia eterea, perché etereo è il luogo in cui è ambientata per la maggior parte, dove tutto si trova a metà fra realtà e sogno. E proprio come un sogno, Oceano mare giunge e si allontana così, voltando l'ultima pagina, di sé lascia tracce evanescenti e non riesce ad imprimere emozioni che rimangono nei nostri ricordi.
Un libro bello ma inutile.

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1 commento:

zeni ha detto...

Sono d'accordo con te.
Ricordo di aver letto Oceano Mare a 18 anni. All'epoca ero entusiasta: lo trovavo straordinariamente fantasioso e suggestivo. Poi mi è capitato di riprenderlo in mano a distanza di alcuni anni, e solo leggere delle frasi a caso mi dava noia: troppo artefatto, con una ricerca della poesia a tutti i costi, a volte anche un po' stucchevole.

Che Baricco sia come Herman Hesse? Non ricordo chi disse che Hesse o lo leggi a 16 anni o è meglio non leggerlo affatto...