Resistere non serve a niente è senza ombra di dubbio una lettura faticosa. Non è un difetto, ma se nella lettura cercate puro intrattenimento, sicuramente l'opera vincitrice del premio Strega 2013 non fa per voi. Devo ammettere che esprimere un giudizio è piuttosto complicato, sono certa di non avere compreso tutti gli intrecci che l'autore prova ad illustrare, ma allo stesso tempo ha prodotto in me una maggiore consapevolezza su certi meccanismi che governano il nostro mondo e che alla maggior parte delle persone sfuggono. Lo scrittore modenese ci introduce con la sua opera a cavallo tra romanzo e saggio sociale al mondo della finanza, cercando di illustrare i forti legami che intercorrono con la criminalità organizzata, dimostrando come siano talmente pervasivi da essere impossibile opporre resistenza.
Non sono solo i temi trattati a rendere difficile la lettura, ma è la struttura stessa che l'autore ha dato alla sua narrazione. Il libro è come diviso in 3 parti diverse, in ognuna delle quali l'attenzione si concentra su un particolare personaggio e su una particolare tematica.
La prima parte ruota intorno alla figura dello scrittore, che si assumerà il compito poi di raccontare la vicenda del protagonista delle altre due parti. L'idea che si ha è quella che Siti dichiari in questa parte qual è la sua poetica: lo scrittore deve raccontare la società e l'attualità vivendoci dentro e sperimentando sulla propria pelle quello che ci racconta. La figura dello scrittore ci mostra poi come sia difficile non rispondere al fascino nascosto del potere e dei soldi.
La seconda parte è incentrata su Tommaso, vero protagonista di questa vicenda, giovane broker nel pieno del suo successo di cui lo scrittore decide di raccontarci la storia. Tommaso è uno sposato sociale cresciuto con forti difficoltà relazionali, adolescente bulimico sempre alla ricerca di cibo per saziare i vuoti affettivi, decide ad un certo punto di cambiare vita, e con l'aiuto di alcuni personaggi non ben definiti e grazie al suo ingegno matematico si laurea e entra nel mondo della finanza. Siti ci racconta la sua ascesa e il suo successo, la sua mania per il lavoro e per l'accumulo di ricchezza e la sua incapacità di creare relazioni stabili, la sua bulimia si è spostata dal cibo al denaro. E' un gran bel personaggio, delineato bene, profondo e veritiero.
La terza parte, è probabilmente quella più complessa, vengono svelate le vere attività di Tommaso e il legame di queste con la criminalità, ma Siti non si limita a questo, ma cerca di mostraci come la criminalità, attraverso operazioni legalmente linde, posso controllare attraverso il mondo della finanza le scelte politiche e sociali delle principali democrazie. Questa è probabilmente la parte più complessa e spesso noiosa, ma sta qui il vero messaggio che l'autore voleva comunicarci.
Come già detto, non sono certa di aver compreso tutto, sicuramente ha aumentato la mia consapevolezza su come economia, finanza, politicia e criminalità siano più intrecciate di come le persone siano portate a pensare.
Una lettura difficile, ma che lascia anche molto da riflettere.
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venerdì 2 agosto 2013
mercoledì 26 giugno 2013
CINQUE STORIE FERRARESI - Giorgio Bassani
Ferrrara è il filo comune che collega le 5 storie raccontate da Bassani in questa raccolta. La cittadina di provincia viene descritta dall'autore nei più minimi dettagli, al punto che ritrovandosi veramente a passeggiare per le sue vie si ci aspetta di potersi imbattere da un momento all'altro in uno dei protagonisti da questi racconti. La minuta descrizione della città viene fatta da Bassani non per sfoggio manieristico e per semplice amore del dettaglio, ma ha uno scopo ben preciso. Connotare fisicamente lo sfondo delle vicende raccontate, rendere riconoscibili gli ambienti come reali serve a far percepire al lettore come vere anche le vicende narrate che prendono così una natura universale, e non più di mero episodio. I temi toccati sono diversi: il desiderio di maternità, l'accidia della vita di provincia, il fascismo e l'antifascismo, il dolore personale che si confronta con quello sociale. Non è una lettura facile, Bassani ci mette di fronte a questioni e a situazioni che mettono in difficoltà certe convizioni che si hanno su come si ci sarebbe comportati in circostanze simili.
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martedì 16 agosto 2011
STORIA DELLA MIA GENTE - Edoardo Nesi
Mi aspettavo molto di più, o forse qualcosa di diverso, da "Storia della mia gente", opera vincitrice del Premio Strega 2011. Il tema affrontato da Nesi è uno di quelli importanti, che avrebbe potuto dare vita ad una grande storia. L'autore, ex imprenditore tessile, ci racconta infatti la situazione del distretto del tessile pratese, che da florida realtà economica si è trasformato in un territorio in crisi in balia dei fenomeni della globalizzazione. L'analisi da lui fatta è spietata ed è un fortissimo j'accuse alla nostra classe dirigente che non ha saputo capire, affrontare e salvaguardare la realtà delle piccole e medie imprese dalle minacce dell'economia mondiale. E fin qui tutto bene, le argomentazioni sono solide e per molti versi condivisibili, peccato però che il titolo del libro sia "Storia della mia gente" ma di storie di pratesi non c'è traccia. Nesi si limita a raccontarci della sua adolescenza da figlio di papà borghese con il mondo in mano e del suo essere diviso tra l'obbligo dell'impresa di famiglia e il desiderio di essere uno scrittore. Ma questa narrazione risulta essere inutile, se non quasi fastidiosa per il suo indulgere nell'autocompiacimento. Manca del tutto la narrazione della laboriosità dei piccoli imprenditori italiani, su cui per anni la nostra economia ha prosperato e degli operai che hanno sostenuto questa crescita.
Niente da dire invece sulla scrittura di Nesi, incisiva e diretta, piena di citazioni da cui traspare l'amore dell'autore per il lavoro dello scrittore e per la letteratura.
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Niente da dire invece sulla scrittura di Nesi, incisiva e diretta, piena di citazioni da cui traspare l'amore dell'autore per il lavoro dello scrittore e per la letteratura.
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sabato 23 ottobre 2010
CANALE MUSSOLINI - Antonio Pennacchi
Vincitore del Premio Strega 2010, "Canale Mussolini" di Pennacchi svela una parte di storia di Italia ai più sconosciuta. Il romanzo racconta in prima persona la storia dei Peruzzi, una delle tremila famiglie che nel 1932 si trasferiscono dal nord Italia al Sud, dal Veneto alle paludi dell'Agro Pontino. Un esodo interno di dimensioni bibliche, una migrazione di senso inverso rispetto a quelle che avverrano negli anni seguenti. Nella lunga narrazione di Pennacchi si intrecciano gli effetti romanzeschi, la cronanca e gli eventi storico politici, il tutto narrata attraverso le vicissitudini delle diverse generazioni Peruzzi.
E' difficile non appassionarsi alle avventure di questa famiglia che vive uno dei periodi storici più bui del nostro paese.
Leggendo il romanzo mi sono ritrovata più volte a pensare alla strofa di De Gregori "La storia siamo noi, nessuno si senta escluso". La storia del nostro paese è fatta da famiglie come quelle raccontate da Pennacchi che volenti o nolenti si sono ritrovate a fare i conti con gli eventi che si presentavano loro, facendo magari delle scelte sbagliate, ma che in quei momenti non potevano essere altrimenti.
Ulteriori informazioni su Antonio Pennacchi
Guarda la Presentazione del romanzo da parte dell'autore
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E' difficile non appassionarsi alle avventure di questa famiglia che vive uno dei periodi storici più bui del nostro paese.
Leggendo il romanzo mi sono ritrovata più volte a pensare alla strofa di De Gregori "La storia siamo noi, nessuno si senta escluso". La storia del nostro paese è fatta da famiglie come quelle raccontate da Pennacchi che volenti o nolenti si sono ritrovate a fare i conti con gli eventi che si presentavano loro, facendo magari delle scelte sbagliate, ma che in quei momenti non potevano essere altrimenti.
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sabato 13 giugno 2009
COME DIO COMANDA – Niccolò Ammaniti
Dopo il grande successo di Io non ho Paura, Ammaniti torna a parlare del rapporto tra padre e figlio. Al centro del romanzo Come Dio Comanda è infatti il complicato e tragico rapporto tra Cristiano, che potrebbe essere un adolescente come tanti e Rino, padre alcolista ed emarginato, che ama suo figlio, al quale si sente fortemente legato e che cerca di proteggere in tutti i modi. Nella loro crudezza i romanzi di Ammaniti ritraggono sempre in maniera grottesca e spesso umoristica la realtà del nostro paese e Come Dio comanda non fa eccezione. Le vicende dei protagonisti si svolgono in un paesaggio di desolanti periferie dove si susseguono centri commerciali, capannoni, baracche, periferie molto simili a quelle delle grandi città in cui gli unici valori presenti sono quelli del consumo e dell'edonismo.
Peccato che questo tipo di vita non sia per tutti e che lasci indietro molte persone. Ed è proprio su questi che si concentra Ammaniti. I suoi protagonisti sono figure ai margini, personaggi “estremi”, violenti, instabili, i cui sentimenti di amore sono offuscati dall'ignoranza e dall'emarginazione. Ammaniti non cerca di giustificarli, non cerca di renderceli simpatici a tutti i costi, anzi la crudeltà delle loro azioni li rende spesso fastidiosi e lascia l'impressione al lettore che non ci sia assolutamente nessuna speranza. Ma sta proprio in questo la forza dell'autore, nella sua capacità di raccontare in maniera grottesca ma realistica la nostra società e le brutture a cui può portare.
La capacità narrativa di Ammaniti continua ad incantare oltre che i lettori il cinema, anche da questo romanzo, infatti, Gabriele Salvatores ha deciso di trarre un film.
Ulteriori informazioni su Niccolò Ammaniti
Visita il sito ufficiale dell'autore
Guarda il Book Trailer di Come Dio Comanda:
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Peccato che questo tipo di vita non sia per tutti e che lasci indietro molte persone. Ed è proprio su questi che si concentra Ammaniti. I suoi protagonisti sono figure ai margini, personaggi “estremi”, violenti, instabili, i cui sentimenti di amore sono offuscati dall'ignoranza e dall'emarginazione. Ammaniti non cerca di giustificarli, non cerca di renderceli simpatici a tutti i costi, anzi la crudeltà delle loro azioni li rende spesso fastidiosi e lascia l'impressione al lettore che non ci sia assolutamente nessuna speranza. Ma sta proprio in questo la forza dell'autore, nella sua capacità di raccontare in maniera grottesca ma realistica la nostra società e le brutture a cui può portare.
La capacità narrativa di Ammaniti continua ad incantare oltre che i lettori il cinema, anche da questo romanzo, infatti, Gabriele Salvatores ha deciso di trarre un film.
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venerdì 8 agosto 2008
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI - Paolo Giordano
I matematici definiscono numeri primi gemelli due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai a sufficienza per toccarsi davvero.
Così come accade a Mattia ed Alice, i due protagonisti dell'opera prima di Paolo Giordano, giovane scrittore torinese vincitore del premio Strega 2008, le cui esistenze si incrociano e si intrecciano senza mai toccarsi.
Mattia ed Alice hanno avuto un'infanzia difficile, segnata per entrambi da un episodio drammatico le cui conseguenze li accompagneranno per tutta la vita. La loro amiciza, prima, e il loro amore inespresso, poi, potrebbe essere l'ancora di salvezza a cui aggrapparsi per uscire insieme dal proprio guscio, ma nessuno dei due sarà in grado di fare il passo necessario per lasciare la fredda abitudine della propria solitudine.
Il mondo raccontato da Giordano è pieno di solitudini. Quello dei genitori, non in grado di comunicare con i propri figli, quello degli adoloscenti, alle prese con le prime sfide e le prime delusioni, quello di chi si sente diverso e si nasconde, quello di chi cerca disperatamente un amore. Ogni tanto però appaiono degli sprazzi di serenità che fanno sperare di non dover essere soli per sempre.
La scrittura e lo stile crescono man mano che i protagonisti diventano adulti, dal tono semplice e diretto dei primi capitoli si passa col procedere della narrazione ad un linguaggio sempre più strutturato e complesso, a testimoniare i cambiamenti nel modo di pensare e di vedere il mondo di Mattia e Alice.
Un buon libro, piacevole e ben scritto, che parla di giovani senza scadere nelle banalità, quelle che contradistinguono molti degli scrittori da classifica degli ultimi anni.
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Guarda un'intervista a Paolo Giordano:
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Così come accade a Mattia ed Alice, i due protagonisti dell'opera prima di Paolo Giordano, giovane scrittore torinese vincitore del premio Strega 2008, le cui esistenze si incrociano e si intrecciano senza mai toccarsi.
Mattia ed Alice hanno avuto un'infanzia difficile, segnata per entrambi da un episodio drammatico le cui conseguenze li accompagneranno per tutta la vita. La loro amiciza, prima, e il loro amore inespresso, poi, potrebbe essere l'ancora di salvezza a cui aggrapparsi per uscire insieme dal proprio guscio, ma nessuno dei due sarà in grado di fare il passo necessario per lasciare la fredda abitudine della propria solitudine.
Il mondo raccontato da Giordano è pieno di solitudini. Quello dei genitori, non in grado di comunicare con i propri figli, quello degli adoloscenti, alle prese con le prime sfide e le prime delusioni, quello di chi si sente diverso e si nasconde, quello di chi cerca disperatamente un amore. Ogni tanto però appaiono degli sprazzi di serenità che fanno sperare di non dover essere soli per sempre.
La scrittura e lo stile crescono man mano che i protagonisti diventano adulti, dal tono semplice e diretto dei primi capitoli si passa col procedere della narrazione ad un linguaggio sempre più strutturato e complesso, a testimoniare i cambiamenti nel modo di pensare e di vedere il mondo di Mattia e Alice.
Un buon libro, piacevole e ben scritto, che parla di giovani senza scadere nelle banalità, quelle che contradistinguono molti degli scrittori da classifica degli ultimi anni.
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